L’AQUILA – La festa per l’88esima edizione dell’Adunata nazionale degli alpini, che si aprirà domani per concludersi nella giornata di domenica, è già cominciata.

All’aquila, città colpita 6 anni fa dal tragico terremoto, il centro storico, colorato e pieno di stand in particolate gastronomici, è stato invaso da un fiume di persone.

Sono stati soprattutto gli aquilani a concedersi alla vigilia dell’evento una serata all’aperto approfittando anche del clima favorevole e dell’aria di festa che si respira in ogni angolo.

Insieme agli aquilani, un buon numero di penne nere arrivate in città.

Da domani saranno decine di migliaia provenienti da tutta italia.

Anche nei paesi limitrofi c’è fermento con i primi eventi in corso di svolgimento già da stasera.

”BOTTA DI VITA PER LA CITTA”’

Una “botta di vita”, in un centro dove “si respira allegria”, grazie alla gioiosa invasione di un “corpo davvero speciale”.

Non c’è davvero nessuno all’Aquila, almeno davanti alle telecamere, a non esprimere contentezza, anzi entusiasmo per l’adunata nazionale degli alpini che entrerà nel vivo domani e fino domenica con l’arrivo a regime di ben 300 mila partecipanti da tutta Italia.

Tante penne nere sono già arrivate, accampati anche nei parchi e nei parcheggi. Socializzano, visitano una città che non conoscevano, o che hanno conosciuto come volontari nei drammatici mesi del post-terremoto.

Esprimono anche rabbia e dolore per quanto ancora deve essere fatto per ricostruire la città e comuni del cratere sismico. Molto apprezzata da parte loro per l’accoglienza e il calore degli aquilani.

“È una botta di vita!”, esclama Enzo Rosati che prende il fresco con la moglie su una panchina della villa Comunale.

“È una manifestazione magnifica, bellissima, – aggiunge – innanzitutto perché ci fa sentire tutti più italiani, e poi tutto quello che è successo, fa bene vedere una città viva e piena di gente”.

Generoso Ludovici, dipendente della banca d’Italia lungo corso Vittorio Emanuele respira “il clima della vecchia città, che ci era rimasta nel cuore, io lavoro qui in centro ed è bello vederlo con tanta gente”.

“Gli alpini – aggiunge – è davvero il caso di dire, sono un corpo speciale, che hanno una caratteristica, fanno e non dicono. Dovremmo tutti imparare da loro soprattutto anche e a L’Aquila”.

Tra gli alpini arrivati all’Aquila c’è anche l’ottantenne Guido Ventresca di Sulmona. “È la cinquantesima adunata che faccio – spiega – ma una volta erano più spartane, senza tutte queste comodità. Arrivavamo nella città solo con tenda e sacco a pelo”.

Accorre a salutarlo un vecchio amico, aquilano, Lamberto Petrocco, generale in pensione.

“Anch’io come il caro Guido – racconta ad AbruzzoWeb – di adunate ne ho fatte tante anche io. Per gli alpini un’adunata è come la chiesa per i fedeli, è una sorta di fede, ed è anche il momento, il luogo, dove si incontrano gli amici di sempre, si brinda insieme e quando ci si lascia per tornare alla vita di tutti i giorni, ci dice la fatidica frase, ‘ci rivediamo l’anno prossimo’”.

Poco lontano passeggiano gli alpini dell’Ana di Brescia Angelo Capolupo, Giuseppe Tregambe e Fernando Guecchia che hanno montato le tende proprio in un’aiuola della Villa Comunale. E hanno poi visitato la città oltre le transenne che delimitano cantieri e zone rosse.

“Abbiamo visitato il centro storico – spiegano – è una città devastata, distrutta, non immaginavamo tanta desolazione, eravamo conviti che fosse stato fatto molto di più in questi
anni. Con tutta l’Italia che si è mobilitata, ha fatto donazioni, si sperava di vedere qualcosa di più”.

Franco Dal Bo, alpino di Coregliano Veneto, Treviso, spiega poi che il significato particolare di questa adunata “è che l’aquila è anche il simbolo del corpo degli alpini, oltre che di questa stupenda città, e siamo qui per aiutare quest’aquila a volare”.