L’AQUILA – “I rapporti personali sono un conto, quelli pubblici sono un’altra cosa bisogna seguire un’altra etica: la politica non può prendere contributi da costruttori o altri imprenditori che ne danno a tutti e non sostengono la democrazia ma operano un tentativo per poi avere benevolenza dall’amministrazione che arriverà”.

Così Enrico Perilli, consigliere comunale dell’Aquila uscente di Rifondazione e presidente della commissione Territorio, rimarca ai microfoni di AbruzzoWeb la differenza sulla “questione morale” che la coalizione di sinistra che ha proposto per le prossime elezioni, chiamata “Città ribelle”, intende segnare.

“Cosa ben diversa è se un imprenditore è da sempre iscritto a un partito”, precisa poi, aggiungendo che “in questa città continua a esserci una zona grigia, perciò ho chiesto e ottenuto che un imprenditore parli con i funzionari del Comune con la porta aperta, alla presenza del dirigente e dell’assessore”.

“Il vice sindaco Nicola Trifuoggi, che non è molto del Pd, è stato intransigente, ma anche i dem in linea di massima sono stati sensibili – assicura – Certo, qualcuno che cerca di avere un rapporto c’è sempre”.

Trifuoggi, peraltro, è uno dei papabili candidati sindaco di questo nuovo gruppo. In vista del “toto”, comunque, dopo la fine della “cosa rossa” allargata ai civici puri, Perilli non esclude un suo impegno da candidato alla fascia tricolore della Città ribelle.

“Se c’è una piattaforma programmatica i nomi da spendere sono tanti e potrebbe esserci anche il mio – apre – Comunque si sta parlando solo di nomi e non di programmi, noi abbiamo fatto alcuni temi di base ma il dibattito deve andare avanti”.

In tal senso, bocciatissime le “risse” sui social network tra esponenti perfino della stessa coalizione, “sono conversazioni superficiali, allusive, aggressive e offensive, e perdono di vista il contenuto”, sbotta in conclusione.