L’AQUILA – “Ancora sperperi alla Regione Abruzzo: dichiarata incostituzionale la legge per l’affidamento di incarichi dirigenziali a funzionari delle aziende per il diritto agli studi universitari”.

È una sonora bocciatura quella dei sindacati Cgil, Cil, Uil e Direr (rappresentativo dei dirigenti delle Regioni) all’operato dell’Adsu dell’Aquila, al centro di una spinosa questione relativa all’ex direttore, Luca Valente, “parcheggiato” da quasi due anni a casa, che ha ottenuto dal giudice del lavoro il reintegro e il pagamento della differenza di trattamento economico tra quanto attualmente percepito e quanto, invece, avrebbe incassato se fosse rimasto in servizio, circa tre volte tanto.

Una vicenda condita da veleni, carte bollate, presunti vizi di illegittimità e rischi di danni erariali, così come annunciato ieri da AbruzzoWeb.

Al posto di Valente, messo in esubero il 29 marzo 2011, è stata nominata come facente funzione Maria Luisa Capanna, funzionario dell’Azienda stessa.

Un’illegittimità, secondo i sindacati “perpetrata per due anni, durante i quali il Consiglio d’amministrazione ha affidato a un funzionario l’incarico di direttore pur in presenza di un dirigente, privo di incarico, che è stato posto in esubero”.

“Nonostante la sentenza del giudice del lavoro – scrivono in una nota Carmine Ranieri (Cgil), Vincenzo Traniello (Cisl), Silvana De Paolis (Direr) e Fabio Frullo (Uil) – il Cda, che si è riunito più volte, non ha adottato alcun provvedimento in merito, anzi, ha illegittimamente prorogato l’incarico al funzionario”.

“Per ragioni ‘incomprensibili’ – proseguono – il Cda, presieduto da Francesco D’Ascanio, ha preferito ignorare la posizione dei settori competenti della Regione Abruzzo, proseguendo con affidamenti di incarichi in pieno contrasto con la sentenza del giudice del lavoro”.

In realtà, da quanto si è appreso, all’interno del Cda è in atto uno scontro tra D’Ascanio e il resto dei membri dell’organismo, composto dal vice presidente, Maria Teresa Todisco, e Rita Roncone, in rappresentanza dell’Università dell’Aquila, Cesidio Chiarilli, Abramo Frigioni, Francesco Iritale e Tonio De Amicis (nominati dalla Regione), e Daniele Lozzi e Marco Taraborrelli (eletti dagli studenti).

Il Cda, infatti, ha dato il via libera alla proroga, mentre il presidente ancora non firma l’atto, probabilmente perché consapevole di eventuali responsabilità di ordine economico che potrebbero discendere dal provvedimento ed è intenzionato a perseguire la strada già tracciata da tempo: tornare a chiedere alla Regione una terna di nomi di dirigenti in organico per sostituire Valente senza spese aggiuntive e nel contempo consentire la presa in servizio presso gli uffici della Giunta dell’ex direttore, che ha fatto domanda di mobilità volontaria.

Le colpe del caos, però, sempre secondo i sindacati, sono anche “del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e dell’assessore competente Paolo Gatti“, che non sono “intervenuti nella problematica”, nonostante “i pareri dei servizi della Regione stessa”, e in questo modo “hanno contribuito a far sì che si perpetrassero le illegittimità riscontrate”.

“I sindacati – aggiungono – avevano già denunciato dal 26 giugno 2013, con lettere inviate alla Regione e comunicati stampa, che ci si trovava di fronte all’ennesimo caso di cattiva gestione della cosa pubblica dove gli amministratori adottano provvedimenti di dubbia legittimità che paralizzano l’attività ed espongono le casse pubbliche a forti risarcimenti economici”.

“Da tali atti deriveranno sicuramente danni erariali che si spera verranno addebitati ai responsabili e che questa volta non dovremo dire ‘tanto paga Pantalone'”, concludono Cgil, Cisl, Uil e Direr.