L’AQUILA – Molti dei circa 700 aquilani ancora senza casa e ancora alloggiati soprattutto in alberghi della costa vogliono tornare città, ma sono impossibilitati a farlo per la carenza di posti nelle strutture ricettive cittadine, che sono piene proprio per la presenza di altri terremotati.
La richiesta di una sistemazione alberghiera da caso è diventata una vera e propria emergenza alla luce delle molte istanze che arrivano alla Struttura tecnica di missione e delle numerose denunce da parte di terremotati, stanchi di fare i pendolari.
Gli aquilani sulla costa abruzzese sono 692 (44 nel Chietino, 189 nel Pescarese e 459 nel Teramano); 32 sono nel Lazio, uno nelle Marche e 4 in altre regioni. I terremotati nelle strutture ricettive in provincia dell’Aquila sono 1.520.
Una soluzione non è stata ancora individuata dal settore assistenza alla popolazione che fa parte di quella Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge), a gestire la quale da poco è arrivato il nuovo vice commissario, Antonio Cicchetti, che ha ereditato le deleghe del sindaco, Massimo Cialente, che si è dimesso dalla carica nei mesi scorsi.
Anzi, in seno al settore assistenza alla popolazione è in atto un braccio di ferro, non essendoci una veduta comune per risolvere la grave problematica: la soluzione proposta è rappresentata dal reperimento di nuove strutture in città visto che le persone che vogliono tornare all’Aquila non accetterebbero di lasciare la costa per trasferirsi in strutture nei paesi limitrofi al capoluogo.
E in assenza di posti negli alberghi, come successo nei mesi scorsi sulla costa, per molti il problema si può risolvere facendo intese con gli stessi albergatori per l’utilizzo di appartamenti, peraltro preferiti da molte persone, stanche di stare in hotel, controllati dagli albergatori e che sono offerti alle stesse condizioni economiche della convenzioni con le strutture ricettive.
Un’eventualità che potrebbe anche portare al risparmio di soldi perché alcune soluzioni prevedono l’appartamento senza il vitto, il cosiddetto servizio “dependance”. E comunque, come sottolineano in tanti, “se i costi sono gli stessi, è ora che venga fatta girare anche l’economia dell’Aquila che è stata colpita dal drammatico sisma”.
Ma da settimane i vertici dirigenziali del settore, in particolare il responsabile della funzione, dottoressa Paola Giuliani, dirigente del comune dell’Aquila, rifiutano di firmare le nuove autorizzazioni: nei giorni scorsi ci sono stati momenti di forte contrapposizione negli uffici della Sge tra imprenditori che offrono gli alloggi con il servizio come servizio “dependance” e alcuni dirigenti tra cui la stessa Giuliani.
Gli imprenditori aquilani in questione attaccano la Sge per i due pesi e le due misure utilizzati rispetto alla costa, dove nei mesi scorsi, e durante l’emergenza, dalla Protezione civile nazionale, nonostante negli alberghi ci fossero ancora posti, sono state autorizzate molti servizi “dependance”.
I dirigenti non sarebbero d’accordo perché vorrebbero che gli imprenditori concedano gli appartamenti a prezzi concordati per risparmiare: una proposta rispedita al mittente.
E sulla delicata situazione non è riuscito a trovare il bandolo neanche il neo vice commissario Cicchetti.
“L’indecisione da parte delle istituzioni – spiega un gruppo di anziani – ci nega la possibilità di tornare all’Aquila. Sarebbe bello trasferirsi in appartamenti dopo un anno e mezzo in albergo!”.
Ma gli aquilani ad aver bisogno di un alloggio potrebbero essere di più, visto che in un futuro non molto lontano anche chi alloggia nella scuola ispettori della guardia di finanza a Coppito e nella caserma Campomizzi dovrà lasciare le strutture.
Nella scuola delle Fiamme Gialle si trovano 352 sfollati, nelle caserma 84. I posti alternativi serviranno senz’altro, anche perché non è ipotizzabile che in breve tempo le case inagibili saranno pronte.



