L’AQUILA – Aumenta il costo dell’acqua in Abruzzo: tutti i canoni segnano un più 10 per cento, fatta eccezione di quelli per l’uso idroelettrico e per la piscicoltura. I primi, rispetto agli attuali 14,40 euro per chilowatt di potenza installata o concessa sono portati a 27,50 euro per gli impianti superiori a 220 chilowatt e a 18 euro per gli impianti inferiori, mentre i secondi vengono ridotti dagli attuali 1.000 euro a 360 per modulo.

Riguardo l’uso industriale, il canone viene differenziato per metri cubi annui: 1.200 euro fino a 50 mila; 1.600 euro fino a 100 mila; 2 mila fino a 150 mila; 2.200 euro fino a 200 mila; 2.500 fino a 300 mila; 2.800 oltre i 300 mila. 

Nel caso di concessione di derivazione a uso plurimo delle acque che preveda anche l’uso antincendio, non si applica il canone qualora si tratti di un solo concessionario ed esercente globale dell’utilizzazione plurima.

Nel caso di concessione di derivazione a uso plurimo delle acque che preveda sia l’uso igienico che l’uso civile, se il quantitativo di acqua concesso non supera i due litri al secondo e la superficie da irrigare è inferiore a 1.000 metri quadri, si applica il canone più elevato. 

I numeri sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dall’assessore regionale ai Lavori pubblici, Angelo Di Paolo assieme al direttore del settore Pierluigi Caputi, alla presenza di Filippo Rubei, rappresentante della Confederazione italiana agricoltori (Cia).

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema del consumo consapevole dell’acqua.

Per il direttore Caputi “cittadino e utenti devono essere informati su cosa bisogna fare per evitare un cattivo uso o un abuso di un bene demaniale da tutelare. C’è l’obbligo del pagamento di un canone altrimenti si va in contro a una sanzione”.

L’assessore Di Paolo si è soffermato sul richiamo al senso di responsabilità civile per equilibrare e razionalizzare l’uso dell’acqua anche nell’agricoltura. “Si tratta di  un intervento normativo ad ampio spettro sul settore delle acque – ha spiegato – nel quale è prevista la possibilità per i piccoli comuni, fino a tremila abitanti, di disporre delle risorse finanziarie, 4 milioni di euro, previste nel fondo speciale istituito dalla Legge regionale 25 del 2011 per la manutenzione e la sicurezza del territorio, tema particolarmente attuale al cospetto della forte crisi economica e del diffuso allarme ambientale”. 

“La norma – ha aggiunto – permetterà anche un’ azione generale di regolarizzazione delle utenze ad oggi abusive e della revisione dei canoni in funzione del risparmio idrico, facendo comunque attenzione alla salvaguardia delle piccole utenze che non subiranno aumenti”. 

Sulla regolarizzazione di utenze abusive è stata aperta una parentesi sull’attuale situazione del Fucino, con il Ruberi che ha sottolineato l’esigenza di azioni sinergiche volte, oltre all’attenzione dei consumi da pozzo, anche alla creazione di infrastrutture adeguate.

La normativa inoltre contiene specifici interventi a favore della produzione di energia rinnovabile da fonte idrica sfruttando i salti delle condotte acquedottistiche con evidenti effetti positivi sia sull’ambiente, con riduzione delle emissioni di gas serra, sia sugli investimenti nel servizio idrico integrato, sia sull’imprenditoria di settore e conseguentemente sul mercato del lavoro.

Occorre tutelare, sorvegliare e se necessario controllare l’eccessiva pressione dell’acqua per contribuire a conservare un bene sempre più scarso anche per evitare dei dissesti idrogeologici che interessano il nostro Paese.