L’AQUILA – “La ricostruzione di un’area politica di centrodestra è oggettivamente necessaria, ma non si può continuare a fare l’errore di farlo senza un progetto politico condiviso, altrimenti ci ritroveremo come gli anni scorsi”.
L’ammonimento dai microfoni di AbruzzoWeb è di Gianfranco Giuliante, ex assessore regionale e in passato coordinatore provinciale del Popolo della libertà, in relazione ai futuri scenari di elezioni nel Comune dell’Aquila.
“Con franchezza e malizia eviterei di ipotizzare una persona fisica in questo momento – spiega sul possibile totonomi – Si deve lavorare per una strategia unitaria, bisogna scegliere un metodo di selezione della classe dirigente. Primarie? Non sono pregiudizialmente favorevole o contrario a qualsiasi forma purché sia la più funzionale. E servono giovani che vogliano rilanciare la città”.
Quanto ai nomi che circolano, “quello di Guido Liris si sente, è oggettivamente spendibile, si sta anche attivando molto, perlomeno come presenza mediatica, è un giovane che si muove e vuole essere un punto di riferimento possibile così come Luigi D’Eramo e altri consiglieri che cresceranno perché contrariamente a quanto pensavano, la giovinezza si conquista con un tempo molto lungo”.
Quanto alla sua posizione, Giuliante si schermisce: “Rifletto, quando capita dispenso qualche consiglio da buon padre di famiglia ma fondamentalmente sono abbastanza fermo”, assicura, autodefinendosi “in andropausa di riflessione”.
Sulle elezioni 2012, che lo hanno visto condurre una feroce battaglia allo schieramento misto civico-politico di Giorgio De Matteis, a posteriori dice di non essere pentito perché “quello che avevo preconizzato è accaduto. Quando si fanno operazioni che nascono e si consumano a ridosso delle elezioni – evidenzia – si riesce ad aggregare un consenso anche di area vasta ma, alla luce del tempo trascorso, nessuno degli elementi che ha contribuito a quell’ipotesi di lavoro è rimasto con De Matteis”.
Sulla situazione in Regione Abruzzo, stilettate al presidente, Luciano D’Alfonso, “leggo disegni che non mi convincono, una serie di annunci che spesi senza che seguano i fatti”, ma anche al consigliere aquilano del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci: “Ha litigato con D’Alfonso ma con lui ha firmato una legge sull’Aquila capoluogo contestualmente a un’ipotesi di lavoro sulla Macroregione e che, quindi, era una trappola nella quale gli aquilani sono caduti: la centralità di Pescara era implicita”.
Infine la tiepida opposizione del centrodestra, la cui diversa intensità, spiega, “dipende dalla provenienza: i più attivi sono gli ex di Alleanza nazionale e del Movimento sociale, gente che è cresciuta con una cultura della politica e non si è improvvisata. Chi si improvvisa – conclude con un riferimento che sembra diretto all’ex presidente Gianni Chiodi e altri – rischia di diventare un fuoco fatuo, come accaduto recentemente. Per circostanze accidentali possono risplendere per qualche tempo, ma sono inevitabilmente destinati a spegnersi”.






