AIELLI – Il soldato Mario Marco Angeloni era partito dalla sua Aielli (L’Aquila) per andare in guerra senza fare ritorno, dopo 72 anni la il piccolo comune dell’aquilano ha sepolto le sue spoglie sotto il monumeto ai caduti, dopo 72 anni di ricerche, con una toccante cerimonia mercoledì 25 ottobre.
Angeloni abitava a pochi metri di distanza dal luogo in cui è stato definitivamente sepolto, le ricerche sono state portate avanti con tenacia in questi anni dalla famiglia prima e dal sindaco Enzo Di Natale poi.
Il corpo si trovava in Germani, seppellito nel cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno.
“Marco è tornato – ha scritto ieri in una nota il primo cittadino – partì nel 1941 a soli 20 anni, catapultato nel l’inferno del fronte. Il 9 settembre 1943 i nazisti lo fecero prigioniero e lo internarono in un campo di prigionia. Lì trovò la morte, dopo atroci sofferenze, dopo due anni di stenti e di umiliazioni. Fu sepolto nel cimitero militare italiano d’onore di Francoforte sul Meno, riquadro F, fila 8, tomba 19.È tornato a casa oggi, 25 ottobre 2017, 72 anni dopo”.
“Finalmente – ha proseguito Di Natale – la famiglia avrà una tomba su cui piangere e gli aiellesi una lapide su cui poter deporre un fiore. Da oggi sarà la sua terra ad accudirlo, i suoi monti a proteggerlo”.
“La tumulazione privilegiata, sotto il nostro monumento ai caduti, è a memoria di tutti gli aiellesi morti durante le due guerre mondiali ed è anche un riconoscimento postumo ad una famiglia, a cui la barbarie del secondo conflitto strappò tre figli. Le sue spoglie, quindi, diventano un simbolo e si trasformano in un monito per le future generazioni: la guerra è miseria, la guerra è morte”, ha concluso il sindaco.
Ad accogliere il soldato, alle 11.30, c’erano le istituzioni locali, don Antonio Allegretti, i familiari, esponenti di varie associazioni e molti cittadini. Un corteo ha accompagnato il feretro ai piedi del monumento ai caduti di Aielli, dove Mario Marco Angeloni è stato sepolto in rappresentanza di tutti i caduti di tutte le guerre.
Nel suo discorso prima della tumulazione, don Antonio ha detto: “La morte, anche se avvenuta tanti anni fa, rappresenta sempre una ferita aperta. Mi sono emozionato a vedere come la sorella abbia accolto la piccola urna in lacrime. Le guerre strappano via vite giovani, come nel caso di questo soldato, partito ventenne dalla sua Aielli e non tornato”.




