L’AQUILA – L’Aquila per un giorno quasi ‘sede distaccata’ della direzione nazionale antimafia (Dna) con l’arrivo per molteplici iniziative del procuratore nazionale, Franco Roberti, del procuratore aggiunto, Giovanni Russo, e del sostituto procuratore delegato dalla Dna alla ricostruzione post-terremoto dell’Aquila, Antonio Laudati.
I vertici della direzione si sono incontrati con il procuratore antimafia abruzzese, Fausto Cardella, con il procuratore generale, Giuseppe Falcone, e con l’avvocato generale, Romolo Como, oltre che con i responsabili delle procure del distretto abruzzese.
La firma di un protocollo per il contrasto al terrorismo, con un occhio ai collegamenti tra L’Aquila e Roma in vista del prossimo Giubileo, e la presentazione di un’innovativa banca dati su reati, protagonisti e documenti della ricostruzione per rendere più agevoli i collegamenti e facilitare le indagini.
Entrambi gli appuntamenti si sono svolti nelle aule della Corte d’Appello dell’Aquila, dal momento che, secondo quanto si è appreso, in una delle location previste, il tribunale, alcune aule non erano disponibili per la visita dagli addetti al cerimoniale del Quirinale in vista dell’arrivo del capo dello Stato, Sergio Mattarella, previsto per lunedì prossimo.
Nel corso degli eventi si è registrato un clamoroso sfogo del prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, che, in riferimento alle recenti inchieste su corruzione e ricostruzione, ha evidenziato come “parte della comunità è coinvolta a volte anche con reati infimi, con morti di fame che delinquono per reati di poche migliaia di euro”.
Un protocollo per il dialogo tra la procura distrettuale antimafia abruzzese, la procura generale e gli uffici giudiziari sul territorio con la direzione nazionale antimafia sul tema del contrasto al terrorismo, anche e soprattutto in vista del Giubileo straordinario proclamato da Papa Francesco, nel quale L’Aquila potrebbe essere presa di mira come ‘periferia’ di Roma da parte di cellule terroristiche.
E’ stato firmato questa mattina nel capoluogo abruzzese alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.
“Per la prevenzione del terrorismo è fondamentale il coordinamento tra uffici perché non sappiamo dove si vadano a collocare le cellule – ha detto quest’ultimo – Questo distretto è particolarmente attento e motivato e ha raccolto le indicazioni, L’Aquila è un distretto modello e mi fa molto piacere”.
Il procuratore ha fatto notare che “il protocollo vive se viene fatto vivere nella prassi quotidiana, altrimenti finisce chiuso in un cassetto. Da oggi si potrà instaurare una prassi virtuosa del coordinamento tra uffici nel contrasto al terrorismo”.
Il procuratore antimafia per l’Abruzzo, Fausto Cardella, ha ricordato che “la procura distrettuale è stata inserita in maniera estemporanea dall’ordinamento e ora va cercando spazi e funzionalità, non è sempre facilissimo. Occorre molta disponibilità da parte di tutti – ha detto – qui in Abruzzo mi trovo in una condizione ideale”.
Per l’avvocato generale della procura generale, Romolo Como, “il fenomeno del terrorismo non va sottovalutato, nel nostro distretto non ha dato segnali eclatanti ma le infiltrazioni coperte e diffuse sono particolarmente pericolose perché potrebbero trovare appoggio nelle periferie delle grandi città quali noi siamo. L’accordo – ha concluso – servirà a coordinare in anticipo i sistemi di monitoraggio invece di corrergli dietro”.
Per il sostituto procuratore della Dna, Antonio Laudati, “il protocollo è il completamento di un mosaico, dopo il collegamento tra procure ordinarie e distrettuali sui reati ‘spia’ della criminalità organizzata, quelli sul territorio come estorsioni, danneggiamenti, usura, riciclaggio, e dopo l’altro sulle misure di prevenzione”.
“In questa regione – ha aggiunto – sono due i reati di interesse: il traffico di rifiuti tossici provenienti da altre regioni e le infiltrazioni negli appalti, reati contro la pubblica amministrazione e reinvestimenti”.
“Avendo dovuto affrontare un’emergenza straordinaria come il terremoto, dall’Aquila la criminalità organizzata trae vantaggio – ha precisato ancora – Nel contrasto ai reati sugli appalti la sinergia sta funzionando benissimo”.
Secondo il magistrato, “L’Aquila ha un problema rispetto al focus del Giubileo, la distrettuale ha svolto un monitoraggio molto importante insieme alle procure sul territorio, diciamo che ci sta dando molto lavoro sulle banche dati e anche qui contiamo ci siano risultati importanti”.
Per il procuratore della Repubblica di Teramo, Antonio Guerriero, “L’Abruzzo non è immune dal fenomeno del terrorismo eversivo, stiamo per celebrare a Teramo un importante processo a un gruppo che occupò un supermercato. Riguardano estrema destra, sinistra e anche anarco-insurrezionalista, non ci facciamo mancare niente”.
Una banca dati sulla ricostruzione post-sisma dell’Aquila contenente indagini, documenti, interdittive e altre informazioni, come progetto sperimentale a livello nazionale per valorizzare i dati grazie al lavoro della direzione nazionale antimafia e far avere proficue indicazioni ai magistrati.
Con questi intenti è stato presentato oggi il Crasi (Centro ricerca e analisi per lo sviluppo investigativo), alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, cui collaboreranno numerose istituzioni oltre alla procura distrettuale, come forze dell’ordine, prefettura e Comuni mettendo a disposizione loro documentazione.
“Sul campo ci siamo resi conto che, nei nostri accertamenti, ricorrevano alcuni nominativi e questa scoperta era casuale, affidata al dialogo e alla memoria – ha detto il procuratore antimafia abruzzese, Fausto Cardella – Ci siamo chiesti se si potesse avere una forma di collegamento con proiezione investigativa, da qui è nato questo progetto”.
“Vogliamo valorizzare il lavoro fatto materialmente dalla polizia giudiziaria cui siamo grati, ma chiediamo un sostegno perché sviluppo e analisi richiedono impegno”, ha aggiunto.
“Noi della Dna consideriamo questo progetto lo sviluppo del lavoro in cui abbiamo creduto – ha commentato Roberti – Il sistema informativo e le banche dati sono il cuore pulsante per le indagini di contrasto alle mafie e al terrorismo. Vederlo esportato come modello è un motivo di conforto”.
La raccomandazione del procuratore nazionale è stata la stessa fatta nella precedente firma del protocollo di collaborazione tra le procure contro il terrorismo: “Se mettiamo sulla carta dei princìpi e poi non li facciamo vivere è come se non facessimo nulla. Il sistema va fatto vivere credendoci e alimentandolo continuamente”, ha concluso.
A spiegare i dettagli è stato il sostituto procuratore distrettuale Antonietta Picardi.
“Vedevamo sempre gli stessi nomi, le stesse imprese, lo stesso modus operandi, non potevamo affidare la ricerca nelle carte solo alla nostra memoria e al dialogo – ha premesso – Ognuno di noi ha scelto la sua banca dati personale, poi abbiamo capito che l’ideale fosse fare un progetto tutti insieme con l’aiuto della Dna”.
Il nuovo sistema “è una ‘partizione logica’ della banca dati della Dna che sviluppa logicamente l’analisi investigativa e i dati che ci sono all’interno. Metteremo in relazione tutti i nostri procedimenti penali e le informative per analizzarli in comune con quelli delle altre procure distrettuali”.
“In particolare – ha elencato – saranno inseriti i procedimenti penali già trattati connessi alla ricostruzione post-sisma, immaginate che mole di materiale: dai reati contro la pubblica amministrazione alle truffe, fino all’intermediazione illecita di manodopera normale o con infiltrazioni mafiose”.
“Poi, tutte le comunicazioni che ci manda il prefetto, le interdittive con informazioni che non abbiamo – ha aggiunto ancora – Le informazioni degli uffici del Comune dell’Aquila e del cratere e gli uffici speciali Usra e Usrc. Stileremo un protocollo con l’amministrazione comunale del capoluogo per accedere alle loro banche dati con tutti i dati sulla ricostruzione privata”.
“Vogliamo aggregare, elaborare, depurare e infine valorizzare questi dati con quelli già inseriti nella Dna, a trarne profitto saranno i magistrati”, ha concluso.
“Sono al quarto anno in questo territorio, pur utilizzando tutti gli strumenti abbiamo difficoltà enorme a lavorare con una società e una comunità civile che non vuole prendere atto della gravità del problema e questo è segno che parte della comunità è coinvolta a volte anche con reati infimi, con morti di fame che delinquono per reati di poche migliaia di euro”.
Queste le dure parole del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, a margine della presentazione della nuova banca dati Crasi sulla ricostruzione della direzione distrettuale antimafia, parlando della situazione della legalità nel “cratere” del terremoto del 6 aprile 2009 e in riferimento alle recenti inchieste sulla ricostruzione, che hanno portato alla luce casi di corruzione, affidamenti selvaggi e strapotere di categorie come amministratori di condominio, imprese, tecnici e faccendieri.
“E questa comunità prima aveva altre connotazioni morali – ha aggiunto il prefetto – Questa è la realtà, difficile e che vede le istituzioni coinvolte in maniera esasperata, noi dobbiamo dimostrare alla parte sana che siamo in grado di portare questa città e questo territorio fuori dalla situazione molto negativa che li caratterizza”.
In tal senso, il prefetto si è detto “felice della creazione della banca dati, ho consapevolezza piena della forte motivazione che ha il procuratore negli strumenti ordinari ma anche in queste iniziative straordinarie, frutto della volontà di andare oltre con approfondimenti investigativi”.
E Cardella “ha la fortuna, quasi come un padre, di avere colleghi molto motivati nei confronti di questi strumenti innovativi rispetto a quelli classici”.






