L’AQUILA – Let’s play, è l’installazione performativa di arte visiva contemporanea di Donatella Giagnacovo, artista e docente dell’Aquila, in programma a palazzo Fibbioni dal 20 agosto al 5 settembre.

Quanto accade in questi nostri tempi, conflitti, stragi terroristiche, attentati, emigrazioni forzate, omicidi domestici e violenze di ogni genere – si legge nella presentazione – sono la triste conferma di quanto l’umanità stia attraversando un periodo storico di grandi contraddizioni e di enormi solitudini sociali, culturali ed etiche.

L’installazione è costituta da quattro elementi scultorei a cui si aggiunge un quinto elemento realizzato con un’ azione collettiva.

Let’s Play- Gioca con me si articola su due piani creando un gioco a livello visivo e un nuovo piano di senso con un quinto elemento realizzato attraverso un’azione collettiva.

Sul piano visivo, nuove “icone” del nostro vivere raccontano in maniera volutamente ludica la solitudine profonda dell’essere umano.

S’incontrano agli angoli di strade, ai giardini, invadono interni abitativi…posti di lavoro…pur restando solo “sfondo”, elementi di un piano apparentemente non rilevante.

Emergono alcuni aspetti frutto di un’analisi critica di quotidianità soggettive e attuali.Una solitudine scaturita dalla spersonalizzazione, dalla  privazione, ricercata o subita, dei beni primari. Una solitudine che è carenza affettiva, fragilità relazionale, perdita della propria libertà.

In un percorso espositivo che si snoda sì in un prestigioso palazzo pubblico cittadino, ma lungo le sue scale (cioè in uno spazio architettonico marginale e meramente funzionale), l’artista dispone quattro creazioni plastiche polimateriche, dalle sembianze umane e animali, lasciando che il fruitore vi transiti accanto, consciamente e criticamente, o solo per caso, magari con la stessa disinvoltura con cui ̶ ogni giorno ̶ si imbatte in solitudini reali e dolenti senza più notarle.

Il senzatetto, respinto e ferinizzato dalla società, accanto al cane umanizzato fino all’eccesso patologico; un automa rigidamente strutturato, accanto ad un essere ancora in trasformazione… spunti di riflessione aperta. L’istallazione non dà risposte né certezze, ma vuole sollecitare il fruitore a “prendere parte”, e a vedere con occhi nuovi solitudini che guarda ogni giorno, ma non vede più.

Ma la narrazione vuole essere più ampia, più profonda e abbracciare ambiti comuni di concreta condivisione. Quindi è necessario raccogliere altre letture, altri punti di vista e orientamenti.

Ecco che il quinto elemento è il punto di vista focale perché collettivo. Tutti coloro che vorranno raccontare la loro solitudine o quello che pensano sulla solitudine, possono farlo con una frase, una foto, pubblicandola in rete. Tutti questi post insieme costituiranno il quinto elemento visibile all’interno dell’istallazionee sarà l’elemento performativo proprio perché condiviso per tutta la durata della  mostra.

Gioca con me è l’invito a partecipare senza troppi condizionamenti, velocemente come quando mettiamo un mi piace sulla frase di un amico. La rete ci appartiene, ci è più vicina di una persona  e infatti a lei affidiamo spesso attimi per noi significativi. Criticare o esaltare questo fenomeno, non è nell’ intento di  questa azione artistica che, invece, è finalizzata a dar concretezza e a non disperdere il valore dialettico e partecipativo che la rete genera.

L’idea non è quella di presentare un’opera sulla rete per essere divulgata più o meno efficacemente. L’idea è che sia la rete a creare un’opera che potrà essere fruita  in un ambito tradizionalmente espositivo e questo aggiunge concretezza alla ricerca attenta dell’artista da sempre interessata alle dinamiche sociali della comunicazione.   

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