L’AQUILA – L’Abruzzo si colloca fra le prime cinque Regioni italiane con la più bassa mortalità per tumori, sia per quelli a bassa sopravvivenza come il tumore del polmone, sia per quelli con elevata sopravvivenza, come i tumori della mammella e della cervice uterina.

La mortalità generale in Abruzzo è inferiore a quella nazionale del 5-6 per cento (donne) e dell’8 per cento (uomini), e registra una riduzione del 7,3 per cento (donne) e dell’11 per cento (uomini) nel periodo 1991-2001 raffrontato a quello 1981-1990.

 È quanto emerge dall’analisi territoriale della mortalità in Abruzzo nel periodo 1981-2001, realizzata attraverso un contratto di ricerca fra l’Agenzia sanitaria regionale (Asr Abruzzo) e l’Università dell’Aquila al fine di fornire un profilo storico.

Sono stati analizzati i periodi 1981-1990 e 1991-2001 per territori (305 Comuni) e 25 gruppi di cause. Su 256 mila decessi analizzati, quasi 90 mila sono registrati nei dieci Comuni più grandi (che mettono assieme circa 490 mila abitanti, il 39 per cento della popolazione abruzzese nel 2001).

È stata analizzata la mortalità generale e per causa in tutte le età (76 per cento di tutte le cause a fine periodo) tumori (26 per cento), malattie del sistema circolatorio (45 per cento), traumatismi (5,5 per cento) e la mortalità infantile.

Come in Italia, i tassi sono più bassi nelle donne, soprattutto per le cause di cardiopatia ischemica e tumori: a fine periodo l’aspettativa di vita è 77 anni per gli uomini e 83 per le donne. Pertanto, nonostante i decessi aumentino in assoluto a causa dell’invecchiamento, l’evento “morte” è posticipato e il rischio di mortalità si riduce mediamente per età.

Il minor rischio abruzzese è attribuibile alla mortalità per cardiopatia ischemica, più bassa del 15 per cento in Abruzzo rispetto all’Italia, e per tumori, -18 per cento, con tassi inferiori del 25-45 per cento rispetto alla media nazionale per tumori specifici: polmone, mammella, gastrointestinali/fegato/pancreas, rene e vie urinarie, vescica eccetera.  Fra le cause che non presentano vantaggi si segnalano i tumori del sangue: leucemie.

MALATTIE CEREBROVASCOLARI

Nonostante i più bassi rischi rispetto all’Italia, la tendenza alla riduzione della mortalità fra i due decenni è minima o assente sia per la cardiopatia ischemica che per i tumori. Viceversa la mortalità per malattie cerebrovascolari, che non mostra in Abruzzo tassi inferiori rispetto alla media italiana, registra una riduzione del 22 per cento (donne) e del 31 per cento (uomini) nel 1991-2001.

TRAUMATISMI

La mortalità per traumatismi mostra un tasso lievemente più alto e statisticamente significativo rispetto alla media nazionale (2-10 per cento nelle donne), con tassi stabili nei due periodi per il totale delle cause: incidenti stradali, infortuni sul lavoro, incidenti domestici, cause violente.

MORTALITA’ INFANTILE

La mortalità infantile mostra una sensibile riduzione fra i decenni (da circa 135 decessi l’anno a 73 l’anno, 54 nel 2001: da 11 morti per 1.000 nati a 7 per 1.000; 5,1 per 1.000 nel 2001); rispetto all’Italia (Nord) la riduzione è però meno sensibile: infatti nel 1991-2001 la mortalità infantile in Abruzzo risulta essere più alta del 15 per cento rispetto alla media nazionale.

Sia i rischi relativi di mortalità infantile che i rapporti standardizzati di mortalità generale in tutte le età mostrano eccessi territoriali prevalentemente nelle aree interne. I territori tendenzialmente a più basso rischio per tumori presentano eccessi relativi di mortalità per cardiopatie ischemiche e viceversa, anche se alcuni territori presentano eccessi di rischio per entrambi i gruppi di cause. Gli stessi fenomeni si registrano nei grandi centri individuati per le analisi: Chieti, Lanciano, Vasto – L’Aquila, Avezzano, Sulmona – Pescara, Montesilvano – Teramo, Giulianova.