L’AQUILA – “Non possono essere sottovalutati i rischi che un utilizzo poco accorto, improprio o, peggio ancora, fraudolento dell’intelligenza artificiale, può creare, come dimostrano i recenti casi di magistrati e avvocati sottoposti a procedimenti disciplinari proprio per tali motivi”.

L’ammonizione arriva dal presidente facente funzioni della Corte d’appello dell’Aquila, Fabrizio Riga, parlando “dell’irruzione, in tutti i campi della vita civile e sociale, dell’IA”, nella relazione sull’amministrazione della Giustizia in Abruzzo, presentata in occasione dall’inaugurazione dell’anno giudiziario all’Aquila.

“L’utilità, in sé, dello strumento è indubbia, considerate le straordinarie opportunità che un sistema in grado di ricercare, elaborare e confrontare enormi quantità di dati e di informazioni può offrire all’operatore del diritto nella quotidiana attività di studio, ricerca, analisi, gestione documentale ed organizzativa del lavoro” spiega ancora Riga il quale sottolinea che, “a livello eurounitario, il regolamento n. 1689/24 (c.d. “AI act”) include l’amministrazione della giustizia tra i settori di utilizzo dei sistemi di IA ad alto rischio e stabilisce che dall’1 agosto 2026 gli unici sistemi di IA che potranno essere utilizzati dai magistrati dovranno avere preventivamente ottenuto una positiva valutazione di conformità (c.d. marcatura CE), con conseguente iscrizione nella relativa banca dati dell’Unione Europea”.

A livello nazionale, Riga ricorda che “il legislatore nazionale ha dettato una prima normativa in materia con la L. 23 settembre 2025, n. 132, la quale all’art. 15 disciplina proprio l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria, ribadendo che ‘è sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti”.