L’AQUILA – “Il terremoto ha fatto emergere l’iceberg ma, anche se il sisma non ci fosse stato, di lì a un anno l’Accademia dell’Immagine si sarebbe trovata a fare i conti con una gestione finanziaria con numeri evidenti ed eloquenti che non poteva che sfociare nel fallimento”.
Non fa troppi giri di parole Marcello Foti, direttore generale del Centro sperimentale di cinematografia, scuola nazionale che nel post-sisma ha aperto all’Aquila un corso didattico di Reportage, nel commentare ad AbruzzoWeb la messa in liquidazione e gli scenari futuri dell’ente fondato nel 1993, di cui il Csc ha preso in qualche modo l’eredità.
Con tre voti a favore (Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Istituto ‘Lanterna magica’) e uno contrario (Comune dell’Aquila), l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione l’Accademia, affidandola all’avvocato aquilano Luca Bruno, che dovrà studiare le carte e trovare la quadra per salvarla o decretarne il definitivo affossamento.
Con questa decisione si è realizzata la volontà del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che alla vigilia a questo giornale aveva parlato di “gestione clientelare e dissipatrice
Il Centro è arrivato dopo il sisma, ma si tratta di un’esperienza nuova rispetto a quella ventennale nata dall’intuizione del Premio Oscar Vittorio Storaro e di Gabriele Lucci, che ne è stato direttore a lungo.
“Non siamo una prosecuzione dell’Accademia – conferma Foti – ma siamo entrati in gioco quando si è preso atto che l’ente non aveva autonoma capacità di sopravvivenza. Abbiamo detto ‘diamo una mano’, ma con autonomia totale gestionale”.
Foti, aquilano d’origine, si è occupato anche dell’Accademia. “Per un periodo – ricorda – sono stato incaricato di tentare di mettere a posto i conti. Ma se il contributo delle istituzioni è di 350 mila euro all’anno e se ne spendono 400 mila solo di personale, è chiaro che la cosa non può funzionare”.
Preso atto di questo, il Csc ha poi anche pescato dall’ente a cui è subentrato. “Abbiamo fatto diplomare i ragazzi che avevano bruscamente interrotto loro percorso il 6 aprile 2009, e poi abbiamo acquisito 3 dipendenti che erano rimasti operativi e che hanno le competenze professionali che a noi servivano: didattica, amministrativa e tecnica”.
Ora a opinione di Foti la chiusura è inevitabile, ma la politica aquilana, sindaco Massimo Cialente in primis, si è scatenata per tentare di raddrizzare la situazione. “Non è che l’Abruzzo si distingua molto dal modo di fare politica che c’è in Italia – obietta – A dire ‘facciamo’ sono tutti bravi, fare qualcosa in concreto poi invece è sempre molto complicato”.
Il direttore Csc assicura comunque di essere “dispiaciuto perché semmai chiudesse i battenti si porrebbe fine a un’esperienza rilevante, ma dall’altro canto devo dire che era ineluttabile. Specie in questi tempi di vacche magre – ammonisce – se una cosa non funziona è giusto chiudere. La gestione della cultura è complicata, ma ci vogliono i manager che la sappiano gestire”.
E se invece si potesse salvare l’Accademia? “Si potrebbe salvare l’immobile (da 6 milioni di euro, ndr) e riaggregare lì una serie di istituzioni culturali di cui l’Abruzzo avrebbe bisogno – prosegue – D’altronde come si fa a candidarsi Capitale europea della cultura per il 2019 e poi l’unica istituzione chiude perché non ci sono soldi? Sui duelli della politica, comunque, non vorrei ci fosse bagarre preelettorale visto che l’anno prossimo ci sono le Regionali”.
L’istituzione si potrebbe ancora davvero rimanere miracolosamente in vita e riprendere respiro, se i soci in accordo con il liquidatore trovassero la quadra. In quel caso, potrebbe convivere con il Csc e il corso di Reportage?
“Assolutamente sì. Si potrebbe immaginare una collaborazione più stretta, noi facciamo formazione di reportage mentre loro facevano tutt’altro – sottolinea – L’apertura di altre scuole di cinema non ci spaventa, sta a noi meritare di essere più bravi. Si possono creare sinergie e garantire la convivenza”.
Ma anche l’attività del Csc è messa a repentaglio: il Tar ha stabilito che i finanziamenti degli enti pubblici stornati al Centro per non farli finire in mano ai creditori dell’Accademia andavano invece dirottati al risanamento.
“La sentenza è stata appellata in Consiglio di Stato, a me sembra priva di fondamento. Non è che Regione, Provincia e Comune non possano fare accordi con altri se non a condizione di assumere quei lavoratori – conclude Foti – Confido molto su una sentenza totalmente diversa in secondo grado che riconosca la libertà operativa delle istituzioni. Dopo la sospensione estiva, l’8 settembre ricominceremo a pieno regime con un nuovo bando che pubblicheremo”.






