L’AQUILA – Il Pm della Procura della Repubblica di Roma Pietro Giordano ha revocata la richiesta di archiviazione, da lui stessa presentata nei mesi scorsi, nel procedimento per concussione che vede indagato il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio.

A dare la notizia con una nota è il docente dell’università dell’Aquila Sergio Tiberti, lo stesso professore che ha fatto scattare l’inchiesta dopo aver denunciato il rettore accusandolo di estorsione. Accusa poi trasformata dalla procura in concussione.

Il ritorno sui propri passi da parte del Pm romano, un fatto processuale non usuale considerato quindi clamoroso, è stato sottolineato dall’ordinario di Igiene e medicina preventiva e docente di organizzazione sanitaria dell’ateneo aquilano dell’Aquila.

Il professore, di recente nominato nell’elenco degli esperti del Consiglio superiore di sanità, ha definito il fatto “una notizia bomba”.

La riapertura dell’inchiesta è destinato, secondo molti, a dare un nuovo impulsivo e nuovi sviluppi nelle indagini: una prova potrebbe essere nelle perquisizioni nella sede universitaria nelle ultime settimane che in tanti collegano all’inchiesta.

Tiberti si è meritato l’appellativo di “picconatore” conquistato sul campo per essere uno dei più attivi oppositori del professor di Orio che alle prossime elezioni accademiche dovrà contrastare un movimento critico che pare piuttosto nutrito.

Era stato il docente dell’Ateneo aquilano a denunciare per estorsione di Orio all’Aquila: la procura aquilana ha trasferito le carte a Roma perché si ritiene che il presunto reato fosse stato commesso nella Capitale.

Per Tiberti, che prodotto molti documenti come prova della estorsione subita, il rettore gli avrebbe estorto soldi con la minaccia di ritirare cariche e deleghe.

Per di Orio, che in conferenza stampa si è dichiarato innocente, si tratterebbe di una “vendetta” personale di Tiberti attivata dopo avergli negato la firma di un incarico relativo ad una indagine epidemiologica.

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