A oltre un anno e mezzo dal terremoto del 6 aprile 2009, AbruzzoWeb ha deciso di lanciare un ciclo di interviste che ha l’ambizioso obiettivo di toccare uno a uno tutti i Comuni che fanno parte del “cratere sismico”, la porzione di territorio abruzzese segnata dal sisma, intervistandone i sindaci.

Un “Viaggio nel cratere”, così viene chiamata la rubrica, che vuole mostrare ai lettori uno spaccato più ampio possibile delle complesse difficoltà ma anche degli input positivi con cui amministratori di territori molto diversi tra loro si trovano a che fare. Proseguiamo con Acciano.

di Elisa Marulli

ACCIANO – Nella valle Subequana, proprio nel cuore del  Parco naturale regionale Sirente-Velino, si trova il comune di Acciano (L’Aquila): cinque frazioni e circa 400 abitanti, di cui un centinaio sfollati a seguito del terremoto del 6 aprile 2009.

Un sisma che ha salvato alcune zone mentre si è accanito più violentemente soprattutto su due frazioni, Roccapreturo e San Lorenzo, dove i danni sono stati maggiori.

GUARDA LA FOTOGALLERIA

È Fabio Camilli, il giovane sindaco, a parlare di problemi economici da affrontare, di un quadro normativo “che sembra fatto apposta per rallentare le cose” e delle idee per una ricostruzione veloce.

Quante vittime e quanti danni ha fatto il terremoto?

Fortunatamente non c’è stato neanche un ferito nel Comune di Acciano. Al patrimonio immobiliare, invece, i danni sono stati ingenti, soprattutto nelle frazioni di Roccapreturo e San Lorenzo, dove si sono verificati anche diversi crolli e c’è un alto numero di case “E”, cioè inagibili.

Nelle altre frazioni di Beffi, Succiano e la stessa Acciano i danni sono stati più lievi. A Succiano, per esempio, è crollata la chiesa, ma le case hanno resistito meglio.

Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

Abbiamo optato per soluzioni diverse rispetto ad altri Comuni con lo stesso numero di residenti e di sfollati. Solo una piccola parte di questi, infatti, ha optato per i Map, in tutto tre, mentre gli altri circa 100 sfollati sono stati collocati in autonoma sistemazione o in affitto concordato.

In questi giorni, inoltre, stiamo completando la sistemazione di nove alloggi pubblici che ospiteranno gli altri sfollati. Da qui a Natale, dunque, speriamo che qualche altra famiglia possa tornare.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?

Per fortuna la devastazione non è diffusissima. Le “zone rosse” vere e proprie si trovano solo a Roccapreturo e San Lorenzo e sono state ristrette molto. Qui, a prescindere da situazioni messe in sicurezza, non si può risolvere ulteriormente il problema, se non con il piano di ricostruzione.

Proprio sulla ricostruzione, quali idee avete?

Abbiamo già eseguito la riperimetrazione e individuato gli ambiti di ricostruzione. In questo caso abbiamo cercato di non “ingabbiare” tutto il centro storico, altrimenti i tempi si sarebbero allungati tantissimo, e abbiamo concentrato il piano di ricostruzione solo in una piccola parte della zona storica, quella dove i danni sono maggiori.

Qual è il problema più urgente che, a oggi, il paese deve affrontare?

I problemi sono tanti. Innanzitutto le risorse finanziarie: è da febbraio che non vediamo un soldo, abbiamo otto mesi scoperti e tantissime spese da affrontare, come quelle relative all’emergenza. Basti pensare che mensilmente il nostro Comune ha una spesa fissa di 22 mila euro solo per gli affitti concordati e i Cas, senza contare le spese per le rimozioni delle situazioni di pericolo, per cui ci è stato dato un solo acconto di 250 mila euro dalla Protezione civile.

Un’altra urgenza riguarda il quadro normativo confuso, per cui spesso siamo costretti a “fare da noi” e interpretare  ordinanze e decreti da soli. La normativa a volte è talmente caotica che ci sembra sia stata studiata apposta per rallentare il processo di ricostruzione.

Un ulteriore problema è poi quello del personale amministrativo comunale, potenziato di due dipendenti proprio per affrontare la situazione del post-sisma, e che ora ha il contratto in scadenza: a oggi non sappiamo se verrà fatta un’altra ordinanza per un’ulteriore proroga di questi contratti o se dal 1° gennaio ci ritroveremo senza il validissimo aiuto di queste persone.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Il commissario è una bravissima persona, spesso mi ha aiutato a risolvere situazioni problematiche del Comune. Comunque, ribadirei la necessità di un’erogazione costante di fondi per sopperire alle spese dell’emergenza e più garanzie per il personale assunto per aiutare gli uffici del Comune.

Inoltre proporrei l’istituzione di figure che fungano da punti di riferimento per l’interpretazione delle norme. A volte, infatti, mi sono rivolto alle strutture preposte per chiedere aiuto e, o non mi è stato proprio risposto, oppure mi è stato detto ‘tu sei il sindaco, tu devi decidere’.

Quanto ci vorrà, secondo lei, per ricostruire Acciano e le sue frazioni?

Dopo l’impostazione che abbiamo dato al processo di ricostruzione, sono più ottimista. Credo che da qui a un anno e mezzo, al massimo due, con la logica degli aggregati sugli edifici, riusciremo a risolvere gran parte dei problemi abitativi.

Per quanto riguarda gli ambiti delineati nei centri storici, non lo so, dipende da quanto tempo ci vorrà a realizzare il piano di ricostruzione.