L’AQUILA – Lontani i tempi quando il presidente della Regione Marco Marsilio, di FdI, e il professor Luciano D’Amico, coordinatore dell’opposizione del Patto per l’Abruzzo, se le davano di santa ragione in campagna elettorale. Una foto di ieri li ha immortalati, infatti, sorridenti e conciliati, seduti vicini sullo scranno presidenziale.
Galateo istituzionale, il bello della politica che è anche dialogo e rispetto personale oltre gli schieramenti, dirà qualcuno, ma ad altri il siparietto ha dato non poco fastidio, tra gli esponenti dell’opposizione.
E questo perché lo scatto è avvenuto dopo che l’ex rettore dell’Università di Teramo e già presidente della società regionale dei Trasporti Tua, si è detto a favore, nella lunga e concitata seduta per la riforma del ciclo idrico integrato, ad un gestore unico regionale, al pari di Marsilio e alla sua truppa di fedelissimi in maggioranza, dentro cui ci sono comunque anche lì spaccature.
E non è certo la prima volta che D’Amico prende posizioni dissonanti rispetto a quelle dell’opposizione o parte di essa, di cui dovrebbe essere leader, portavoce e unificatore. Tanto che c’è chi addirittura sospetta una “intelligenza con il nemico”.
Ad attaccarlo in aula esplicitamente è stato dunque ancora una volta Sandro Mariani, del Partito democratico, presidente della Commissione vigilanza, oramai nemico interno di D’Amico, che aveva invece proposto un emendamento che prevedeva da “1 a 4 gestori”, bocciato nella norma che invece ha previsto “da 1 a 2 gestori”, da decidere dopo studio dell’Ersi, passaggio in Commissione, e poi approvazione da parte della Giunta.
Mariani è uscito dall’aula assieme Dino Pepe, anche lui del Pd, e Giovanni Cavallari, di Abruzzo Insieme, a rendere esplicite le distanze, da D’Amico, mentre gli ormai fedelissimi Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini, del Movimento 5 stelle, si sono astenuti. Con voto favorevole, a seguito dell’accoglimento di emendamenti, degli altri consiglieri di opposizione.
“Professore, ma noi vogliamo davvero dare a questi signori la possibilità di decidere su quanti sub-ambiti della gestione idrica devono farsi, a signori che hanno accumulato 200 milioni di euro di debiti? Beh, mi sarei candidato con Marsilio, allora”, ha tuonato Mariani.
“Mi consenta, professore – ha ancora incalzato Mariani -, di dirle una cosa: io penso che il più grande insegnamento che i professori danno ai propri alunni, e so che lei è uno di questi, è quello di coltivare i propri sogni e di difendere le proprie idee. Io oggi qui sto difendendo delle idee che partono da lontano. Vengo da anni di politica, probabilmente fatti anche male, ma di sangue e lacrime sul territorio, avendo incontrato centinaia di amministratori, di cittadini”.
D’Amico non è la prima volta che entra nell’occhio del ciclone e viene criticato dai suoi colleghi di opposizione, in particolare nei dem, primo partito della minoranza, e che non vuole delegare la leadership e relativa ribalta ad un civico nuovo arrivato nell’agone politico.
Il professore aveva del resto infatti guardato con favore, per quello che riguarda la riforma elettorale, al collegio unico regionale, in sintonia anche qui con Marsilio, firmatario di questa altra epocale riforma, in assoluta dissonanza rispetto a Mariani e buona parte del centrosinistra che invece la vede con il fumo negli occhi. Ci sono state poi le prese di posizione che hanno irritato non poco altri esponenti dell’opposizione a favore della Asl unica.
In entrambi i casi D’Amico ha fatto poi un passo indietro, ma la sua leadership è stata fortemente compromessa, visto che le sue prese di posizione non erano state condivise. E divisioni si sono avute anche sulla “legge mancia” ovvero sui fondi a pioggia distribuiti a discrezione da consiglieri ed assessori, che D’Amico voleva abolire, anche retroattivamente, trovando però forti resistenze anche tra i suoi, a cominciare dal solito Mariani.




