L’AQUILA – Dopo anni di segni meno, la profonda fase recessiva che ha investito l’Abruzzo, nel 2015 sembra essersi finalmente arrestata.
Anche se non si può certo dire che si sia usciti dalla crisi: scorporando infatti i dati complessivi su scala regionale, si osserva che ad alzare la media in modo decisivo dei dati della produzione, dell’export e dell’occupazione, che registrano un segno finalmente positivo, sono solo alcune aree e alcuni settori, in primis il polo industriale della Val di Sangro dove la Sevel e il suo indotto macina numeri da record. In altri territori e in altri settori invece la fine della crisi non la si vede nemmeno con in binocolo. Torna a crescere il mercato del credito, e i laureati, ma, non è una novità, stentano a trovare lavoro, almeno in Abruzzo.
A dirlo il rapporto “L’economia dell’Abruzzo”, a cura della Banca d’Italia, illustrato oggi all’Auditorium del Parco a L’Aquila.
“L’attività economia in Abruzzo – spiega ad Abruzzoweb Antonio Carrubba, direttore della filiale regionale dell’Aquila – ha mostrato un lieve recupero, e determinante è ancora una volta l’export. C’è un cambio di passo, e registriamo finalmente segnali di controtendenza in uno dei settori disastrati, l’edilizia, ma va anche detto che a tirare la volata sono soprattutto le grandi aziende, mentre le medio-piccole sono ancora in difficoltà”.
La ripresa, attesta il rapporto, è stata sostenuta principalmente dal buon andamento della produzione nell’industria con un +4,8 per cento, trainata dalla crescita degli ordinativi sia dall’estero che sul mercato interno. In particolare, l’attività produttiva ha mostrato una vivace espansione nel comparto dei mezzi di trasporto, con un +14,9 per cento. Bene anche i settori della chimica farmaceutica e dell’industria alimentare. Al contrario si registra una flessione delle esportazioni nei settori del tessile, dell’abbigliamento e dei prodotti in pelle.
In generale tengono botta insomma solo le grandi aziende del manifatturiero che hanno registrato incrementi della produzione del +10,1 per cento, nettamente superiori rispetto alle piccole e medie imprese appena dello +0.9 per cento.
Anche all’interno dei distretti industriali – sistemi locali manifatturieri che in Abruzzo avevano toccato in passato livelli di diffusione significativi – il modello produttivo incentrato sulle piccole e medie imprese operanti nei settori tradizionali evidenzia difficoltà persistenti e appare in progressivo arretramento.
Segnali positivi anche nel mercato immobiliare visto che il numero di compravendite è tornato a crescere del +7,2 per cento.
L’attività produttiva nell’edilizia è apparsa a cascata in miglioramento, con riflessi positivi sull’occupazione.
I nuovi bandi di gara per le opere pubbliche hanno registrato una marcata espansione (+70 per cento). Nel mercato immobiliare, il numero di compravendite – in calo da alcuni anni – è tornato a crescere (+7,2 per cento).
Il numero di occupati, in marcato calo nel biennio precedente, ha registrato un moderato incremento (+0.6 per cento). Al vivace recupero del primo semestre, è tuttavia seguita una nuova flessione a partire dalla seconda metà dell’anno.
Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni sono sensibilmente diminuite, in particolare nella componente ordinaria (-46,7 per cento). Rimane ancora elevato il tasso di disoccupazione (+12,6 per cento), soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 34 anni (+27,6 per cento).
Nel 2015, si è ampliata (del 28,5 per cento), superando la media nazionale, la quota di giovani che non sono occupati e non sono coinvolti in alcuna esperienza formativa.
Anche i giovani in possesso della laurea fronteggiano notevoli difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro.
Da un lato, appare contenuta la domanda di lavoratori con grado di istruzione elevato espressa dalle imprese (circa 10 laureati ogni 100 nuove assunzioni previste nel 2015 in regione; 12 nel Mezzogiorno).
D’altro lato, in Abruzzo, a fronte di un alto tasso di immatricolazione all’università (53,7 per cento nel periodo 2004/07, a fronte del 43,3 per cento in Italia), la durata del periodo del percorso di studio universitario è maggiore (il 39,9 per cento degli immatricolati ha completato gli studi in corso o, al più, con un anno di ritardo, a fronte del 44,6 per cento a livello nazionale), contribuendo a ritardare il momento di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
Infine il mercato del credito: i prestiti sono tornati a crescere per le grandi imprese, attestandosi al +1 per cento a dicembre 2015, rispetto al dicembre 2014 e da aumentano del 2,1 per cento anche i prestiti alle aziende medi e grandi. Si contraggono al contrario quelli alle imprese piccole del -2,1 per cento.
Dato contraddittorio anche quello relativo alla riduzione del credito deteriorato, ovvero le sofferenze bancarie di imprese a famiglie che non riescono a pagare le rate del mutui. Le sofferenze sono diminuite infatti dell’1,8 per cento.
Mentre aumenta la sofferenza per i prestiti alle famiglie consumatrici, dal 5,7 al 6 per cento, seppure con segnali di miglioramento nel corso dell’anno.






