L’AQUILA – “Mi ha fatto davvero andare di traverso la conclusione della carriera”.
La soddisfazione per l’assoluzione ancora non riesce a prevalere sull’amarezza per anni trascorsi alla sbarra.
Per il professor Fiore Eusani, 39 anni di insegnamento “e 15 mesi di servizio miliare, quindi in pensione con quarant’anni di servizio”, tiene a precisare, diventato famoso per aver scritto a penna “Asino” sulla fronte di un alunno, “è stato un periodo molto duro”.
“Sarò stato burbero, rigido, ma scherzavo anche. Un atteggiamento che è stato trasformato in maltrattamenti”, dice all’indomani della decisione del giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco di assolverlo dalle accuse più infamanti per un insegnante.
“Pensare di essere accusato di reati mai commessi, per episodi mai accaduti, è una roba tremenda”, dice.
I fatti risalgono all’anno scolastico 2009-2010, l’ultimo prima del pensionamento per il docente di disegno geometrico dell’Istituto d’arte Fulvio Muzi dell’Aquila, originario di Prata d’Ansidonia, 69 anni ad agosto.
“La prima denuncia – racconta ad AbruzzoWeb – l’hanno fatta la moglie e la figlia di un poliziotto, poi ne sono seguite altre. Un’alunna ha persino dichiarato di essere stata indotta a presentare denuncia e quel che era scritto sul verbale non era quello che era stato affermato”.
In realtà, svela il prof, l’obiettivo di un manipolo di genitori, era quello di farlo estromettere dall’istituto per scongiurare la compromissione dell’anno scolastico cui andavano incontro i propri figli, che, almeno nelle sue materie, non brillavano.
“Dopo le denunce, interrogai il ragazzo della famosa scritta ‘Asino’, mi rispose che lui non ne sapeva nulla. Nei giudizi sono sempre stato stretto di manico – ammette – ma nel modo giusto, pretendere la promozione non è compatibile con la mia professionalità”.
“La polizia giudiziaria – racconta – aveva chiesto la mia sospensione cautelare. Parlando con alcuni ragazzi capii che ci fu l’interferenza dei poliziotti”.
Eusani gli episodi finiti per essere prove delle accuse nei suoi confronti li ricorda uno per uno. “Misi la mano sulla spalla di una studentessa per farla alzare, siccome non lo faceva le toccai la coda facendogliela dondolare. Questo episodio si è trasformato in capelli tirati a forza”.
“Ad un’altra ragazza che aveva sbagliato un compito due volte commettendo lo stesso errore e che si giustificò dicendo di non capire la spiegazione – ricorda – le dissi, ‘com’è possibile che non la capisci, non hai mica degli handicap quindi hai la possibilità di capirlo!’. Questa esclamazione è diventata un insulto”.
“Il figlio di un carabiniere ha dichiarato che gli ho dato delle bacchettate quando invece, intimandogli di tornare al suo banco, gli feci cenno con una stecca di legno di quelle che sorreggono le cartine geografiche, tanto esile da essersi spezzata appena l’ho sollevata”, aggiunge ancora.
“Termini come zoccola o down non sono nel mio frasario”, conclude, spiegando di essere in un momento di riflessione che potrebbe anche portarlo a chiedere un risarcimento.






