PESCARA – Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha firmato l’atto con cui si notifica al manager della Asl di Pescara, Armando Mancini, il provvedimento di decadenza, per mancanza del raggiungimento degli obiettivi minimi fissati dalla legge. 

Il benservito a Mancini, il cui contratto sarebbe scaduto nel 2021, e che lascia libera per il centrodestra una preziosa poltrona oggetto di spoils system, non sarà però senza conseguenze. Il direttore generale aveva prersentato controdeduzioni alla bocciatura del Nucleo di valutazione, a cui ha fatto seguito lo scorso 20 settembre la delibera di Giunta di esculusione.

Ma le controdeduzioni non sono state ritenute sufficienti, e anche per questo il medico pescarese ha fatto sapere che valuterà come procedere nelle sedi opportune, non escludendo una richiesta di risarcimento danni.

A prendere le difese di Mancini il capogruppo del Pd Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, che ha oggi fatto formale richiesta al presidente della Commissione Vigilanza, Pietro Smargiassi, M5s, di mettere all’ordine del giorno della prossima seduta “l’esame approfondito”, della  delibera contenente la “Verifica dei risultati aziendali degli obiettivi conseguiti dal Direttore Generale dell’Azienda USL di Pescara. Definizione procedimento”, invitando a convocare in audizione direttore del Dipartimento Salute della Regione, Roberto Fagnano, e lo stesso Mancini. Chiedendo infine di poter esaminare “il provvedimento senza gli ‘omissis’ per la pubblicazione, al fine di conoscere le motivazioni su cui risiede la decisione”. 

Paolucci aveva già ricordato “che la Provincia di Pescara da una ricerca de Il Sole 24 ore sull’indice di salute, si è posizionata seconda dopo quella di Bolzano, toccando livelli mai raggiunti prima” e sostenendo che il defenestramnento prima della scadenza naturale del mandato, “è la prova del fatto che questa amministrazione regionale aggredisce con determinazione solo le poltrone e non i problemi degli abruzzesi”.

“Il provvedimento  – spiega Marsilio – fa seguito a valutazioni tecniche rilevate da un apposito nucleo di valutazione, e impone alla Giunta Regionale la presa d’atto e l’adozione della conseguente misura adottata, senza alcuna valutazione politica o discrezionale. Le polemiche, sollevate in questi giorni da esponenti della minoranza, sono quindi del tutto fuori luogo e strumentali”.

Mancini stipulò il contratto quinquennale con l’amministrazione regionale di centrosinistra guidata dal governatore Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, e avrebbe dovuto centrare, nella valutazione intermedia, 20 obiettivi per i quali occorre avere un voto complessivo pari a 120, al di sotto del quale il contratto viene rescisso. Dopo aver superato la prima verifica avvenuta nel 2017, diciotto mesi dopo l’inizio la sua esperienza professionale al vertice della asl pescarese, è stato bocciato nella seconda verifica prevista nei successivi 18 mesi. In base alla valutazione avviata a marzo, per Mancini l’esito è stato inferiore a 110 punti, e in uno dei target principali, “salute e all’assistenza”, è stato di appena 70.

Nella conferenza stampa di fuoco del 25 settembre Mancini ha affermato: “Abbiamo trovato, nel consuntivo 2015, un disavanzo di 30 milioni di euro e oggi certifichiamo, dopo solo tre anni, un attivo di poche migliaia di euro, ma pur tuttavia un bilancio risanato. Se per qualcuno risanare le passività di una Azienda sanitaria non ha alcun valore, per noi è indice di buona, sana e corretta gestione aziendale. Soprattutto quando questo risultato lo si raggiunge non diminuendo i servizi, ma in molti casi, incrementando e migliorando l’offerta sanitaria”.