ROMA – 9 maggio 1978. Il corpo senza vita del leader della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, dopo 55 giorni di prigionia, venne ritrovato nel portabagagli di una Renault rossa che le Brigate Rosse avevano parcheggiato in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci.
Si concluse così la più fosca vicenda della Prima repubblica, iniziata il 16 marzo con il rapimento di Moro e la strage di via Mario Fani.
9 maggio 1978. Il corpo senza vita del giovane Giuseppe ‘Peppino’ Impastato venne ritrovato sui binari della ferrovia tra Palermo e Trapani, all’altezza di Cinisi.
Peppino, attivista di democrazia proletaria, con le sue ironiche invettive diffuse dalle frequenze di Radio Out, era riuscito a trasmettere un messaggio di legalità e di contrasto alla cultura mafiosa, fu prima ucciso e successivamente dilaniato da una bomba fatta saltare in aria dagli uomini di Don Tano Badalamenti, storico capomafia di Cinisi.
Due storie diverse, due tragici epiloghi, due vittime, del terrorismo e della mafia. A distanza di 35 anni dalla morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, le istituzioni e l’Italia rendono omaggio a due martiri della Prima Repubblica: Giorgio Napolitano si è recato a via Caetani per deporre una corona di fiori là dove fu ritrovato Moro.
Con il Presidente della Repubblica, anche i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini e il presidente del Consiglio, Enrico Letta. A Cinisi un corteo di studenti urla slogan e manifesta in difesa e in ricordo della strenua lotta alla mafia di Impastato.
Anche la rete si mobilita. Gli hastag #Impastato e #Moro sono fra i trend topic e i tweet degli utenti sono tutti in ricordo delle tragiche morti dei due.
fonte Huffingtonpost.it



