TERAMO – “In Abruzzo si parla, giustamente, di investimenti milionari per portare la rete Internet veloce nei paesi e nelle aree interne, però si dimentica che abbiamo acquedotti del 1930, una rete idrica che è un colabrodo, strade che franano dopo un temporale perché non ci sono soldi per la messa in sicurezza del territorio”.

Uno sfogo amaro quello di Franco Tarquini, sindaco di Tossicia (Teramo), mentre assiste ai lavori in corso dentro la voragine che la società Ruzzo Reti ha dovuto aprire sotto la frazione di Pastino, i cui 12 abitanti sono stati evacuati. Qui domenica, come testimonia la nostra galleria di immagini, gli operai hanno lavorato nel fango e nella pioggia per ore per riparare le varie rotture del vecchia adduttrice, in quanto le vecchie giunture si sono schiantate poiché il terreno inzuppato dalle piogge è stato interessato da un movimento franoso, che ha spostato di un metro mezzo le tubature dentro cui scorre l’acqua potabile per 150 mila persone in provincia di Teramo.

Il problema è stato almeno per ora risolto, conferma il presidente della Ruzzo, Antonio Forlini, anche lui affianco al sindaco a seguire i lavori. L’acqua è tornata più o meno ovunque in provincia di Teramo, tranne in alcune contrade del comune di Civitella del Tronto dove, a causa di una rottura da individuare, la portata idrica è minore rispetto alla norma. E a Cermignano, Cellino e Mutignano, dove la condotta “Tronco Cellino”, anch’essa schiantata dai movimenti franosi, è oggetto di interventi di riparazione.

Erogazione idrica nella normalità, e scuole aperte, ad Atri dove è stata riparata la condotta del Tavo.

Ma seppure si tiri oggi un sospiro di sollievo, l’emergenza è destinata ripresentarsi con i prossimi temporali.

La rete idrica è fragile, minacciata dalle frane così come le case, le strade e la vita delle persone. I sindaci e i presidenti delle società che gestiscono le reti hanno ieri ribadito all’assessore regionale alla Protezione civile Mario Mazzocca che occorrono imponenti investimenti di denaro pubblico per mettere in sicurezza il territorio. Soldi che non ci sono e che andrebbero utilizzati per riparare gli errori compiuti nel passato, con interventi edilizi e infrastrutturali miopi e avventati.

Pastino, anello debole della principale adduttrice della provincia di Teramo, da questo punto di vista è emblematico, un caso di studio.

“Le ruspe – spiega il sindaco – hanno dovuto scavare per oltre 7 metri di profondità: decenni fa l’avvallamento dove passava l’acquedotto è stato man mano riempito per realizzare una strada di accesso più comoda alla frazione di Pastino. Ora dunque è diventato un problema riparare l’adduttrice, che di norma dovrebbe correre a non più di tre metri di profondità. E non solo, le tubature che hanno 80 anni, sono più soggette a rottura, a causa della grande massa di terreno che gli grava sopra”.

A pagare il conto di tanta superficialità e imperizia di progettisti e amministratori del passato, sono oggi i cittadini e i contribuenti.

“Dovremo trovare il modo di ricollegare Pastino con la strada che abbiamo dovuto sventrare – spiega il sindaco – e dobbiamo far tornare a casa le famiglie evacuate, in totale 12 persone, in buona parte anziane, che ospitiamo in un albergo a San Gabriele dell’Addolorata. Con la Protezione civile stiamo pensando di realizzare subito un percorso pedonale, poco prima dello scavo. In paese si arriverà solo a piedi, ma intanto è meglio che niente. Poi si dovrà ricoprire l’enorme scavo”.

Il problema però è che si dovrebbe prima modificare il percorso dell’adduttrice, che non sarebbe saggio ricoprire per la seconda volta con 7 metri di terra, in attesa della prossima frana e rottura.

“All’assessore Mazzocca – spiega Forlini – abbiamo chiesto un intervento davvero risolutivo, che riguardi la messa in sicurezza della rete idrica. Ma ci rendiamo conto che non sarà facile realizzarlo in tempi brevi”.

Una soluzione, ha suggerito il presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino, potrebbe essere quella di attingere ai 400 milioni disponibili per la ricostruzione post -terremoto nel Teramano, nei sette comuni del cratere sismico, ma anche in molti comuni extra cratere,  che hanno riportato danni dal sisma del 6 aprile 2009.

Fondi che nella visione più ampia di un Piano di ricostruzione possono essere utilizzati in parte anche per interventi di messa in sicurezza idrogeologica.

E del resto il dissesto in questa parte d’Abruzzo è una sorta di terremoto, più silenzioso e diluito nel tempo.

Per arrivare a Tossicia da Nord si incontrano tre frane, che si sono portate via pezzi di carreggiata stradale, che avrebbero anche potuto uccidere.

Sono solo una piccola parte delle decine di frane che si sono verificate nel Teramano anche in occasione di questa ondata di maltempo.

Frane che si sommano a quelle degli anni passati, dove ancor si è riusciti a intervenire.

“Ogni volta che piove più della media – commenta ancora Tarquini – noi sindaci il giorno dopo dobbiamo metterci a fare i conti dei danni, ovvero degli smottamenti, allagamenti, delle case isolate e sgomberate. In particolare la nostra rete stradale è fragile e pericolosa, servirebbe una grande opera di messa in sicurezza, costi quel che costi. Se si va avanti così le automobili non serviranno più, perché non ci saranno più strade percorribili, non solo qui nella frazione di Pastino…”