L’AQUILA – La messa in sicurezza da 180 milioni di euro, dell’acquifero del Gran Sasso che dà da bere a 700mila abruzzesi può attendere: i lavori per evitare contaminazioni dal eventuali incidenti dentro il traforo dell’a24-a25 e di laboratori di fisica nucleare inizieranno non prima della fine del 2023.
A rivelarlo il commissario Corrado Gisonni, che al quotidiano Il Messaggero dichiara: Purtroppo ci sono tempi di natura burocratica: la mancanza di interlocutori istituzionali a livello di Governo centrale, per via delle elezioni, assieme al fatto che l’autostrada abbia cambiato gestione, complica un po’ le cose”.
Insomma la causa sarebbe la revoca in danno da parte del Ministero delle Infrastrutture dell’Autostrada a strada dei Parchi con in passaggio all’Anas, in attesa che il Tar si pronunci sul ricorso della società della holding dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto. E poi la cauta del governo di Mario Draghi.
Pronto il progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte) per la messa in sicurezza, presentato a luglio in un evento dal commissario Gisonni a cui hanno partecipato anche il commissario straordinario per il ripristino e la messa in sicurezza della tratta autostradale A24 e A25, Marco Corsini, i sindaci dei territori interessati e i tecnici. In chiusura, l’intervento di Gianni Letta.
I costi complessivi di messa in sicurezza dell’infrastruttura idrica del Gran Sasso, era stato detto, sono stimati in circa 180 milioni di euro. I tempi di lavorazione stimabili tra i tre e i quattro anni, a seconda del tipo di cantierizzazione che sarà possibile effettuare. Uno dei punti fermi esaminati, durante la progettazione, infatti, è stata la realizzazione dei lavori senza interruzione dei servizi essenziali ossia, traffico autostradale, erogazione dell’acqua e accesso ai Laboratori di fisica nucleare, quindi la piena funzionalità di tutte le infrastrutture.






