L’AQUILA – “Il sogno dell’Aeroporto dell’Aquila si è trasformato in un incubo. Non è mai partito ed è stato chiuso a tutto il traffico commerciale fino al 20 gennaio 2015. Ci sembra incredibile che ancora oggi non si prendano provvedimenti”.

Così il consigliere comunale di Appello per L’Aquila Ettore Di Cesare, da sempre voce iper critica nei confronti dei progetti di sviluppo che hanno interessato lo scalo aquilano, spiega ai microfoni di AbruzzoWeb i motivi alla base del suo ordine del giorno, approvato all’unanimità in conferenza dei capigruppo, che dà mandato all’ufficio legale del Comune capoluogo per vedere se ci sono le condizioni di revoca della convenzione con la società calabrese Xpress per la gestione dell’impianto.

“A un certo punto si ammette il fallimento politico dell’idea dell’aeroporto, che non stava in piedi dall’inizio perché i numeri sono numeri – sbotta Di Cesare – Se nella migliore gestione possibile, da studi nazionali, avrebbe dovuto avere almeno 250 mila passeggeri l’anno e quest’anno ne abbiamo avuti 7 contro le previsioni di 100 mila, e se ci uniamo le inchieste giudiziarie in corso, almeno un paio, una delle quali proprio sulla firma della convenzione, l’altra su una discarica abusiva, è una cosa davvero incredibile”.

Proprio sull’ultimo sviluppo giudiziario, il sequestro di una porzione di ampliamento della pista che era stata riempita con macerie secondo gli inquirenti non autorizzate, arriva un nuovo attacco del consigliere “orange”.

“La comunità affida al sindaco del territorio comunale, qual è il sedime portuale, il sindaco lo affida a una società con il risultato di avere una discarica abusiva all’interno di un terreno del Comune. Cosa più grave di questa non c’è, è il momento di dire basta e capire di chi sono le responsabilità!”.

La metafora di Apl è che “l’aeroporto sta a Cialente come la metropolitana è stata a Tempesta”, in riferimento al progetto di metro di superficie che collegasse la periferia al centro del capoluogo finanziato e mai concluso durante l’amministrazione di centrodestra che ha preceduto quella attuale fino al 2007.

Ci sarà mai una maggioranza che voterà in aula per la revoca della convenzione? “Il nostro ordine del giorno è stato approvato all’unanimità, immagino che anche la maggioranza abbia capito che nel migliore dei casi quello è stato un flop”, conclude Di Cesare. (alb.or.)