AVEZZANO – Continua ad avvitarsi nei gorghi della burocrazia e delle battaglie giudiziarie l‘incredibile vicenda delle acque minerali delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), ad oltre un anno di nulla di fatto dalla aggiudicazione provvisoria ad Acque minerali per l’Italia, meglio conosciuta come Norda.
L’ultimo episodio è un nuovo ricorso, per “motivi aggiunti”, il secondo, presentato dalla società dei fratelli Pessina al Tribunale amministrativo regionale contro la Regione Abruzzo.
In esso si ribadisce la richiesta di risarcimenti milionari, e si rafforzano gli argomenti del ricorso dell’ottobre 2017 contro la decisione della Regione di ricorrere all’iter di Valutazione di impatto ambientale (Via), relativa al costruendo stabilimento e alla conduttura, pena la revoca della concessione. La Norda ritiene infatti che è sufficiente la più circoscritta Verifica di assoggettabilità (Va).
Questa volta i legali della Norda hanno impugnato due atti amministrativi dei dirigenti del servizio Valutazioni ambientali e del servizio Governo del territorio della Regione del 17 e 21 maggio scorso, con cui si è disposta la pubblicazione dell’avviso per presentare osservazioni al progetto industriale della Norda, come previsto nell’iter della Via. Atti dirigenziali che la Norda ritiene immotivati, proprio a partire dal presupposto che la Via non serve, e per vari vizi formali e sostanziali.
La decisione della Regione ha fatto seguito alla conferenza dei servizi istruttoria convocata dalla Regione ad aprile scorso per dirimere, riuscendoci solo in parte, il ginepraio dell’iter autorizzativo per il nuovo stabilimento industriale.
Questo accade mentre ancora non è disponibile il terreno dove la Norda dovrebbe realizzare lo stabilimento, in quanto – vizio di origine del bando dell’ottobre 2016 e aggiudicato a maggio 2017 – i terreni indicati per realizzare lo stabilimento sono agricoli, privati, e se non bastasse anche estremamente frazionati.
A tal proposito, nei giorni scorsi i Comuni di Canistro e di Civitella Roveto, entro i cui confini ricadono i terreni, si sono incontrati ribadendo la volontà di procedere finalmente agli espropri, a cui poi dovrà seguire la variante urbanistica. In una prima fase di interlocuzione, alcuni proprietari avevano chiesto cifre esorbitanti.
La battaglia legale che intanto si scatena ha del clamoroso, perché la Norda resta pur sempre la “salvatrice della patria” agli occhi del vice presidente della regione con delega alle crisi industriali, Giovanni Lolli, del sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, e dell’assessore Ugo Buffone, dopo che è stato revocato il bando vinto dall’ex concessionaria, la Santa Croce di Camillo Colella, che da quel momento, dopo aver licenziato i suoi 75 dipendenti, sta ingaggiando una guerra legale senza quartiere contro la Regione e il Comune e ha anche impugnato il bando provvisoriamente aggiudicato dalla Norda, chiedendo la revoca della concessione, proprio perché ritiene oramai scaduti i termini per sottoporre il progetto industriale alla procedura Via.
La messa a disposizione dei terreni parallelamente risulta per nulla facile, e tanto meno tempestiva. L’iter infatti si trascina oramai da un anno, e rappresenta però l’unica strada possibile, in quanto la Santa Croce non ha nessuna intenzione di vendere o affittare il suo stabilimento, tenuto conto che in esso la società ha anche ricominciato ad imbottigliare l’acqua della più piccola sorgente Fiuggino, riottenuta anche qui dopo un duro contenzioso con la Regione, che gli aveva revocato la concessione.
Va anche ricordato che la Norda, ha inviato una lettera di fuoco a firma dell’amministratore delegato Enrico Pessina, a seguito proprio della riunione tecnica di aprile, con cui la Regione, acquisti i documenti da sottoporre a valutazione dalla Norda ad inizio febbraio, prima dello scadere dell’ultimatum di 60 giorni lanciato il 7 dicembre, ha cercato di serrare i tempi convocando intorno ad tavolo tutti gli enti coinvolti e che devono dare il via libera, ognuno le sue competenze, alla realizzazione dell’agognato stabilimento. La Norda non ha partecipato, come pure buona parte degli enti invitati.
Nella lettera Pessina ha lamentato il fatto che non si sa ancora chi deve fare gli espropri dei terreni su cui realizzare il nuovo stabilimento, che senza interlocutori molta della documentazione richiesta non può essere prodotta. E ancora: non ci sono certezze sulle tempistiche e competenze, gli enti coinvolti nell’iter non presentano i pareri, e non partecipano nemmeno alle riunioni tecniche.
Insomma, una dura condanna dell’operato in primis della Regione, in una partita che però la stessa Norda non vuole abbandonare, perché altrimenti si vedrebbe escussa la fideiussione. La Regione Abruzzo in caso di addio della Norda rischierebbe invece di pagare pesantissime penalità, oltre a rimediare assieme al Comune una figuraccia di dimensioni bibliche.
I due provvedimenti impugnati nel nuovo ricorso fanno come detto seguito alla citata conferenza unica istruttoria, che la Regione ha deciso ad un certo punto di sospendere, per poi disporre la pubblicazione dell’avviso per le osservazioni al progetto industriale, “nonostante l’impossibilità di produrre ulteriore documentazione integrativa”, “la sussistenza dell’insormontabile criticità rappresentata dalla non conformità urbanistica delle arre su cui realizzare l’intervento”. Motivando la decisione “al fine di evitare il danno erariale concesso al mancato introito dei canoni”.
Tra le motivazioni addotte dai legali della Norda nel ricorso spicca quella dell’ “eccesso di potere per travisamento, illogicità e contraddittorietà manifeste” dei due atti.
In essi, dopo aver confermato “la sospensione del procedimento unico ed aver pacificamente affermato che il progetto proposto risulta in contrasto con la vigente pianificazione urbanistica dei comuni interessati”, si dà lo stesso l’ok alla pubblicazione dell’avviso, e all’avvio della fase di acquisizione delle osservazioni. Da una parte insomma si sospende la procedura, dall’altra la si fa proseguire.
Inoltre, si osserva nel ricorso, “l’attivazione dei termini per la presentazioni delle osservazioni non dipende da ragioni legate all’oggetto del procedimento, ossia “la valutazione degli impatti sull’ambiente che potrebbero derivare dal progetto”, ma dal diverso fine ovvero come detto dalla necessità “di evitare ipotetico danno erariale per il ritardato introito dei canoni”, che per i legali della Norda nulla c’entra con le norme che regolano l’iter.
Tra l’altro si osserva nel ricorso, l’unico modo per evitare il danno erariale sarebbe “l’approvazione della variante urbanistica sui terreni dove realizzare lo stabilimento, la sua realizzazione, e l’avvio dell’attività industriale di imbottigliamento”.
Quello che vorrebbe fare la Norda nel più breve tempo possibile a Canistro per non perdere altro tempo e denaro. Obiettivo però che sembra sempre più allontanarsi nel tempo.
Ancor prima la Norda aveva presentato un primo “aggiustamento” al ricorso di ottobre, contro l’ultimatum che la Regione ha inviato alla Norda intimandola il 7 dicembre 2017 a presentare entro 60 giorni la documentazione richiesta per la valutazione di impatto ambientale. Cosa che poi la Norda ha fatto nei limiti del possibile, per rendere possibile la conferenza dei servizi, ribadendo però la sua posizione fermamente contraria alla procedura Via.
Va infine ricordato che il Tar, sezione di Pescara, ha accolto pochi giorni fa il ricorso presentato dalla Santa Croce, che chiedeva l’annullamento del diniego da parte della Regione Abruzzo, dal poter prendere visione del progetto industriale della Norda, al fine di presentare le sue osservazioni in sede di questa procedura Via. La Regione è stata obbligato a consegnare entro 7 giorni la documentazione, oltre a pagare le spese di giudizio.






