L’AQUILA – Nell’anno della pandemia, dei lockdown delle restrizioni alla socialità è raddoppiato il tempo di permanenza da parte degli adolescenti abruzzesi sui social, divenuti sempre di più l’unico luogo di incontro, seppur virtuale, come pure è raddoppiata la navigazione su internet. E  due su dieci sono connessi 24 ore su 24, senza soluzione di continuità. Un dato impressionante, che rischia di degenerare in gravi patologie da dipendenza, e aumentare il rischio di cadere nella trappola di cui il web è disseminato, dal sexting, cyberbullismo alle truffe.

A lanciare l’allarme Alessandro Loggi, 32enne, imprenditore impegnato una start-up che opera nel settore risorse umane, referente per l’Abruzzo dell’Osservatorio scientifico dell’associazione  no-profit “Social warning-Movimento etico digitale”, che ha appena realizzato una ricerca su un campione di 10mila adolescenti tra i 12 e i 16 anni, in un arco temporale che va da febbraio 2020 ad inizio febbraio di quest’anno. ovvero durante tutta l’emergenza coronavirus.

“I dati dell’indagine sono uniformi in tutti i territori – spiega a questa testata Alessandro Loggi – e non possono non porre interrogativi: risulta infatti che nel 2019 un adolescente trascorreva 2 ore al giorno sui vari social, come Instagram, facebook, tiktok, whatsapp e altre piattaforme. Nell’ultimo anno il tempo di permanenza attiva è raddoppiato, a circa 4 ore al giorno. A farsi due conti, gli adolescenti trascorrono insomma due mesi l’anno della loro vita sui social, e non basta, è raddoppiato anche il tempo di permanenza su internet, da mezz’ora in media ad un’ora”.

Aggiungiamo il tempo utilizzato spesso per giocare ai video-game e le ore di lezione a distanza imposte dalla chiusura delle scuole, e il quadro che ne emerge è quella di una generazione di giovanissimi che trascorrono la maggior parte della giornata davanti allo schermo, in una bolla virtuale.

“Il web, da una straordinaria risorsa per accrescere le conoscenze, per allargare gli orizzonti – commenta Loggi – rischia di diventare un problema sociale ed educativo, una tana in cui rifugiarsi, causando un pericolo distacco dalla realtà. E’ ovvio che con i prolungati lockdown, le scuole chiuse, i coprifuoco, l’oggettiva impossibilità di incontrarsi, di fare sport e altre attività in presenza,  hanno fatto moltiplicare il tempo di permanenza nella rete. Ma ora il tema è che un abuso di internet dettato da una situazione emergenziale diventi in futuro la normalità”.

Dalla ricerca emerge anche che quando occorre trovare informazioni utili ai fini didattici, solo l’1% del campione monitorato apre un libro, mentre vengono utilizzato quasi esclusivamente google, wikipedia e youtube.

“La nostra ricerca dice anche che si è allentato il controllo da parte dei genitori – aggiunge Loggi -, per quanto riguarda i figli adolescenti hanno abbassato la guardia, hanno interrotto una buona abitudine di gestione del tempo dei figli suddivisa tra scuola, sport e tempo libero e lontano da uno schermo. Dai questionari somministrati emerge infatti che  39% naviga senza alcun limite da parte della famiglia, e che nel 70% dei casi i genitori non vigilano affatto rispetto all’utilizzo dei social”.

Anche per questo aumentano i rischi di cadere in una delle trappole di cui la rete è disseminata.

“Ci sono fenomeni inquietante e in crescita come il sexting, ovvero lo scambio di materiale pornografico scambiati attraverso i social. C’è poi il cyber bullismo, con adolescenti pressi di mira da quelli che potremmo definire i nuovi bulli digitali. Un rischio enorme che ha portato al suicidio delle vittime e a gravi conseguenze psicologiche e comportamentali”.