L’AQUILA – Compattezza e unità d’intenti tra i costruttori, un nuovo percorso di regole certe e legalità e un’accorta vigilanza sulla ricostruzione a garanzia non solo delle imprese, ma prima di tutto dei cittadini.
Questa la “ricetta” del nuovo presidente provinciale dell’Ance, Gianni Frattale, eletto la scorsa settimana e che si insedierà martedì alla guida dell’Ente.
“Gli affidamenti privati vengano parametrati come gli appalti pubblici, anzi, più intensificati!”, dice, riassumendo il suo pensiero.
Quanto alle polemiche che hanno segnato la fase di riorganizzazione del vertice dell’Ente, con dimissioni e nuovi ingressi, il presidente di fresca nomina vuole chiudere la “guerra” per concentrarsi sul suo programma di mandato.
Si può dire che l’obiettivo principale di questo anno di presidenza sarà rendere l’Ance protagonista positiva della ricostruzione?
La nostra categoria può esserlo, sempre seguendo le linee del programma che ho proposto. Un protagonismo della legalità, delle regole, del codice etico. Vogliamo assistere le imprese più piccole e garantire un’obiettività generale per tutti. E poi vogliamo far parte maggiormente dei tavoli di lavoro per garantire il contributo della nostra categoria, che non può mancare.
Quali sono stati gli errori della presidenza precedente? C’è qualcosa che può imputare a Filiberto Cicchetti?
No, non voglio parlare di errori. La categoria si è riunita con grande compattezza e non devono esserci rivalità tra gli associati. Anzi, annuncio che Cicchetti farà parte del Consiglio come invitato permanente e lo nominerò non appena mi sarò insediato. Esaminerò i programmi che erano stati impostati per vedere se sono il linea con il mio e poi proseguiremo.
Un aspetto interessante del suo programma è la vigilanza sulle imprese e sui lavoratori.
L’idea è di fare una lista, anzi un albo delle imprese, e un codice etico. Inoltre, proporrò alla prefettura di esigere la tracciabilità di tutto il personale dipendente che viene a lavorare nel “cratere”. Ogni cantiere, inoltre, deve avere una polizza assicurativa. Non si può andare allo sbando.
Tutto questo va normato in un contratto tipo, ben regolamentato, che deve prevedere anche fidejussioni come si fa per gli appalti pubblici. Ogni amministratore non può farsi un contratto a suo uso e consumo o a uso e consumo di un’impresa.
Le infiltrazioni le fanno paura?
Non fanno paura, ma ognuno si deve guardare con attenzione il suo partner.
Non ci si può iscrivere alla Camera di commercio e acquisire 5 milioni di lavori. Nessuno lo vieta, ma si comincerà con 30 mila euro. Se il bilancio è stato di 10 milioni, non si possono prendere lavori per 100 milioni.
Bisogna puntare anche a una sensibilizzazione all’esterno, perché tutto questo non è a difesa delle imprese. L’azienda deve lavorare, ma è a difesa del cittadino che ha la casa. Quando tutto viene regolamentato, sono tutti salvaguardati.
Le imprese aquilane vanno tutelate?
Vanno tutelate e considerate, per quello che ci è concesso. Ci sono leggi nazionali e leggi europee, ma è normale che far presente le esigenze delle imprese aquilane sarà sempre l’obiettivo primario. In seconda linea anche quelle regionali.
Il potere degli amministratori di condominio è eccessivo? Va limitato?
Più che altro va regolamentato, con il contratto tipo che deve richiamare tutti i punti che ho detto. Quando si cominceranno a chiedere le fidejussioni, non si potrà affidare il lavoro a chiunque. Non certo come oggi, oggi qualcuno acquisisce anche 5 milioni senza alcuna garanzia.
Un altro obiettivo è arrivare al pagamento certo.
Che intende dire?
Dobbiamo sapere con precisione: quando arriveranno i soldi? Tra un anno? Benissimo, nel frattempo ci organizziamo.
Come?
Cercando di trovare con Edilconfidi e con un pool di banche locali convenzioni con interessi anche per i piccoli che non hanno poteri di trattativa. Spuntare buoni punti d’interesse permette di dire posso anticipare o lavorare.
Quant’è grave il problema dei subappalti?
È grave al 100 per cento, perché se non c’è regolamentazione chi viene a lavorare? Chi vuole. Chi ha acquisito e non riesce a svolgere non può cominciare a prendere subappaltatori da tutt’Italia. Il subappalto non deve superare il 30 per cento della prevalente.
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