L’AQUILA – “Una spesa di 10,7 milioni di euro di fondi pubblici per realizzare un impianto di trattamento di rifiuti elettrici ed elettronici in un mercato già saturo” che denuncia “l’irrazionalità dell’investimento, forse guidato da logiche non propriamente industriali che si sperava fossero ormai alle nostre spalle”, nei confronti di una società “caratterizzata da un opaco assetto finanziario”.
Questa la dura posizione espressa in una nota dall’Associazione recupero rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche (Assorraee) di Fise Unire/Confindustria sull’operazione Accord Phoenix condotta all’Aquila per ricollocare in 3 anni oltre 128 lavoratori dell’ex polo elettronico.
Il riferimento è al contratto firmato da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia, con la società internazionale Accord Phoenix per la realizzazione di un nuovo stabilimento di trattamento Raee con un investimento complessivo di 35,8 milioni di euro di cui 10,7 concessi appunto dall’agenzia stessa e resi disponibili dalla delibera Cipe numero 135 per la ripresa delle attività produttive nella zona del “cratere” post-terremoto del 6 aprile 2009.
“Un investimento di denaro pubblico miope, a dir poco – scrive l’Assorraee – nel settore del recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche che darà vita a uno stabilimento dalla capacità operativa sproporzionata rispetto alle correnti esigenze di mercato, peraltro già ampiamente soddisfatte dall’attuale impiantistica di trattamento Raee”.
Come riepilogato dall’associazione di categoria, “il progetto prevede la realizzazione di un impianto con una capacità operativa decisamente sproporzionata (60 mila tonnellate l’anno) per un settore che già oggi, con le aziende attive, esprime una potenzialità di trattamento superiore alla produzione attuale ed è in grado di assorbire anche un eventuale, auspicato aumento di raccolta, da 3 anni ferma poco sopra i 4 chilogrammi per abitante”.
“Tutto ciò avviene, peraltro, in un quadro di estrema difficoltà economica anche a causa della svalutazione dei prezzi dei materiali ricavati dal trattamento di questi rifiuti, metalli, plastiche, vetro, terre rare – prosegue – Anche alla luce della difficoltà economiche affrontate da imprenditori e cittadini aquilani in seguito al sisma del 2009 e alle limitate risorse a disposizione della ricostriuzione, non reputiamo che tale investimento abbia un futuro industriale e possa contribuire efficacemente a risollevare il territorio del ‘cratere’”.
Inoltre, per Assorraee “il costo di trasporto dei rifiuti è funzione della distanza percorsa e fa sì che il raggio operativo di un impianto, in genere, non superi i 150/200 chilometri: secondo stime di mercato, il potenziale quantitativo di Raee disponibili nel raggio di 150 chilometri dall’area del previsto insediamento è pari a meno della metà della capacità dell’impianto, ossia a circa 24 mila tonnellate”.
“Gli impianti di trattamento Raee che lavorano nella zona, con investimenti privati e con centinaia di lavoratori, si troveranno dunque a competere con un mega impianto finanziato, in parte, da risorse statali; senza contare che la società beneficiaria del finanziamento pubblico è caratterizzata da un opaco assetto finanziario”, l’ulteriore denuncia.
“Nell’attuale situazione di crisi econonomica e scarsità di risorse pubbliche appare, quindi, quanto mai assurdo il consistente sostegno economico offerto a un’azienda internazionale in assenza di un piano industriale pertinente ed armonico con le reali esigenze del territorio e del mercato della gestione rifiuti in generale”, conclude Assorraee.



