L’AQUILA – È difficile per me scrivere di Alessandro.

I ricordi sono tanti, l’amicizia e il rispetto non vanno via con la morte, anzi, fortificano il ricordo che si ha di una persona.

Quante trasferte insieme per seguire L’Aquila Calcio, in giro per l’Abruzzo e per l’Italia.

Per noi due e per tutti i colleghi storici di allora, tutti innamorati di quei colori, era un bel privilegio.

Ripenso spesso all’esperienza legata alla squadra rossoblù e penso, anzi, ne sono sicuro, che oggi sta esultando per l’ingresso ai playoff.

Ricordo le sue battute fulminee, quelle che ci regalava con un tempismo unico e che a tanti anni di distanza fanno ancora lacrimare dalle risate, perle rimaste nella memoria di chi lo ha conosciuto e apprezzato.

Alessandro conosceva il giornalismo, è stato un vero maestro, uno vero e senza spocchia.

Lo sapeva fare, ne conosceva pregi e difetti, possibilità e limiti. Durante la sua carriera non ha mai rinunciato alla correttezza e all’onestà e questo è stato un esempio per tutti.

Perché Alessandro, prima di essere un grande giornalista, era un grande uomo.

Oggi Alberto, il primogenito, sta seguendo le orme di suo papà.

Ha avuto un forte esempio in famiglia e ne sta rispettando i severi dettami, lo vedo tutti i giorni, in un giornalismo completamente diverso dal nostro, dal mio e di Alessandro: molto più rapido e precario, con più mezzi a disposizione ma, paradossalmente, meno opportunità di lavoro.

Ora tocca a lui continuare su questa strada difficile ma irrinunciabile per chi davvero ama il giornalismo.

A lui, a sua mamma Rita, al più piccolo della famiglia, Andrea e a tutti i familiari va l’abbraccio della redazione di AbruzzoWeb.