L’AQUILA – La metà aquilani che ha usufruito del meccanismo della casa equivalente, che permette a chi ha perso casa con il terremoto di acquistare un’altra abitazione, ha comprato casa fuori provincia e fuori regione. d’Abruzzo o d’Italia.
Dal 2009 a oggi sono state 595 le richieste dei cittadini.
In tantissimi hanno comprato casa a Roma, a solo un’ora d’auto dal capoluogo, ma anche nelle città delle coste pescarese e teramana come Pescara, Montesilvano, Alba Adriatica e Tortoreto, dove molti aquilani hanno trovato ospitalità negli alberghi nei mesi successivi al sisma.
Tanti gli acquisti di case anche nelle vicine Chieti e Teramo, e nelle località marittime marchigiane di San Benedetto del Tronto e Grottammare.
Alcuni sporadici casi di acquisto anche in Sardegna (Cagliari) e in Lombardia (Milano).
Le pratiche che hanno già ricevuto il buono contributo definitivo sono 486 per un importo di 125 milioni di euro, mentre109 sono in fase di istruttoria.
Un dato scoraggiante quello dell’addio di molti aquilani al capoluogo, in qualche caso allettati dagli alti prezzi con cui vengono indennizzate le case in centro storico che arrivano fino a 2.700 euro al metro quadrato.
Il meccanismo dell’abitazione equivalente a lungo osteggiato dal sindaco Massimo Cialente e dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, è stato introdotto per la prima volta dal decreto 39/2009, il cosiddetto Decreto Abruzzo, poi convertito nella legge 77.
Il decreto 43 dell’ex commissario del governo per la ricostruzione, Gianni Chiodi, stabilì nel 2011 il subentro del Comune nella proprietà delle unità immobiliari i cui proprietari avevano deciso di avvalersi del meccanismo dell’abitazione equivalente.
A disposizione del Comune oggi solo 77 abitazioni, di cui solo una decina già ricostruite. Le restanti sono in attesa del completamento degli atti di cessione.
Un fenomeno quello della fuga dalla città che può essere analizzato “sotto diversi aspetti – specifica la sociologa Margherita Paglino, presidente dell’associazione Socioplan – Quelli che hanno scelto di vendere subito la propria casa distrutta per trasferirsi altrove, in alcuni casi lo sognavano già da tempo e hanno trasformato il terremoto in un’occasione per cambiare la propria vita”.
“Per altri invece è stata determinante la matrice psicologica ed emotiva, cioè il desiderio di non voler più vivere nel terrore e nella paura – aggiunge – Per altri ancora determinante è stata la matrice sociale, cioè il voler vivere in una città con un centro storico, luoghi di aggregazione e di incontro”.
Ciò che è davvero mancato, secondo la Paglino, dopo la fase dell’emergenza “è stato un vero piano sociale per la città ad opera delle istituzioni”.






