L’AQUILA – “Ci sono stati  fattori oggettivi che hanno imposto rimodulazione degli obiettivi del Pnrr,  guerra, l’aumento dei costi energetici e delle materie prima, il piano era stato immaginato prima dello scoppio della guerra. E c’è una differenza tra immaginare un piano e poi realizzarlo. ma non faccio nessuna polemica, ho rispetto istituzionale. tutti i passaggi di modifica e rimodulazione sono stati accettati dall’Europa, ora ottenuta la terza rata, siamo nella fase  di verifica di obiettivi della quarta rata e siamo fiduciosi di ottenere il pagamento entro il 31 dicembre”.

Questo uno dei passaggi dell’intervento in video conferenza del ministro per gli Affari europei, il Sud e le Politiche di coesione, Raffaele Fitto, nell’assemblea nazionale delle Unione delle Province italiane,

“Capisco che ci siano rivendicazione sugli interventi, ma parto da dati di fatto, ci sono interventi che non potranno essere realizzati nei tempi con il Pnrr. Ricordo che a giugno del 2026 le opere dovranno essere collaudate e rischiamo sanzioni, restituzione dei fondi e poi c’è obbligo di reperire risorse alternative nel nostro bilancio per completare le opere”, ha aggiunto.

Per rafforzare il concetto: “Sulla rimodulazione c’erano state inizialmente tante polemiche, invece ho piacere che questa sia stata la scelta giusta. Per la verifica della terza rata intervenire in corso d’opera portato via tempo, a partire dalla quarta rata sarà tutto molto più rapido.
ricordo un dato abbiamo avviato monitoraggio della programmazione precedente dei fondi europei e su 12​2 miliardi tra risorse europee e nazi​onali, e siamo og​gi al 34% della spesa. Con il Pnrr le ris​orse diventano 220 miliardi, da spendere in 5 anni. Da qui la necessità di​ creare un sistema di accelera​zione e semplifica​zione, dall’altra di individuare le criticità e rimodulare gli obiettivi”.

Ha però assicurato:  “tutti gli interventi troveranno un finanziamento alternativo, non abbiamo infatti messo in discussione il decreto originario. Inoltre, se l’ente attuatore dall’ente attuatore che nonostante le criticità decide di lasciare l’intervento all’interno del Pnrr, deve accettare che se ci dovessero essere sanzioni, dovrà farsene carico, senza scaricare la responsabilità sul governo.
Chi gestisce Pnrr sa che a giugno del 2026 occorrerà dare conto del lavoro fatto”, tornando sulla proposta emersa alla cabina di regia per la quale in caso di sanzioni, comuni e altri enti attuatori contribuiranno al pagamento e finanzieranno gli interventi non ammessi al piano. ”

Un articolo di legge che responsabilizza tutti – spiega Fitto -, perché sarebbe singolare insistere perché rimanga un intervento nel Pnrr e tra un anno o due magari trovare giustificazioni e scaricare la responsabilità sul governo”.

Ha poi infine detto Fitto sui piani urbani integrati per le periferie “nonostante dei dati che lasciano obiettivamente lasciano intendere criticità enormi e importanti, c’è l’insistenza per lasciare l’intervento all’interno del Pnrr. Io penso che chi punta a rimanere nel Pnrr e non spostarsi su altri programmi, debba avere la possibilità di accettare quello che il governo proporrà in questi casi”.