L’AQUILA – “La storia del costruito è il racconto dell’umanità. E scriverla è un mestiere di cui siamo orgogliosi”.

Con queste parole il presidente provinciale dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) provinciale dell’Aquila, Gianni Frattale, ha celebrato il 70° anniversario dalla fondazione in una colma sala assemblee della sede aquilana.

Quella sala che nei primi concitati mesi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 ospitò più volte il Consiglio comunale rimasto sfollato e altri eventi. E proprio questo legame tra il tessuto imprenditoriale e la città, reso più forte dalla tragedia delle 3.32, è stato uno dei temi ricorrenti dell’evento celebrativo di quando, il 10 aprile 1945, dieci padri fondatori stilarono l’atto costitutivo su carta intestata del Regno di Savoia.

Soprattutto in relazione ad alcune accuse che, all’indomani del sisma, colpirono la categoria, quando si parlò di case “fatte con la sabbia”. “Quelle case fatte da questi signori qui, invece, ci hanno salvato la vita”, ha ringhiato il sindaco, Massimo Cialente.

“C’è un imprenditore edile e un cantiere dietro ogni gesto quotidiano”, ha detto nel suo discorso introduttivo Frattale, che è stato anche nominato delegato per la ricostruzione dell’Ance nazionale oltre a entrare a far parte del comitato di presidenza: due incarichi nazionali che da tempo non spettavano a un aquilano.

Frattale ha anche ribadito che “sembra che tutta la ricostruzione venga gestita soltanto dalle imprese aquilane, ma non è così. In quella privata, il 48% viene da tutta Italia e questo grazie all’Ance che si è prefissa non una barriera per chiuderci dentro bensì l’apertura a tutti. Sugli appalti pubblici, invece, l’80% è gestito da fuori regione e solo il 20% da noi”.

La sfida post-ricostruzione, per il presidente, “anche se ci vorranno ancora 10 anni di lavoro”, sarà quella di confrontarsi con l’esterno, emigrare nelle zone dell’Italia dove ci sarà lavoro”.

Un ruolo, quello dei costruttori, riconosciuto anche dalle tante autorità che hanno presenziato all’evento, dal presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, a quello della Provincia, Antonio De Crescentiis, al sindaco e alla senatrice Stefania Pezzopane.

Interventi in sala anche del vice presidente vicario dell’Ance nazionale, Gabriele Buia, del presidente regionale, Enrico Ricci, e degli ordini professionali. Una relazione tecnica sul “Giubileo per guardare al futuro è stata svolta” dal segretario generale Rete relazioni urbane del Censis, Giuseppe Roma.

E per rinforzare il legame tra città e territorio è stato anche presentato il fondo etico per la ricostruzione, presieduto da Aldo Mancurti, ex responsabile del dipartimento Sviluppo economie territoriali della presidenza del Consiglio ora in pensione, e con il nume tutelare Gianni Letta come presidente onorario. In tal senso sono stati annunciati 200 mila euro di preadesioni e una previsione prudenziale di 400 mila per il 2016.

“L’Ance è una associazione capace di fare e di agire ma anche di ragionare su come dove e perché vada fatta un’opera, mettendo anche a disposizione una cultura scientifica che ormai è fondamentale per le decisioni della politica”, è stato il riconoscimento del presidente Di Pangrazio.

“Nel 1945 L’Aquila era una città povera, in crisi, con i giovani in fuga. Poi si mise a correre e negli anni Ottanta aveva recuperato tutto – ha ricordato la senatrice Pezzopane – Non so perché ci è capitato il terremoto ma so che alla fine della ricostruzione questa città sarà bellissima, cambiata nel profilo, nell’aspetto estetico e funzionale”.

“Un processo che nasce dalla tragedia ma che è epocale. L’Ance ha dato un contributo decisivo sulle regole e in particolare sull’ultima legge”, ha fatto notare.

Il presidente dei giovani, Pierluigi Frezza, ha spiegato che i nuovi costruttori cercano “di ripetere quello che hanno fatto i nostri genitori, speriamo di avere ancora da fare oltre la fine della ricostruzione!”.