ACCUMOLI – I tecnici del Ministero dei beni e delle attività culturali, coordinati dall’Unità di crisi e di coordinamento regionale del Lazio hanno effettuato un intervento urgente di prevenzione di ulteriori danni e dissesti con il recupero e messa in sicurezza di un affresco cinquecentesco della Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Accumoli (Rieti), uno dei centri distrutti dai terremoti che nel 2016 hanno colpito il centro Italia.
Compromesso da crepe profonde, l’affresco è rimasto in piedi mentre le pareti crollavano sotto le scosse.
I tecnici del Mibac e i vigili del fuoco lo hanno recuperato, con la tecnica dello stacco a massello, e asportato insieme a intonaco e parte della muratura.
“Grazie alla professionalità, la passione e lo spirito di servizio dei funzionari del Mibac e del personale di tutti i corpi coinvolti in questa operazione, prosegue l’attività di recupero dello straordinario patrimonio culturale presente nei territori colpiti dal sisma dell’Italia centrale. Un’opera di grande valore che consente di preservare l’anima stessa delle comunità”, ha detto in una nota il ministro Alberto Bonisoli.
La Chiesa, di struttura cinquecentesca, seppur ampiamente ristrutturata tra il Seicento e il Settecento, è quasi completamente crollata a seguito delle scosse. Particolarmente critica la situazione della parete con il dipinto murale raffigurante Santa Caterina d’Alessandria affiancata da Sant’Agata e Santa Lucia, rimasta in piedi nonostante il crollo di ampie porzioni delle murature adiacenti e della sovrastante copertura lignea.
Lo straordinario intervento di recupero dell’affresco porta la firma dell’Abruzzo, con la ditta teramana Cingoli Nicola & Figli srl, specializzata in consolidamento strutturale e restauro architettonico, che è intervenuta insieme agli specialisti del Ministero e dei vigili del fuoco.
“La chiesa è molto danneggiata, ma l’affresco di enorme pregio quindi la Soprintendenza ha ritenuto che l’unico modo per salvarlo era quello di toglierlo completamente da quel che è rimasto dell’edificio”, spiega ad AbruzzoWeb l’architetto Giuseppe Cingoli.
“È stato prima realizzato un preconsolidamento per evitare ulteriori danni, poi abbiamo collaborato coi progettisti e la direzione dei lavori insieme ai quali si è studiato un sistema che è poi stato testato sul posto – aggiunge – la fattibilità di tutte le indicazioni tecniche è stata verificata sul posto”.
“Con particolari strumenti è stato tagliato il muro, l’affresco impacchettato con una struttura in acciaio e legno e portato in deposito”, racconta ancora Cingoli, “l’operazione di sollevamento è durata poco tempo, nell’arco di una giornata, la preparazione invece è durata molto, quasi due mesi”.
“È stato anche montato un tunnel con tubi innocenti per poter lavorare in sicurezza”, aggiunge, “si è lavorato anche dall’alto con una gru con cestello”.
Per la ditta Cingoli, esperta di interventi del genere, si è comunque trattato di una operazione ardita: “Ci sono anche altre situazioni particolari in cui c’è la capacità di collaborare per trovare soluzioni giuste, lo facciamo ormai da anni – dice l’architetto – ma questa ha avuto delle caratteristiche sicuramente inedite, ci sono state tante difficoltà, tra cui quelle di mettere insieme capacità, esperienze, tecnologie”.
“Sono interventi che non puoi fare con mazzette e scalpello – chiarisce Cingoli – quel che vale è l’esperienza e la sensibilità del personale, l’interazione con le indicazioni della direzione dei lavori, anche se si tratta di lavorare su muratura sono cose puntuali che vanno fatte con cura, altrimenti rischi di vanificare tutto”.



