L’AQUILA – “Le parole del presidente Mattarella di ieri sono molto importanti e condivisibili. Si è avviata otto anni fa una riforma delle Province che nei fatti ha dimostrato di fallire. Non ha reso le amministrazioni dei nostri territori più efficienti e efficaci. Mattarella ha detto e lo condivido che le norme attuali che disciplinano le deleghe e gli ambiti di attività delle Province hanno lasciato molti vuoti e occorre dunque ridare certezze al loro ruolo, perché le Province sono enti territoriali fondamentali per gestire il rapporto con i cittadini”.
Ieri la presenza e le importanti parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che di fatto ha sostenuto la necessità di una riforma, in discussione in parlamento, delle Province, degradate dal 2014 ad enti di secondo livello, a favore di un loro ripotenziamento e nuovo protagonismo, ha rafforzato oggi il concetto il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, al Ridotto del Teatro comunale dell’Aquila, per l’assemblea nazionale delle Unione delle Province italiane, dal titolo”Le Province, che storia!”.
Ad intervenire invece in video conferenza, su un altro tema cruciale la spesa del Pnrr, il ministro per gli Affari europei, il Sud e le Politiche di coesione, Raffaele Fitto.
A chiudere i lavori dell’assemblea in collegamento video, sarà il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, il cui intervento è in programma alle 14.
Interventi in video conferenza previsti anche di Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno, e Andrea Savino, sottosegretario al Mef.
All’avvio dei lavori è stato letto il messaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Ho apprezzato molto la decisione dell’Upi di celebrare quest’assemblea all’Aquila, città alla quale sono particolarmente legata e che rappresenta un simbolo del riscatto e della capacità della nostra nazione di superare le difficoltà e di rialzarsi con ancor più forza e determinazione”.
E ha aggiunto: “Per questo è particolarmente significativa la scelta di inserire la storia delle Province, una storia ancora densa di prospettive, nel solco dell’esperienza di rinascita vissuta dalla comunità aquilana e abruzzese”.
A fare gli onori di casa, il presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso, vicepresidente dell’Upi, al fianco del presidente nazionale Upi, Michele De Pascale, presidente della provincia di Ravenna.
Prima della chiusura dei lavori si terrà una tavola rotonda a cui prenderanno parte il presidente Upi Michele De Pascale e i parlamentari Francesco Boccia (Pd), Stefano Candiani (Lega), Mariastella Gelmini (Azione), Alessandra Maiorino (M5S), Nazario Pagano (FI) e Marco Silvestroni (FdI).
ZANGRILLO, “ASSUNZIONI E NUOVA STAGIONE PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”
“Questa è una città straordinaria, con i tanti drammi che ha vissuto, sta dimostrando di essere un territorio che reagisce anche alle difficoltà più gravi. Ed è qui il posto adatto per parlare di funzionamento dei territori, di semplificazione della possibilità di avere un dialogo virtuoso tra governo centrale e territori. Dobbiamo migliorare e accelerare il percorso di semplificazione basti ricordare che il percorso del Pnrr finisce nel 2026 e dobbiamo correre ad una velocità diversa rispetto alla quale siamo abituati”, ha detto Zangrillo ai cronisti al suo arrivo.
E’ entrato poi nel merito dei dati secondo cui tra il 2010 e il 2020 gli enti locali in Abruzzo hanno perso un terzo dei loro lavoratori e lavoratrici, passando da 9.370 a 6.440 unità di personale (-31%), un dato più evidente rispetto alla tendenza nazionale. In Italia, infatti, nello stesso periodo il personale perso dagli enti locali è di circa 118mila unità, con un calo del 24,6%.
“I dipendenti pubblici sono diminuiti nella tornata dal 2009 al 2019 con il blocco del turn over, ma ora stiamo recuperando stiamo facendo sforzo molto significativo per dare benzina al processo di reclutamento. Nel 2022 abbiamo assunto 160mila persone ne assumeremo nella Pa 173mila persone quest’anno. E altrettante nel 2024. Quindi stiamo recuperando il terreno perduto in quei 10 anni disgraziati per la pubblica amministrazione”, ha spiegato.
Per quanto riguarda poi i contratti: “sto chiudendo in questa settimana gli ultimi contratti della tornata 2019 2021. Mi sono ritrovato a ottobre 2022 con 2,4 milioni di dipendenti pubblici che non avevano ancora il rinnovo del contratto. Abbiamo fatto corsa importante e sono fiducioso che ci saranno le risorse per dare continuità ai rinnovi. Ho parlato con Giorgetti nelle ultime settimane e ho rappresentato a lui per garantire queste visore, e ho trovato un interlocutore sensibile”.
Ha poi sfatato una narrazione per lui falsa: “L’Italia non è il Paese del posto fisso e pubblico: la media europea di dipendenti pubblici è dell’8% rispetto alla popolazione, noi siamo al 5,4% .
Da qui si rafforza la necessità di procedere a nuove assunzioni, ma per far questo occorre accelerare le procedure concorsuali.
“Una prima criticità – spiega Zangrillo -che esiste nella pubblica amministrazione si riferisce proprio alle modalità con le quali noi inseriamo le persone nelle nostre strutture: il tempo medio di durata di una procedura concorsuale nel 2020 è di 786 giorni. Allora io vi chiedo se un giovane brillante e in gamba, può essere disposto ad aspettare più di due anni, per sapere se potrà entrare in quella struttura per la quale ha partecipato al concorso e lo ha vinto. Ora con la modalità digitale l’obiettivo è di ridurre i tempi a soli sei mesi, e ho firmato una direttiva in materia”.
FITTO, “ECCO PERCHE’ RIMODULAZIONE OBIETTIVI DEL PNRR ERA NECESSARIA”
“Ci sono stati fattori oggettivi che hanno imposto rimodulazione degli obiettivi del Pnrr, guerra, l’aumento dei costi energetici e delle materie prima, il piano era stato immaginato prima dello scoppio della guerra. E c’è una differenza tra immaginare un piano e poi realizzarlo. ma non faccio nessuna polemica, ho rispetto istituzionale. tutti i passaggi di modifica e rimodulazione sono stati accettati dall’Europa, ora ottenuta la terza rata, siamo nella fase di verifica di obiettivi della quarta rata e siamo fiduciosi di ottenere il pagamento entro il 31 dicembre”.
Questo uno dei passaggi dell’intervento in video conferenza del ministro Fitto.
“Capisco che ci siano rivendicazione sugli interventi, ma parto da dati di fatto, ci sono interventi che non potranno essere realizzati nei tempi con il Pnrr. Ricordo che a giugno del 2026 le opere dovranno essere collaudate e rischiamo sanzioni, restituzione dei fondi e poi c’è obbligo di reperire risorse alternative nel nostro bilancio per completare le opere”.
Per rafforzare il concetto: “Sulla rimodulazione c’erano state inizialmente tante polemiche, invece ho piacere che questa sia stata la scelta giusta. Per la verifica della terza rata intervenire in corso d’opera portato via tempo, a partire dalla quarta rata sarà tutto molto più rapido.
ricordo un dato abbiamo avviato monitoraggio della programmazione precedente dei fondi europei e su 122 miliardi tra risorse europee e nazionali, e siamo oggi al 34% della spesa. Con il Pnnr le risorse diventano 220 miliardi, da spendere in 5 anni. Da qui la necessità di creare un sistema di accelerazione e semplificazione, dall’altra di individuare le criticità e rimodulare gli obiettivi”.
“Il Pnrr non è stato un regalo – ha proseguito Fitto -, non è stato raggiunto per meriti particolari. L’Italia ha ottenuto il fondo più grande per ragioni oggettive a partire dal fatto che nella quantificazione delle risorse a fondo perduto i criteri sono stati stati: la crescita più bassa relativa al Pil, durante la fase del Covid, la più bassa crescita occupazionale, sempre in riferimento a quel periodo. Infine, il numero di abitanti. Sono questi i tre criteri – ha aggiunto – che hanno permesso di ottenere 68 miliardi di euro a fondo perduto. E poi si è scelto di prenderne altri 122 a debito così come hanno fatto la Grecia e la Romania. A questi si sono aggiunti altri 30 miliardi di fondo complementare a debito”. “O noi abbiamo la capacità di accelerare sul fronte della spesa – ha concluso il ministro – e, dunque, di favorirne la crescita o il nesso col rientro dal debito diventa più complesso. Questa è una responsabilità collettiva”
Ha però assicurato: “tutti gli interventi troveranno un finanziamento alternativo, non abbiamo infatti messo in discussione il decreto originario. Inoltre, se l’ente attuatore dall’ente attuatore che nonostante le criticità decide di lasciare l’intervento all’interno del Pnrr, deve accettare che se ci dovessero essere sanzioni, dovrà farsene carico, senza scaricare la responsabilità sul governo.
Chi gestisce il Pnrr sa che a giugno del 2026 occorrerà dare conto del lavoro fatto”, tornando sulla proposta emersa alla cabina di regia per la quale in caso di sanzioni, comuni e altri enti attuatori contribuiranno al pagamento e finanzieranno gli interventi non ammessi al piano. ”
Un articolo di legge che responsabilizza tutti – spiega Fitto -, perché sarebbe singolare insistere perché rimanga un intervento nel Pnrr e tra un anno o due magari trovare giustificazioni e scaricare la responsabilità sul governo”.
Ha poi infine detto Fitto sui piani urbani integrati per le periferie “nonostante dei dati che lasciano obiettivamente lasciano intendere criticità enormi e importanti, c’è l’insistenza per lasciare l’intervento all’interno del Pnrr. Io penso che chi punta a rimanere nel Pnrr e non spostarsi su altri programmi, debba avere la possibilità di accettare quello che il governo proporrà in questi casi”.
RICCI: “POCHE CERTEZZE IN LEGGE DI BILANCIO, IN DUBBIO GLI 800 MILIONI”
“Il problema economico finanziario è rimasto, io non ho impressione che le casse degli enti locali sia nelle priorità del governo la coperta sarà cortissima, in uno scenario geopolitico inquietante. Le conseguenze economiche e sul coso del debito si fanno sentire, quanto pagheremo le forniture di gas queto inverno? Come scalderemo le nostre scuole, quanto spenderemo per le manutenzioni?
Così Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, presidente nazionale delle Autonomie locali italiane (Ali)
“Il nostro fabbisogno è di 800 milioni, ma questi soldi non sono sul tavolo, e mancano già 4 miliardi per sanità, ci sono impellenti esigenze sociali e promesse elettorali da mantenere. se si muove anche lo spread il magione sarà ancora più stretti”, ha aggiunto.
LA CONTESTATA RIFORMA DELRIO
Tutti i presidenti di Provincia seduti in platea e che attendono con ansia la riforma che superi, e di fatto cancelli, la riforma del 2014 del ministro del Partito democratico, Graziano Delrio, che ha declassato le Province ad enti di secondo livello, senza più giunta e assessori, e con l’elezione dei presidenti e consiglieri non più da parte dei cittadini, ma dei soli sindaci e consiglieri comunali, dalle cui file devono del resto provenire gli amministratori provinciali. Questo in vista della loro futura abolizione, riducendo drasticamente i trasferimenti economici, le deleghe, e il personale. In Abruzzo le Province si occupano da allora sono di edilizia scolastica, viabilità e alcune pratiche ambientali. Solo recentemente è stato ripristinato lo stipendio per il presidente, la cui funzione era inizialmente a titolo gratuito.
Ha detto ieri ad Abruzzoweb il presidente Upi De Pascale: “Sui costi della riforma e la reintroduzione delle giunte provinciali retribuite ha osservato: “sarà un costo contenuto, tra 50 e 80 milioni di euro per tutte le province italiane, necessari per ridare ruolo e prestigio e piena operatività all’ente provinciale, il presidente è del resto già retribuito, Non serviranno molte assunzioni di personale, nel riavere indietro dalle Regioni le deleghe trasferite con la Delrio, riavremo in larga parte le rispettive strutture e personale. Noi però chiediamo anche di potenziare i nostri uffici che si occupano di progettazione e che svolgono il ruolo di stazione unica appaltante perché oggi ci sono tante risorse del Pnrr che sono ferme, e le province potrebbero avere un ruolo prezioso e decisivo”.







