PESCARA – Cotir, Crab, Crivea, Ciapi, Ara. Acronimi e nomi che oramai segnano il dibattito e lo scontro politico da un decennio buono. Sono gli enti partecipati della Regione Abruzzo che si occupano di agricoltura, formazione e ricerca. Tutti accomunati dall’essere in uno stato di profonda crisi, vittime della spending rieview che non consente più alla Regione, pagatore di ultima istanza e a piè di lista, di garantire milionari foraggiamenti in bilanci sempre più miseri.

A riportare in auge nel dibattito politico la loro drammatica situazione ha contribuito la crisi di maggioranza conclusa con il rimpasto di Giunta. Abruzzo civico, che ha conquistato un posto da assessore per il padre della crisi, Andrea Gerosolimo, ha più volte denunciato la disparità di trattamento tra Abruzzo Engineering, società salvata dalla Regione con un esborso da 5 milioni di euro, e appunto questi enti “figli di un dio minore” lasciati in una drammatica crisi di liquidità.

Con il tremendo sospetto, che oramai serpeggia tra i dipendenti esasperati, che il vero e inconfessabile obiettivo sia quello di far fare loro la fine del Consorzio Mario Negri sud, altro centro di ricerca partecipato dalla Regione che, messo in liquidazione, è stato chiuso il 13 marzo scorso, con 100 dipendenti che si sono ritrovati disoccupati, e con stipendi arretrati non pagati.

Il viaggio di AbruzzoWeb tra bilanci in rosso, speranze e rabbia dei lavoratori comincia dai dei tre centri di ricerca abruzzesi partecipati dalla Regione Abruzzo: il Cotir, Consorzio di ricerca sulle tecniche irrigue, il Crab, Consorzio di ricerche applicate alle biotecnologie, 24 dipendenti, e il Crivea, Consorzio per la ricerca vitivinicola ed enologica in Abruzzo, due dipendenti part time.

INDEBITATI E CON LE MANI LEGATE

Attendono di diventare un unico ente che riporti in auge la ricerca scientifica applicata in agricoltura. Ma a 9 mesi dalla loro messa in liquidazione, in attesa dell’epocale riforma, i dipendenti continuano a lavorare senza percepire lo stipendio, non ci sono soldi nemmeno per comprare reagenti e fare manutenzione di costosissime apparecchiature. Ed essendo in liquidazione hanno le mani legate, non potendo nemmeno partecipare ai bandi europei e pianificare le attività future.

Questa la drammatica fotografia dei tre centri di ricerca Cotir, 36 dipendenti, il Crab, 24 dipendenti, il Crivea, 2 dipendenti part-time.

Gli addetti ai lavori dei tre consorzi denunciano ad AbruzzoWeb la scarsa o nulla collaborazione e interazione con il collegio di commissari, composto dai commercialisti Filippo Rosa, presidente e Andrea Cleofe e dagli avvocati Angelo Fingo e Barbara D’Angelosante.

Il piano di riordino dovevano presentarlo a maggio, e invece ancora non si sa nulla: il nuovo termine è stato fissato a novembre prossimo.

 “Stiamo lavorando per ridare un futuro a Crivea, Crab e Cotir, nessuno ha mai pesato di chiuderli”, assicura invece a questo giornale l’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe.

“La fase della liquidazione – spiega Pepe – è funzionale proprio alla ricognizione della situazione dei tre consorzi e dei progetti in essere, per avere il quadro necessario per poter poi procedere alla costituzione di un consorzio unico, e al loro rilancio. Il commissariamento ha, tra l’altro, permesso di risparmiare ingenti risorse prima assorbite dagli emolumenti dei Consigli di amministrazione”.

Pepe nega anche, come invece paventato dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, che la vera intenzione sia “quella di far assorbire Crivea Cotir e Crab non in un Centro unico come promesso, ma da qualche multinazionale, magari interessata anche alla parte immobiliare, e che, inevitabilmente, metterebbe alla porta gran parte dei lavoratori”.

“Sì, è vero – replica Pepe – stiamo contrattando operatori pubblici e privati, anche importanti multinazionali, per la fase due, per la ricerca applicata sul campo, di cui l’unico Centro che, assicuro, nascerà a breve, dovrà specializzarsi per essere finalmente competitivo, salvaguardando tutte così le professionalità, non essendo più possibile sostenersi solo con i bandi europei”.

Il problema dei tre centri di ricerca, spiegano poi negli uffici della Regione, è che i soci, a cominciare dalla Regione stessa che ne detiene la maggioranza delle quote, non hanno più risorse, come avvenuto in passato, per ricapitalizzare le perdite con continue poste di bilancio, visti i limiti del patto di stabilità.

I 600 mila euro assicurati dalla Regione Abruzzo al Cotir a marzo, e i fondi che saranno a breve destinati anche al Crab, si parla di 400 mila euro, trovati raschiando il fondo del barile, d’ora in avanti potranno essere l’eccezione, forse l’ultima e mai più la regola.

Poste di bilancio di cui non si trova copertura, questo è però il paradosso, che sarebbero solo anticipazioni necessarie a rendicontare all’Europa i vari progetti di ricerca conclusi, e senza le quali non può arrivare da Bruxelles il rimborso.

E così mancano all’appello oltre 2 milioni di euro, le cifre necessarie per pagare i dipendenti, i fornitori, e la gestione ordinaria e straordinaria. Con il capitale sociale dei tre consorzi oramai azzerati, per coprire i debiti.

Tutto assicura Pepe “cambierà con un nuovo assetto e un piano di attività finalmente sostenibile e ambizioso, con partner anche internazionali affidabili, e solo allora si potrà procedere alla ricapitalizzazione”.

COTIR

“NON ABBIAMO PIÙ SOLDI NEMMENO PER I REAGENTI CHIMICI”

Molto arrabbiato è, però, chi a oggi non vede la luce sotto il tunnel, che per Pepe è invece radiosa. Come Elvio Di Paolo, dipendente e rappresentante sindacale della Fai Cisl.

“L’aspetto più terribile della vicenda – spiega a questa testata – è che è stata la messa in liquidazione ad aver creato lo stallo delle attività del Cotir, con l’impossibilità di rispondere a bandi, pianificare altre attività di ricerca, accedere a linee di credito verso le banche. In questi mesi abbiamo perso tantissime opportunità, altri mesi di stallo e sarà la fine”.

Il Cotir, che è oggi partecipato in maggioranza dalla Regione e da vari Comuni del Chietino, non ha più un patrimonio sociale, azzerato per coprire le perdite. Ha registrato una perdita di bilancio di 300 mila euro nel 2013, di circa 150 mila euro nel 2014.

Il debito consolidato di circa 1,6 milioni di euro ed è costituito dalle fatture inevase dei fornitori, e dagli stipendi arretrati dei dipendenti. On pagati in media da un anno, con punte di 18 mesi.

L’ultima boccata di ossigeno, come detto, è arrivata dalla Regione a marzo con 600 mila euro di finanziamento che ha consentito di tirare avanti la baracca, ma non a pagare gli stipendi.

“Immagini con quale stato d’animo si lavora senza stipendio – commenta Di Paolo – e senza avere soldi per comprare reagenti e altre materie prime. Molti fornitori vogliono essere pagati prima, perché non si fidano, quasi nessuno fa più credito”.

Tra poco finiranno gli ultimi soldi in cassa e non si potranno nemmeno pagare le bollette di luce e gas.

“Abbiamo un’apparecchiatura risonanza magnetica nucleare per fare analisi delle matrici alimentari, per capire, per esempio, se un alimento è edulcorato – fa sapere Di Paolo – Se dovesse rimanere senza alimentazione elettrica, anche per un breve lasso di tempo, questa apparecchiatura sarebbe da buttare ed è costata 800 mila euro”.

Eppure, sottolinea con orgoglio Di Paolo, nonostante tutto al Cotir si continua a lavorare, e a portare avanti importanti progetti di ricerca.

“Stiamo studiando i legami tra le caratteristiche del territorio e le varietà autoctone della produzione olearia, come il ‘tortiglione’ teramano, la ‘gentile’ di Chieti e la “dritta” di Pescara. Stiamo studiando i vitigni autoctoni, come la ‘moscardella’ di Ortona. Ricerche importanti per migliorare il prodotto finale, per marcarne geneticamente l’origine”, elenca.

“Stiamo mettendo a punto – aggiunge Di Paolo – strategie per combattere i parassiti, in particolare degli ortaggi, con microorganismi, funghi e altri espedienti biologici, per minimizzare l’uso dei fertilizzanti chimici”.

CRAB

“SENZA RICERCA L’ABRUZZO NON HA FUTURO”

Stesso sconforto, misto a determinazione, anche al Crab. Anche qui i 24 dipendenti lavorano senza stipendio, gli arretrati risalgono a febbraio 2015. Nel 2013 le perdite sono state di 182 mila euro, nel 2014 di circa 300 mila euro. Anche in questo caso capitale sociale azzerato dai debiti.

La Regione Abruzzo è socio di maggioranza e ha difficoltà a fare la sua parte, e il problema è anche che gli altri due soci, il Comune di Avezzano e la Provincia dell’Aquila, da anni non hanno risorse per partecipare alle ricapitalizzazioni.

Contattata da AbruzzoWeb la direttrice del Crab, Daniela Spera, tiene sottolineare di trovarsi a Casa Abruzzo a Brera (Milano) per illustrare i progetti del consorzio nonostante tutto il Crab riesce a portare avanti.

“Stiamo lavorando – spiega la Spera – alla valorizzazione produzione orticole della Marsica, sviluppando tecnologie per la salvaguardia prolungamento della vita e della qualità dei prodotti surgelati, mantenendone la salubrità”.

“E ancora, assieme all’Università di Teramo, facciamo ricerca sull’alimentazione appropriata dei bovini – prosegue – per ottimizzare la qualità delle carni e del latte, e in partnership con aziende private del Fucino, stiamo lavorando sui coloranti naturali a uso agroalimentare”.

Un patrimonio che, secondo la Spera, sarebbe assurdo e miope disperdere.

“I progetti che portiamo avanti – si accalora la direttrice – sono di per se stessi a costo zero per le casse della Regione, se avesse la forza e la determinazione di mettere al sua parte per le anticipazioni”.

Il problema è che con i fondi dei progetti di ricerca, aggiunge Spera, “non si possono fare le manutenzioni delle strutture e dei macchinari, e a quelli ci deve pensare chi ne è il proprietario, cioè la Regione Abruzzo e gli altri soci”.

Al Crab si calcola che basterebbero anche 500 mila euro l’anno, per rendere la macchina efficiente e competitiva, e i vantaggi sarebbero molti.

“L’attività di ricerca del Crab – spiega Spera – porta dei vantaggi immediati, perché i fondi intercettati vanno anche alle aziende partner, e poi c’è ovviamente il vantaggio a medio lungo termine: senza ricerca applicata i nostri prodotti sarebbero meno competitivi sui mercati”.

Infine la mancanza di coinvolgimento da parte della Regione dei commissari liquidatori.

“Ho chiesto anche per iscritto ai liquidatori di condividere le strategie che stanno mettendo a punto e di cui non sappiamo nulla, una fusione andrebbe condivisa con chi ha le competenze tecniche, che lavora in questo centri di ricerca da anni e può dare preziosi indicazioni e suggerimenti”.

CRIVEA

DUE PART TIME NON PAGATI NELLA REGIONE DEL BUON VINO

Infine il piccolo Crivea, società consortile mista pubblico-privata con sede a Miglianico (Chieti). È stato costituito nel 1989. La Regione ha il 63 per cento delle quote, gli altri soci sono il Comune di Miglianico ma anche società agricole e cantine.

Negli anni il Crivea ha dato il suo importante contribuito a far crescere esponenzialmente la qualità dei vini abruzzesi, con le sue ricerche applicate. Ora ci lavorano solo due dipendenti part- time. Non pagati anche loro da mesi. Le perdite del Crivea ammontano a 100 mila euro. Non ha una sede, né un sito Internet.

Per di più Maurizio Odoardi, dirigente regionale che per anni ha assunto l‘incarico non retribuito di direttore del Crivea, non è stato riconfermato.

Un micro-consorzio, dunque, abbandonato a se stesso, nella terra del buon vino, che di ricerca, innovazione e assistenza alle nuove imprese avrebbe invece bisogno per consolidare la competitività dei suoi prodotti sul mercato internazionale.