L’AQUILA – “Le azioni su cui ci concentrammo all’Aquila all’indomani del sisma furono orientate a dare subito un tetto agli sfollati, scongiurare lo spopolamento, sostenere l’economia. Davanti a emergenze di queste proporzioni, priorità come queste sono comuni a territori diversi e prescindono dalla loro natura. Una volta affrontata la prima emergenza, occorre avviare subito la ricostruzione, a partire dalle abitazioni ma senza mai trascurare il tessuto produttivo e sociale che non rappresenta solo il sostentamento della comunità, ma anche il motivo per restare. A questo proposito, combattere lo spopolamento significa anche non far mai venire meno servizi essenziali come l’istruzione, la formazione e la sanità”.
Lo ha spiegato in una lunga intervista al quotidiano Il Tempo, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, responsabile dipartimento enti locali di Fratelli d’Italia, salendo per così dire “in cattedra”, davanti alla devastante alluvione che ha messo in ginocchio l’Emilia Romagna, forte della sua esperienza sul campo delle catastrofi, nel terremoto del 2009, prima come sindaco di Villa Sant’Angelo, piccolo comune devastato dal sisma, poi nella fase della ricostruzione sindaco dell’Aquila dal 2017, e riconfermato nel 2022.
Biondi sottolinea innanzitutto l’importanza del dialogo interistituzionale, nella fase dell’emergenza e della ricostruzione: “In alcuni momenti siamo stati costretti ad usare particolare fermezza – fino a manifestare in piazza o ad attuare lo sciopero della fame come nel mio caso, da sindaco di un piccolo comune quale ero all’epoca- nei confronti dei governi che si sono succeduti, ma alla fine siamo sempre stati in grado di far valere le nostre ragioni. Sono cambiate le stagioni politiche, ma anche grazie a quelle battaglie abbiamo costruito un’architettura istituzionale solida che sopravvive ai governi e oggi è un’autentica buona pratica da replicare e che viene presa da esempio. In questo credo che le parole della presidente Meloni, quanto quelle del presidente Bonaccini, siano indicative di un reciproco rispetto che, davanti alle tragedie, deve prevalere rispetto ai partiti di appartenenza”
Biondi ha poi allargato lo sguardo, ricordando che “il problema vero è che, in vent’anni il nostro paese è stato in grado di realizzare solo la metà dei progetti finanziati per la riduzione del rischio idrogeologico. Si sono alternati 12 governi, forse troppi e forse è proprio questo il tema”.
Il tema dell’efficienza e speditezza dei processi di ricostruzione e anche della prevenzione degli effetti nefasti delle catastrofi naturali, e infine messa in relazione dal sindaco con la riforme istituzionali.
“Come nel ‘93, quando fu approvata la legge sull’elezione diretta dei sindaci che, finalmente, garantì stabilità a tutti i livelli periferici di governo, oggi la Nazione ha bisogno di alcune riforme strutturali che le consentano capacità veloce di azione e soluzione, anche nel caso delle calamità naturali. Come quella principe sul sistema elettorale. Semipresidenzialismo o premierato, purché si conquisti un equilibrio che permetta di lavorare, con il pieno mandato dei cittadini e non tradendo la volontà delle urne, lasciando spazio alle maggioranze costruite a tavolino, all’interno delle aule. Solo dal 1993, la Repubblica ha fatto i conti con 19 presidenti del Consiglio, succedutisi in 9 legislature. Questa discrasia ha impedito all’Italia di guadagnare autorevolezza, condannandola alla sfiducia, non solo nelle relazioni internazionali, ma anche con gli stessi italiani. A chi contesta l’emergere di una figura di leader solitario al comando, ricordo che questa sarebbe generata da elezione diretta popolare, espressione della massima sovranità, principio sancito costituzionalmente, e che fu proprio il Parlamento del ‘93 a stabilire che il vertice dell’amministrazione, prima comunale e provinciale, poi regionale, fosse direttamente individuato dagli elettori”.






