L’AQUILA – Anche l’università dell’Aquila è pronta per la “cura dimagrante” imposta dalla riforma dell’ex ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini.
I dipartimenti dell’ateneo aquilano, infatti, da 18 diventeranno 7, mantenendo la funzione di ricerca e acquisendo quella relativa alla didattica.
L’appuntamento imprescindibile è stato avviato dalla stesura del nuovo statuto di ateneo, approvato lo scorso 10 gennaio dopo le modifiche richieste dal Ministero dell’Istruzione. Ora si attende la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il rettore, Ferdinando di Orio, si dice soddisfatto della ‘sforbiciata’ messa in atto. “Dalla riduzione dei dipartimenti – spiega ad AbruzzoWeb – si avrà un notevole vantaggio in termini di riorganizzazione dell’intero sistema”.
Le facoltà verranno cancellate. Rispetto quindi alla situazione attuale, dove le facoltà gestiscono sostanzialmente la didattica e i dipartimenti la ricerca, con i docenti che afferiscono a entrambe le strutture, i due aspetti verranno unificati e razionalizzati.
I nuovi dipartimenti dell’università aquilana, i cui direttori devono ancora essere nominati, sono: Ingegneria civile, edile – architettura, ambientale; Ingegneria e scienze dell’informazione e matematica; Ingegneria industriale e dell’informazione e di economia; Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente; Scienze cliniche applicate e biotecnologiche; Scienze fisiche e chimiche; Scienze umane.
Riguardo la proposta di federazione tra l’ateneo aquilano e quello teramano, che aveva creato non poche polemiche, di Orio si è detto ancora fermamente convinto che sia un’opzione valida.
“Sono sempre di quell’idea – prosegue – perché ci consente di mettere insieme risorse, che ora scarseggiano. Per esempio, se avessimo fatto una federazione, il corso di laurea in Scienze dell’investigazione sarebbe potuto rimanere in piedi”.
Sebbene nello statuto approvato dal senato accademico teramano, lo scorso novembre, si preveda una “federazione universitaria”, ancora nulla è stato concordato con L’Aquila.
“Da parte di Teramo – conclude il rettore – non c’è stata alcuna risposta. A questo punto aspetto un segnale”. (e.m.)





