L’AQUILA – Genziana addio!

I famigerati 111 litri di liquore fatto in casa, sprovvisti di etichetta, sequestrati a dicembre 2013 dai carabinieri carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni (Nas) alle suore della “Casa famiglia Immacolata concezione” di San Gregorio (L’Aquila), sono stati distrutti, riversati nei tombini. Le quattro suore che lo avevano prodotto sono invece state condannate a pagare una multa di 50 mila euro.

Lo riferisce Il Messaggero. La legge del resto parla chiaro, in particolare l’articolo 18 del regolamento Ce numero 178 del 2002, volta a tutelare la salute dei cittadini messa a rischio da prodotti alimentari fatti in casa, tra cui i liquori.

Applicata con sobria intransigenza da un’ordinanza del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, poi annullata per un aspetto formale dal vice, Nicola Trifuoggi, che poi ne ha emessa una simile. 

Eppure le religiose, che hanno un regolare permesso di somministrazione di alimenti, avrebbero dichiarato che le bottiglie di genziana erano per uso personale, tenendo conto che da quando mondo è mondo i conventi sono fucine di produzione di liquori pregiati. E infatti a seguito del blitz dei Nas sono stati sequestrati anche 48 litri di limoncello, 8 di liquore al limone-arancio, 6 di liquore al caffè, 30 chili di ortaggi e, dulcis in fundo, tre chili di miele.

Ma a nulla è servito il ricorso degli avvocati Giovanni Pasanini e Alessandra Ferrante. Come aveva autorevolmente spiegato Trifuoggi ai quotidiani nazionali, che da subito si erano interessati all’ennesimo episodio di malaffare nel capoluogo, “non si poteva fare diversamente, a seguito di un controllo dei Nas nelle cucine della casa famiglia del convento, sono stati trovati alimenti non in regola, che sono stati sequestrati con denuncia amministrativa e penale.

Inutile anche la grande mobilitazione #savethegenziana che si è scatenata in rete e in città, con centinaia di adesioni a difesa della genziana delle suorine, e contro un provvedimenti ritenuto grottesco, per di più in una città sempre più spesso alla ribalta per scandali, arresti e denunce dal terremoto a questa parte.

Il movimento spontaneo come ultima ratio si era fatto anche volontario per far sparire il “corpo del reato”, ovvero il prezioso liquore, secondo tradizione, ovvero bevendolo in compagnia fino all’ultimo bicchiere, invece di gettarlo nei tombini come è avvenuto.