L’AQUILA – “Una decisione può essere presa a Bruxelles, a Roma o in un Consiglio regionale, ma alla fine dei conti dovrà essere sempre un sindaco di un Comune ad applicarla, a metterci la faccia”.

Questo il punto fermo che, nella prima intervista programmatica con AbruzzoWeb, viene fissato a chiare note da Luciano Lapenna, da pochi giorni eletto per acclamazione dall’assemblea dei sindaci abruzzesi neo presidente regionale dell’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, successore dell’aquilano Antonio Centi.

A rappresentare invece i sindaci abruzzesi nel Consiglio nazionale saranno Giovanni Di Pangrazio, sindaco di Avezzano, (L’Aqula), Francesco Mastromauro, sindaco di Giulianova (Teramo) entrambi del Partito democratico, e Rocco Micucci, sindaco di Rapino (Chieti), eletto in una lista civica di centrodestra.

Nuove nomine anche per il comitato direttivo, che sarà composto da Giuseppe D’Alonzo, sindaco di Crognaleto, (Teramo), Angela D’Andrea, sindaco di Pizzoli ( L’Aquila), Umberto D’Annuntiis, sindaco di Corropoli (Pescara), Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia (Chieti), Quirino D’Orazio, sindaco di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), Sandro Marinelli, sindaco di Pianella (Pescara), Fabrizio Montepara, sindaco di Orsogna (Chieti), Emanuele Pavone, consigliere comunale di Montebello di Bertona (Pescara), Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano ( Chieti), Mauro Tordone, sindaco di Balsorano (L’Aquila).

Consigliere comunale dal lontano 1980, prima a Gissi, dove è stato anche sindaco, e poi a Vasto, Lapenna è stato consigliere regionale per due legislature prima di assumere la carica di assessore provinciale al Lavoro. Dal 2009 è sindaco di Vasto.

Davanti a lui importanti sfide: come quella della semplificazione amministrativa, la sicurezza idrogeologica dei territorio, come la tragedia di Genova suggerisce, la battaglia per dare ai sindaci quella centralità politica che dicono di meritare.

Un cammino da affrontare assieme ai tanti 309 Comuni abruzzesi, di cui 250 sono sotto i 5 mila abitanti, e che vivono il disagio della marginalità geografica e il dramma dello spopolamento.

Presidente Lapenna, cominciamo proprio dai piccoli Comuni, cosa si può fare per ridare loro la dignità e l’attenzione che meritano?

L’Abruzzo è fatto soprattutto di piccoli comuni, di aree interne e montane. Soggette a spopolamento che hanno esigenze particolari. Per prima cosa bisogna offrire i servizi essenziale ai residenti, come una scuola facilmente raggiungibile, trasporti e viabilità adeguati, servizi sanitari, l’ufficio postale. Una famiglia che vive a Castiglione Messer Marino, per fare un esempio, per portare i figli a scuola a Vasto, deve affrontare un viaggio di un’ora e mezza.

Bisogna poi guardare con attenzione a esperimenti di abbattimento delle tasse sulla casa per i nuovi residenti che decidono di andare a vivere in un piccolo comune. Ma forse non basta ancora: parliamoci chiaro, una giovane coppia vuole giustamente dare ai loro figli anche la possibilità di andare a tetro al cinema, di fare sport. E oggi i piccoli comuni non o possono permettersi di gestire queste strutture, lo potrebbero però fare in un ottica integrata, di comprensorio, con il sufficiente bacino di utenza.

A tal proposito, ha detto il commissario alla spending review Carlo Cottarelli che “8 mila Comuni sono troppi, bisognerebbe pensare a una riduzione che renda più facile il coordinamento, con un meccanismo premiale per le amministrazioni che si mettono assieme“.

Assolutamente d’accordo, ma con un importante distinguo. Un conto è l’accorpamento dei Comuni, che è un processo più lungo e articolato, altra cosa è la condivisione dei servizi, che si può fare subito, e anzi si sta già facendo. Condividere servizi, personale, strutture, agire come un’unica entità. E l’Anci dovrà essere il motore di questo processo.

I Comuni sono lontani anni luce da dove si prendono le decisioni che contano, ovvero dalla Commissione europea. Questo è un problema?

Lo è, ma le cose stanno cambiando. Il Comune sta riprendendo il suo ruolo. Una decisone presa a Bruxelles poi trova esecuzione e a livello locale. L’esperienza del sindaco è cosa unica, perché hai la congiunzione piena e continuativa con il cittadino. Sono stato consigliere regionale e sindaco. E solo la seconda è stata un’esperienza da carne viva, che mi ha fato davvero toccare con mano i problemi. Anche per questo dico che i Comuni in futuro avranno un ruolo sempre più decisivo.

L’Europa invece non la trova lontanissima?

Posso essere non d’accordo con le politiche economiche europee, ma è grazie all’Europa che l’Italia oggi può avere un futuro.

Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, intende ‘’prestare’’ i dipendenti regionali sottoutilizzati ai Comuni, può bastare?

I Comuni con il blocco delle assunzioni vivono una situazione drammatica. Ben venga questo aiuto. Importante sarà, poi,  dar seguito al superamento delle Province, dopo questa fase intermedia in cui sono diventati enti di secondo livello. Si dovranno ben determinare le deleghe tra le Province e la Regione.

C’è poi il problema delle risorse, sempre insufficienti a seguito dei tagli.

Una cosa urgente da fare, secondo me, è il decentramento fiscale, come Comuni vorremmo che le tasse che si pagano restino sul territorio, a beneficio dei cittadini che le pagano. Non è giusto che un sindaco passi per gabelliere a vantaggio di altri. E sarebbe utile anche una normativa fiscale certa e chiara, non è possibile che le regole cambino ogni anno.

Molti Comuni hanno il problema dei crediti inesigibili messi a bilancio. Lo Stato già è intervenuto, molti residui sono stati cancellati, perché puramente virtuali. Però va anche detto anche che ci sono molte somme che i Comuni devono avere da Roma, si pensi solo ai costi sostenuti per i palazzi di Giustizia. Con le recenti norme di armonizzazione contabile, tutti gli enti dovranno compilare in modo standard, e allora sarà facile capire chi deve a chi.

Tra i Comuni abruzzesi ce ne sono tanti colpiti duramente dal terremoto del 6 aprile 2009. Non è una vergogna che in molti di essi la ricostruzione ancora non parta?

Garantisco che l’Anci sarà in prima fila per questa battaglia di civiltà, per sostenere le ragioni di questi Comuni. Il governo ha il dovere di assicurare le risorse adeguate per la ricostruzione e in tempi accettabili.

Ultima domanda di rito, a fare il presidente dell’Anci ci si guadagna?

Un presidente Anci prende zero euro, lo fa gratis. Il mio stipendio resta quello da sindaco di Vasto, di circa 2 mila euro al mese.

Gli europarlamentari, per premere un bottone a Bruxelles una volta a settimana se va bene, guadagnano molto molto di più rispetto a un sindaco, lo trova giusto?

Io non sono per le grandi indennità, la politica non ti deve far diventare ricco. Però c’è una forte sproporzione. Prendiamo soprattutto i sindaci dei piccoli Comuni: generalmente anche loro non guadagnano nulla, e si devono talvolta fare carico, con una ramazza in mano, di pulire le strade, e soprattutto, come tutti i sindaci, devono assumersi responsabilità penali e contabili. Per intenderci, rischiano anche il pignoramento della casa per un errore fatto in buona fede. E questo non è giusto.