ROMA – Con una lettera inviata nei giorni scorsi ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia, Strada dei Parchi (Sdp), la società controllata dalla famiglia dell’abruzzese Carlo Toto, che ha in concessione delle autostrade A24 e A25 tra Lazio e Abruzzo, ha chiesto al concedente di avviare le procedure per il recesso e la cessazione anticipata della concessione.
A svelarlo è Il Sole 24 Ore che è entrato in possesso della lettera nella quale Sdp quantifica in 2,4 miliardi l’indennizzo richiesto allo Stato per la risoluzione anticipata del contratto, come previsto dalla concessione la cui scadenza naturale è fissata al 2030.
L’indennizzo è la somma di varie voci, tra cui mancata remunerazione degli investimenti, mancati incrementi tariffari, mancati introiti fino al 2030 e altro.
Dunque, la minaccia di rinunciare alla concessione, più volta evocata in questi mesi dai vertici dell’azienda, è infine diventata realtà. Una decisione clamorosa, maturata dopo la bocciatura (da parte del Cipess) dell’ennesimo Piano economico e finanziario (Pef) – questa volta predisposto unilateralmente dal commissario ad acta Sergio Fiorentino – cioè lo strumento per mettere in sicurezza i 280 chilometri di autostrada dal rischio terremoti e adeguare l’infrastruttura, che collega il Tirreno all’Adriatico, alle nuove normative europee e nazionali.
Una “situazione di stallo sotto ogni punto di vista” che si registra in tutte le questioni sul tappeto tra lo Stato e Sdp, tra cui è in atto anche un serrato contenzioso: a partire dall’approvazione del piano economico finanziario (Pef), per il quale da oltre due anni ci sono ben due commissari, incentrato sulla maxi opera di messa in sicurezza di ponti e viadotti del valore di 6,2 miliardi di euro (4,2 pubblici e 2 privati), previsto nella legge di stabilità del 2012, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, che considera le due arterie strategiche in caso di calamità naturali. Per finire alle tariffe con il rischio di una maxi stangata per la quale oltre 100 i sindaci laziali e abruzesi sono tornati a protestare sabato scorso.
Sdp è divenuta concessionaria nel 2000, per mezzo di una gara europea a evidenza pubblica, una tra le prime, e tra le poche, a essere stata affidata nel rispetto della normativa comunitaria. Il Pef iniziale di Sdp è scaduto dal 2013. Da allora, si sono succeduti diversi governi e molti ministri, il Consiglio di Stato ha persino commissariato il ministero delle Infrastrutture, ma fin qui il nuovo Pef non è stato approvato e gli interventi strutturali non sono stati realizzati.
E, sul piano finanziario, non sono impegni da poco. Secondo quanto deciso dall’altro Commissario straordinario Maurizio Gentile, tali interventi richiderebbero 6,5 miliardi di investimenti, di cui 5,1 da spendere immediatamente. L’ultima proposta di Pef avanzata da Sdp (giugno 2021) prevedeva l’apporto in autofinanziamento da parte di Sdp di 2,1 miliardi e aumenti tariffari di poco superiori all’inflazione, ma non è stata neppure discussa.
Quanto alle tariffe, i cui aumenti preoccupano utenza e amministratori locali, Sdp ha sospeso a proprie spese per sei mesi, dal 1° gennaio 2022, il rincaro del 34,75% che avrebbe dovuto applicare.
Il problema è che con il blocco dei pedaggi, l’esplosione dei costi di manutenzione e gli oneri Covid non rimborsati, la società dei Toto ha maturato un credito nei confronti del ministero delle Infrastrutture che ha già superato i 300 milioni e si stima arrivi a fine anno a 430 milioni. Con ciò compromettendo l’equilibrio economico-finanziario della concessione. Forse è per questo che i Toto hanno deciso di riconsegnare allo Stato le chiavi della concessione.
A tal proposito, la deputata Pd Stefania Pezzopane ricorda: “Avevamo chiesto oltre un mese fa un incontro a Palazzo Chigi con oltre 40 firme di parlamentari, ma l’incontro non è ancora stato accordato. Cosa si intende fare? Il presidente Mario Draghi ed il ministro Enrico Giovannini hanno un piano chiaro? La notizia riportata oggi su Il Sole 24 Ore di una lettera di Strada dei Parchi che chiede al governo la rescissione anticipata della convenzione e 2 miliardi e 400 milioni di indennizzo, costringe il governo a dire cosa vuole fare, come farlo, in quali tempi”.
“Il Pef, l’ennesimo, questa volta preparato dal Commissario, Fiorentino nominato dal Consiglio di Stato, era irricevibile ed è stato bocciato dal CIPESS. Ora si comincia da capo? Chi si occuperà del nuovo PEF, visto che nemmeno il commissario e’ riuscito a chiudere la partita?. Ricordiamo al governo l’impegno solenne assunto alla Camera dei Deputati dal ministro Giovannini di bloccare gli aumenti delle tariffe entro giugno. La situazione è assurda, Pef bocciato e nessuna chiarezza sul da farsi. Già 110 persone sono state licenziate da Strada dei Parchi. Mentre la convenzione a suo tempo prevede una penale importante per oltre 2 miliardi”.
“Quale è il disegno del governo? Sarà Anas a gestire A 24/e A/25 e come? Il personale di circa 1700 dipendenti del Gruppo sarà assunto da Anas con la clausola sociale? L’effetto dei primi 110 licenziati è già drammatico. Ed i lavori di messa in sicurezza sulle autostrade verranno effettivamente accelerati o si fermeranno in questa situazione? Presenteremo su questo una interrogazione urgente al presidente Draghi”, conclude Pezzopane.






