L’AQUILA – “I Comuni stanno rallentando con i pagamenti, molte piccole imprese rischiano di saltare”.
Marzia Pitolli, 40 anni, opera nel settore artigianato. È un piccolo imprenditore, anzi piccolissimo: partita Iva di se stessa, una delle tante che si trovano a operare nello “scenario” del “cratere” aquilano.
Un esempio di quella micro-impresa dinamica, che tutti i giorni si rimbocca le maniche, ma che spesso non ha voce nei canali ufficiali della rappresentanza e nel circuito comunicativo.
Punta l’indice contro le amministrazioni locali “che rischiano di far saltare le piccole imprese”, e non nasconde il suo apprezzamento per l’ex sottosegretario Gianni Letta, per Guido Bertolaso, capo dipartimento della Protezione civile all’epoca del terremoto del 6 aprile 2009, e per il commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, “per tutto quello che è stato fatto all’Aquila, come in nessuna altra parte colpita da tragedie simili”.
Come vanno a suo giudizio le cose della ricostruzione?
I problemi ci sono, e sono tanti: per certi versi è normale. Ma dopo la fese dell’emergenza, gestita dalla Protezione civile in maniera eccellente, ora la macchina ha rallentato molto, e rischia di fare danni seri.
Cosa gira lento, secondo lei?
La burocrazia, a tutti i livelli, e non mi riferisco solo alla “filiera” di Fintecna-Cineas-Reluis. Molti dei Comuni del “cratere” sono quasi fermi con la rendicontazione al commissario delle somme dei lavori privati da pagare alle imprese.
Esempi?
Conosco numerose realtà, perché lavoro nel settore delle forniture di materiali per l’edilizia, giro in tutto il “cratere”. Per esempio al Comune di Tornimparte le lamentele sono tante, mentre a Lucoli tutto scorre più velocemente. Nelle decine di Comuni terremotati le cose non vanno come dovrebbero e potrebbero: ma i soldi ci sono, bisogna velocizzare le istruttorie, il tempo è denaro.
Gli uffici sono in carenza di organico, specie nei piccoli Comuni: due collaboratori tecnici per ciascuna amministrazione, e tra l’altro con i fondi a rischio per fine anno.
Nei piccoli Comuni ci sono pochi dipendenti, si sa, mentre al Comune dell’Aquila ci sono ben 88 Co.co.co che non si sa che fanno. A proposito: ma come le hanno assunte queste persone?
Lei che ne pensa?
Tutte persone raccomandate dai politici, alcuni non hanno nemmeno le competenze. Ho visto gente passare dal fare la commessa alimentare a ritrovarsi dietro la scrivania… E magari vorrebbero pure essere stabilizzati senza concorso.
Torniamo al discorso dei pagamenti alle piccole imprese.
Faccio un esempio: conosco una ditta, caso simile a tante altre mie clienti, che ha preso lavori per quasi 30 case classificate “A”, ma ancora non becca un soldo da un Comune qui vicino. L’ufficio tecnico ancora non rendiconta, e l’impresa rischia di fallire, o almeno di essere fortemente limitata nell’acquisizione di nuove commesse. Mica possono lavorare solo i colossi qua. Molti uffici tecnici comunali non sono all’altezza e la banca poi non guarda in faccia a nessuno quando ti chiede di rientrare con i soldi.
In Umbria, nella ricostruzione post terremoto, moltissime piccole imprese fallirono.
Sì, lo so, ma qui ripeto ci sono le risorse da spendere, il commissario Chiodi i soldi li ha in cassa, pronti da usare. Rischiano di pagare solo i piccoli di questo passo, per la maggior parte imprese del territorio. E nemmeno hanno voce per denunciare questo stato di case.
Esistono le associazioni di categoria.
Io non sono iscritta a nessuna associazione, né sindacato, né partito: se non grido, nessuno dà voce a tanti come me, parlano sempre i soliti rappresentanti dei soliti interessi.
A proposito del commissario Chiodi, lei ha animato una festa in suo onore in un noto locale aquilano, di recente.
Sì, sentivo il bisogno e il dovere di ringraziarlo, sia lui che Gianni Letta, specie dopo il provvedimento di abbattimento delle tasse, ultimo atto del governo Berlusconi. Gli abbiamo donato una targa, un gesto semplice ma profondo, eravamo più di 500 persone. E senza i partiti. Chiodi ha paura di girare per L’Aquila, e questo lo trovo assurdo. Ma io voglio portarlo di persona a fare un giro per i Comuni del “cratere”, per fargli toccare con mano le cose.
Molte persone all’Aquila criticano il presidente Chiodi per il suo ruolo di commissario.
È una vergogna, criticare gente come Chiodi, Letta, Bertolaso che tanto hanno fatto per L’Aquila. Gli aquilani rischiano di passare in Italia per ingrati, nonostante per il terremoto qui è stato fatto quello che non si era mai visto in nessuna altra parte.
Nel 2010 Lei aveva organizzato pure il “Bertolaso day” all’Aquila.
Esatto, sempre io, in prima fila per le cose in cui credo. Bertolaso meritava la cittadinanza onoraria, lui e tutta la Protezione civile. Non capisco come il Consiglio comunale possa avere bocciato quella proposta.
A maggio prossimo si vota per le elezioni amministrative all’Aquila, una persona attiva come lei si impegnerebbe in politica?
Non mi appassionano questi partiti, e anche se ho ricevuto diverse proposte di candidatura a consigliere comunale, non credo lo farò.
Del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che pensa?
All’inizio apprezzavo lo spirito di collaborazione con Bertolaso, sembrava operare oltre le appartenenze politiche, poi mi ha deluso, poteva fare molto di più.
“Non siamo raccomandati”.
Così un gruppo di lavoratori del Comune dell’Aquila ha scritto ad AbruzzoWeb volendo replicare a quanto affermato oggi in un’intervista dall’imprenditrice Marzia Pitolli, in particolare dove afferma che “al Comune dell’Aquila ci sono ben 88 Co.co.co che non si sa che fanno” e poi, più sotto, insinua: “Tutte persone raccomandate dai politici, alcuni non hanno nemmeno le competenze”.
“Teniamo a precisare – affermano i lavoratori – che gli 88 co.co.co cui la signora fa esplicito riferimento nel suo intervento, in realtà sono 88 dipendenti a tempo determinato del Comune dell’Aquila, assunti con regolare procedura concorsuale pubblica, i cui atti sono consultabili da ciascun cittadino, per titoli ed esami, con relativa valutazione dei titoli di studio e di servizio attinenti alle competenze da svolgere”.
“Senza entrare nel merito delle opinioni personali, che non sono assolutamente opinabili – aggiungono – è giusto anche precisare che essi assolvono il loro compito con costanza e impegno giornaliero”.
“Altri lavoratori assunti con contratto co.co.co sono sì presenti presso l’amministrazione comunale, ma in numero diverso da 88”, concludono.



