L’AQUILA – “Fa impressione vederla dal vivo. Però gli aquilani hanno una grande forza, ce la faranno a rimetterla in piedi”.
L’Adunata degli alpini dell’Aquila, per gli alpini e per le loro famiglie, non è solo un’occasione per far festa in nome delle penne nere.
In molti hanno infatti lasciato per un po’ il bel frastuono della zona più calda del centro storico terremotato invaso da centinaia di migliaia di persone in questi giorni, per camminare nel silenzio di via XX settembre, in mezzo a pochi palazzi ricostruiti e a molti ancora da rimettere in piedi a distanza di sei anni dal sisma del 6 aprile 2009, che vide, è bene ricordarlo, anche l’intervento umanitario degli alpini.
“Da quello che abbiamo sempre sentito alla tv – ammette un anziano alpino di Vicenza – sembrava che fosse tutto ricostruito, invece non è così”.
“Fa male anche vederla da casa – le parole di una signora di Verona, commossa di fronte alla Casa dello Studente, 8 giovani rimasti uccisi quella notte maledetta – ma L’Aquila mi sembra una città abbastanza forte. Ho visto gente molto determinata. Ai miei amici dirò che questa esperienza mi è rimasta impressa”.
Un gruppo di Bassano del Grappa è accompagnato da un aquilano che gli fa da “cicerone” e che garantisce “ci stemo!”.
“Quello dell’Aquila è stato un terremoto mediatico, quando si sono spenti i riflettori non se ne è parlato più – il pensiero di uno degli alpini – peccato, perché si vede che era una città bellissima. Se ci sarà occasione, torneremo a visitarla”. Roberto Santilli



