L’AQUILA – “La mia casa si trova sui limi di via Milonia, così l’ha chiamata la Protezione Civile dopo aver fatto una pianta del quartiere di Pettino. Non sono un’esperta ma lì, forse, le case non ci dovevano stare”.

Alessandra Prospero è nata e ha vissuto all’Aquila. Qui ha conosciuto suo marito e qui è nato suo figlio. Nella città terremotata ha investito tutta la sua determinazione e non intende andar via, neanche a pensarci.

A distanza di tre anni ha scritto un libro sul sisma che il 6 aprile 2009 ha  stravolto la sua vita e i suoi progetti. Un libro diverso dagli altri, un libro di poesia, onirico, in cui sogno e realtà si mescolano, leggendolo sembra di stare in un sogno crudo e angosciante, alzando gli occhi dalle pagine, invece, viene voglia di rimmergersi nel sogno, perché la realtà non è dorata come le sue poesie.

“Sono credente – racconta Alessandra – credo che Dio dia ad ognuno di noi quello che siamo in grado di sopportare, nulla di più”.

P.s. Post Sisma è il suo libro, e lei racconta ad AbruzzoWeb la sua splendida esperienza da poetessa.

Alessandra, ha scritto questo libro a distanza di tre anni, come mai ha scelto di aspettare così tanto tempo?

Le poesie che compongono la silloge sono nate con la naturale e fisiologica “lentezza” che accompagna l’elaborazione di un simile lutto. Come scrivo nell’introduzione del libro, ogni poesia ha esorcizzato la sofferenza incontenibile causata dal sisma ed è stata per me una tappa salvifica di un viaggio doloroso verso la speranza e la rinascita.

Come è nato il libro? Chi l’ha ispirata?

Il libro è nato perché volevo rendere questi miei pensieri in un’opera unitaria che ha preso forma tra le sapienti mani di persone con cui già collaboravo e che hanno creduto in me: nel primo caso l’Agenzia letteraria la Bottega editoriale, per le cui riviste virtuali Bottegascriptamanent e Direfarescrivere sono recensionista, e nel secondo Città del Sole edizioni, una casa editrice che lavora con serietà e passione e che investe sulla poesia, in un mercato in cui la poesia non è rinomatamente “commerciale”.

Quasi tutti i libri che sono stati pubblicati sono di narrativa, il suo è in poesia. Una scelta fuori dalle righe, per quale motivo?

Indubbiamente il canale di comunicazione più naturale per me è lirico ma ciò non toglie che non mi cimenti in altre forme di scrittura e in altri ruoli. Inoltre volevo rendere accettabile e quasi melodico un dolore a tratti insopportabile. Penso di aver fatto un lavoro di “addolcimento” del trauma, di quello che gli “scrittori terremotati” hanno scritto istintivamente in prosa. Penso di aver scelto la poesia proprio a distanza di tre anni perché con il tempo sono riuscita a “metabolizzare e a mitigare” le mie esperienze e la mia vita.

La copertina del suo libro è una parete “venuta giù” in bianco e nero e una foglia, a colori. Cosa rappresentano per lei questi elementi? I due diversi stili fanno pensare a due significati ben precisi.

La foto è originale, nel senso che è un particolare della facciata d’ingresso del mio palazzo, nella disastrata via Milonia, strada in cui sono scesi di un piano due palazzi.  La foto rappresenta perfettamente i miei sentimenti e il libro: ci sono due sezioni, una in bianco e nero, fatta di macerie e nel libro corrisponde alla prima parte denominata “Il dramma” e l’altra è “La speranza” a colori e la forza della vita che, nonostante tutto, avanza prepotentemente in un ramo rampicante che esce dal mio giardino ferito. Quel verde così intenso e vitale da spiccare su tutta la copertina e che ti fa continuare a lottare e a vivere, lo stesso verde che rivedo negli occhi di mio figlio.

Nella sua carriera da poestessa ha partecipato ad altri concorsi e premi letterari? E con quali risultati?

Ho partecipato a numerosi concorsi letterari ottenendo sempre di essere selezionata tra i migliori autori. Per citare solo le più recenti delle antologie a cui ho partecipato: l’Antologia Poetica del 2010 e del 2011, del Premio Letterario Internazionale di Martinsicuro, edito dalla De Felice Edizioni; le antologie ….è solo poesia e Diffusione Autori edita dalla Gds Edizioni (2011); l’antologia Una poesia nel cassetto edizione 2011 promossa dall’Associazione Culturale Progetto Flanerì e, infine, l’antologia di poeti contemporanei La follia, dicembre 2011, pubblicata a opera del collettivo Poesiaèrivoluzione.

Il suo libro ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino, come si sentiva? Qual’è stata l’emozione che più di tutte ha fatto da padrona?

Un’emozione incredibile, quasi surreale e ovviamente un grande onore. Il fatto che il mio “piccolo” nome viaggiasse in parallelo, nella stessa manifestazione, con nomi ben noti della cultura e della letteratura è stato assolutamente gratificante. Devo ammettere però che la cosa più gratificante è che persone di tutta Italia si fermino davanti al tuo libro e la loro attenzione per qualche minuto si concentri proprio sulla tua opera, che mani curiose la sfoglino e che qualcuno che abita magari a ottocento chilometri da te lo acquisti soddisfatto e lo riporti fiero a casa. Ecco, queste persone hanno amato e forse continueranno ad amare un pezzettino di “aquilanità”.

Se dovessi scrivere una poesia adesso, sulla situazione attuale degli aquilani, cosa scriverebbe?

Parlerei della stasi permeante e permanente che contraddistingue ormai (purtroppo) la nostra vita, la nostra quotidianità e forse anche, in maniera indotta, anche il nostro modo di affrontare le cose. Mi piacerebbe vedere una cittadinanza più agguerrita e più unita. E mi piacerebbe vedere più cantieri all’opera, più pratiche evase, più case già ricostruite e più luci in centro.