L’AQUILA – “Una regione vicina, ambiziosa, bella e vivibile, dove la qualità della vita dei cittadini sia elemento irrinunciabile e inamovibile, che guardi allo sviluppo e alle imprese senza però dimenticare la bellezza di questa terra”.
Questo il futuro prossimo e auspicabile dell’Abruzzo tratteggiato dal presidente Luciano D’Alfonso, che ha parlato a braccio per circa un’ora davanti a un’aula “Luisa Spagnoli” gremita, a conclusione del Consiglio regionale d’insediamento della X legislatura.
Esordio che ha visto consumarsi, in occasione dell’elezione dei due vicepresidenti del consiglio e dei due consiglieri segretari (punti salienti all’ordine del giorno) un primo violento strappo politico e istituzionale da parte del Movimento 5 stelle, escluso dalle cariche e che per protesta ha abbandonato l’aula.
I grillini sono stati ripresi da un ispirato D’Alfonso, che nel suo intervento, citando un antico papiro egizio, ha sottolineato che “la virtù del politico è la capacità di ascolto”, e che “la democrazia è sinonimo anche di buona educazione”.
L”’IN BOCCA AL LUPO” DEL MINISTRO LANZETTA
Dopo l’inno d’Italia, con qualche consigliere assente e già ritardatario, la seduta è cominciata con l‘intervento del ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, venuta da Roma a portare il saluto del governo.
“Come ministro degli affari regionali – ha detto la Lanzetta – devo favorire la crescita, l’occupazione e il benessere, in un rapporto di leale collaborazione tra Regioni e istituzioni dello Stato. Sono certa che il vostro lavoro rappresenterà le esigenze e i bisogni di una Regione che oltre agli effetti della crisi, si trova ad affrontare quelli del terremoto, che ha messo a dura prova la gestione dell’emergenza da parte di tutti i soggetti coinvolti”.
“A dimostrazione di come è importante la programmazione – ha concluso – che migliora l’efficienza e mette insieme le forze per ricostruire e fare ancora meglio”.
DI PANGRAZIO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
A seguire, come da ordine del giorno, si è proceduto alla votazione del presidente del Consiglio.
Nessuna sorpresa: come ampliamente preannunciato, la carica è stata assegnata al consigliere del Partito democratico Giuseppe Di Pangrazio, eletto al primo scrutinio, con 25 voti a favore, quelli dei 18 consiglieri di maggioranza e dei 7 dell’opposizione di centrodestra. Sei le schede bianche, quelle del M5s.
“Siamo un’assemblea fortemente rinnovata – ha detto un emozionato Di Pangrazio nel suo discorso post-nomina – che può vantare esperienze di spessore e ma anche giovani. Dobbiamo essere capaci di dialogare, ascoltare e rispettarsi nella diversità. Dobbiamo essere una squadra unica che lavora per l’interesse generale”.
M5S ESCLUSO DALLE CARICHE ABBANDONA L’AULA
Più facile a dirsi che a metterlo in pratica: eletto il presidente del Consiglio, come previsto dal regolamento, i lavori sono stati sospesi, e i consiglieri di M5s e della minoranza di centrodestra si sono incontrati per cercare di trovare un accordo sulla scelta del vicepresidente e del consigliere segretario spettanti all’opposizione. A fare da pontiere con il drappello M5s, sempre più nervoso, il deputato Ncd Paolo Tancredi.
Rientrata in aula Sara Marcozzi, capogruppo M5s ha preso la parola e ha tuonato “Con l’opposizione non abbiamo raggiunto nessun accordo sulla scelta del vicepresidente. Noi candidiamo comunque Riccardo Mercante, e chiediamo alla maggioranza di astenersi, di mantenere equidistanza”.
Ha ribattuto subito Mauro Febbo, capogruppo di Forza Italia: “A Marcozzi sfugge la composizione di questo consiglio: la minoranza ha 13 consiglieri, ed è divisa in due: noi con 7 consiglieri, M5s con 6. Non c’è nessun inciucio. Non vedo perché un componente di maggioranza non possa votare il nostro candidato Paolo Gatti, il più votato d’Abruzzo alle elezioni regionali e che vanta una grande esperienza amministrativa”.
Interviene Camillo D’Alessandro del Pd che si limita a ribadire che “il vicepresidente per la maggioranza è Lucrezio Paolini, dell’Italia dei valori”. Non rispondendo dunque all’invito della Marcozzi.
E così come previsto vengono eletti vicepresidenti Paolini per la maggioranza, e Gatti per l’opposizione, con 15 voti il primo, 10 il secondo.
M5S stretto giro viene escluso anche dalle nomine dei consiglieri segretari: eletti infatti per la maggioranza Alessio Monaco di Regione Facile, compensato così dall’esclusione dalla giunta, e Giorgio D’Ignazio di Ndc per l’opposizione. Monaco ha riportato 16 voti, D’Ignazio 9, mentre il candidato del M5S Paolo Ranieri ha ottenuto 6 preferenze.
Da qui la reazione rabbiosa dei pentastellati, che hanno abbandonato l’aula poco prima dell’atteso discorso di insediamento del presidente D’Alfonso.
“Questa è una scandalosa violazione della democrazia e della rappresentanza – ha detto Marcozzi prima di alzarsi – siamo la prima forza politica di minoranza e siamo già fuori dagli incarichi, ma siamo abituati a vedere il Pd che corre in soccorso di Forza Italia per eleggere il vice presidente e di Ndc per il consigliere segretario. Eppure, avevo fatto appello alla maggioranza per avere una rappresentanza più equa in Consiglio”.
Febbo replica secco “I voti in più che i candidati proposti dal centrodestra hanno ottenuto nelle elezioni del vice presidente e del consigliere segretario, sono la dimostrazione non di ‘inciuci’ tra Pd e FI, ma della validità di quelle stesse candidature. La verità è che il centrosinistra ha riconosciuto il loro valore, così come noi abbiamo scelto di votare Giuseppe Di Pangrazio come presidente, alla luce dell’opposizione leale che ha portato avanti nella scorsa legislatura, quando eravamo noi a governare”.
“Si sono spartiti gli incarichi e la torta” attacca a sua vota Domenico Pettinari del M5s “Abbiamo assistito a uno spettacolo deprimente e vomitevole. Siamo stati esclusi da ogni tutela, ora vedremo per la presidenza della commissione Vigilanza”, ha poi proseguito il collega grillino Leandro Bracco.
Ma per far capire l’antifona FI ha messo subito l’ipoteca anche sull’ultimo posto di rilevo ad appannaggio dell’opposizione, candidando Lorenzo Sospiri a presidente della commissione.
Per la maggioranza prova a spegnere il bollore dei grillini D’Alessandro, “Cambieremo il regolamento – promette – per permettere a tutte le coalizioni di essere presenti. Il vecchio regolamento era stato disegnato prevedendo due poli, mentre ora ce ne sono tre”. D’Alessandro rafforza la sua idea spiegando che quanto accaduto ai grillini “è un’ingiustizia sulla base di un regolamento che non c’è”. Come cambiare il regolamento è presto detto. “Spetta alla Giunta del regolamento, che per me – prosegue D’Alessandro – può anche essere affidata all’opposizione. I tempi? Possiamo farcela anche prima della pausa estiva”. Mentre D’Alessandro conversa con l’Ansa sul caso di giornata, passa Luciano D’Alfonso che dice la sua: “Le regole vanno parlamentarizzate. Il nuovo regolamento lo faremo, mi impegno a cambiarlo”.
Appare singolare – aggiunge però D’Alessandro – che se il Pd o il centrosinistra avesse favorito l’elezione di un membro del M5S andava bene, anche con l’astensione, mentre se avesse favorito l’elezione di un consigliere di Forza Italia è considerato un inciucio. Per la prima volta nella storia – conclude Camillo D’Alessandro – noi modificheremo il regolamento per consentire a una forza politica, oggi esclusa, di essere rappresentata nell’Ufficio di Presidenza»
UN PARTERRE GREMITO E L’ASSENZA GIUSTIFICATA DI DEL TURCO
Ad assistere alla prima seduta del consiglio della X legislatura: oltre al ministro Lanzetta sottosegretario all’Economia con delega alla ricostruzione Giovanni Legnini, la senatrice Stefania Pezzopane, il deputato Antonio Castricone, tutti del Pd. In aula anche la senatrice Federica Chiavaroli e il già citato deputato Tancredi del Nuovo centrodestra.
Come previsto dal protocollo presenti anche i presidenti emeriti del Consiglio regionale Giuliano Giuliani, Vincenzo Del Colle, Umberto Aimola, Egidio Marinaro, Gianni Melilla, Giuseppe Tagliente e Nazario Pagano
Non potevano mancare gli ex presidenti della Regione Anna Nenna D’Antonio, Romeo Ricciuti, Antonio Falconio e Giovanni Pace.
Manca dunque tra i predecessori di D’Alfonso Ottaviano Del Turco, condannato a nove anni e sei mesi nel primo grado del processo Sanitopoli, che ha inviato però una nota: “L’invito – arriva nel momento e nell’occasione meno opportuna – spiega Del Turco – Credo che chi ha avuto questa idea ha sottovalutato l’effetto della mia presenza in un’occasione tanto solenne ed importante. L’ attenzione di tanti si sposterebbe dal valore della cerimonia al significato della mia presenza e ho troppo rispetto per le istituzioni per prestarmi ad una funzione così contraddittoria per i miei principi e per la mia educazione. Non mancheranno occasioni per riparare alle molte e sgradevoli assenze delle istituzioni espropriate delle loro scelte e delle loro prerogative”, ha concluso Del Turco.
In sala anche i vertici regionali delle forze armate, sindaci, amministratori locali, rappresentanti sindacali, i rettori dell’Università di Teramo Luciano d’Amico e dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi.
Fuori il palazzo nel prato antistante all’Emiciclo, dove è stato montato un maxi-schermo, hanno assistito alla seduta anche un centinaio di cittadini, rispondendo all’appello del neo presidente, che aveva invitato quanti più abruzzesi possibili a prendere parte in prima persona a questa “grande giornata di democrazia”.
IL DISCORSO DI D’ALFONSO: “PROMETTO UNA REGIONE CON ALTA QUALITA’ DELLA VITA”
Un intervento durato un’ora quello del presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, nel suo discorso alla prima seduta del nuovo Consiglio regionale che ha aperto la Decima legislatura.
“Priorita’ essenziale – ha esordito D’Alfonso – è pensare ad un Abruzzo che sappia rapportarsi con le regioni limitrofe, che sappia parlare il linguaggio nazionale ed europeo delle istituzioni, che ridiventi punto di riferimento di un certo modo di programmare e progettare. Tutto questo richiede un’idea nuova e forte di Regione. Non una Regione autoreferenziale e autorefenziata, ma una Regione che si definisca progetto, dimensione progettuale. Potenza di una dimensione progettuale che permetta di realizzare più velocità’, più premure, più attenzioni verso le famiglie e le imprese”.
Il passaggio alla collaborazione e alla rottura di “ogni forma di isolamento” è stato più volte ribadito dal presidente D’Alfonso che non ha mancato di tratteggiare le coordinate programmatiche.
“La grande sfida – ha sottolineato – è generare collaborazione con due linee di sviluppo: la costa con la collaborazione con Marche e Molise e l’Appennino con Lazio e Umbria. Concepire queste alleanze significa allontanare l’isolamento e la debolezza di questa regione. La nuova Regione avrà un occhio particolare sulle infrastrutture: questo altro punto saliente del programma di governo”.
“Le infrastrutture – ha spiegato il presidente – devono avere dignità perchè accadono e si realizzano. Questo significa che dobbiamo essere in grado di saper realizzare, saper finanziare, saper progettare e saper mettere in funzione una infrastruttura. E ciò richiede un’alleanza tra chi è dentro la Regione e chi sta fuori: imprese, Università, società di progettazione pubbliche e private”.
Da qui l’annuncio del presidente Luciano D’Alfonso: “Ci doteremo di una legge che faccia capire quali siano le priorità dell’Abruzzo; una sorta di legge obiettivo regionale che verrà approvata in occasione della discussione e deliberazione della legge di stabilità finanziaria regionale”.
L’infrastruttura viaria della Fondo valle del Sangro, “sarà la priorità delle priorità, anche per raccogliere la sfida che ci ha lanciato Sergio Marchionne”.
Ma ci sono altre priorità che non possono essere accantonate: “su tutte – spiega D’Alfonso – i collegamenti ferroviari in una regione che ha dato i natali a Silvio Spaventa, il primo che ha disegnato e pensato ad una mobilità ferroviaria a livello nazionale. In questi anni dobbiamo far partire una vera e propria ‘rivoluzione della dotazione ferroviaria’.
E lo dico pensando alla direttrice della dorsale adriatica sulla quale stiamo perdendo la vitale partita dell’Alta velocità e a Bruxelles daremo battaglia per entrare nei finanziamenti e nei progetti dei corridoi europei; pensando al collegamento Pescara-Roma con la possibilità concreta di ridurre di 55 minuti gli attuali tempi di percorrenza; e pesando anche alla linea ferroviaria Pescara-L’Aquila che potrebbe contare su tempi di percorrenza di 80 minuti”.
Il presidente Luciano D’Alfonso ha poi assicurato “un’attenzione particolare del governo regionale alla ricostruzione economica e culturale dell’Aquila. La possibilità per il capoluogo regionale di una Zona franca fiscale. A giorni, inoltre, definiremo la mappa dei nuovi Aiuti di Stato e dentro, di sicuro, ci sarà L’Aquila, ma anche altri territori che in questa regionale hanno bisogno di investimenti pubblici e privati in grado di generare lavoro e benessere”.
Nel suo intervento Luciano D’Alfonso non ha mancato di toccare gli aspetti economici della regione, garantendo “l’indispensabile attenzione alle imprese e verso chi ha volontà di investire in questa terra. Il primo trimestre 2014 ha segnato un’operatività di 127 mila imprese sul territorio certificando in questo modo un numero alto di mortalità delle imprese stesse negli ultimi cinque anni.
Il nostro obiettivo è aumentare di 50 mila nuove imprese la dotazione regionale, perché solo da loro è possibile creare nuove quote di lavoro. Per fare questo – ha aggiunto il presidente della Giunta regionale – dobbiamo creare un rapporto di alleanza tra la Pubblica amministrazione e le imprese, un’alleanza che sia di ausilio e di plasticità.
Dobbiamo generare un sistema di norme e procedure che vada a favore delle diverse esigenze delle imprese e di chi in questa terra vuole investire”. Guardare allo sviluppo e alle imprese senza però dimenticare la bellezza di questa terra.
Da qui “il no secco e chiaro a chi vuole rovinare la veduta dei nostri mari; un no chiaro e resistente alle piattaforme petrolifere, perché ‘la missione’ del nuovo Abruzzo in Italia deve essere quella di una regione bella e vivibile, dove la qualità della vita dei cittadini deve essere elemento irrinunciabile e inamovibile”.
Da qui l’idea del presidente D’Alfonso di “ridisciplinare e riformare lo Statuto regionale che codifica una volta per tutte la vocazione dell’Abruzzo”. Qualità della vita che guarda alla mobilità dei cittadini e delle imprese, ma che sia in grado anche “di garantire la capacità di cura a tutti i cittadini, anche di chi vive in montagna. Dobbiamo fare in modo – ha sottolineato D’Alfonso – che il commissariamento in campo sanitario finisca. Deve finire perché abbiamo risanato le modalità di diffusione delle prestazioni sanitarie sul territorio e soprattutto perché la Regione deve necessariamente riappropriarsi della capacità progettuale in materia sanitaria”.
Un occhio, infine, al ruolo che l’Abruzzo è destinato a recitare in ambito europeo. “Dobbiamo rivoluzionale le modalità di essere in Europa – ha detto D’Alfonso -. L’Abruzzo è parte integrante dell’Euroregione adriatica; dobbiamo allearci portando con convinzione il valore del nostro progetto ambizioso: lo sviluppo, il lavoro, l’impresa, la formazione, le cure e le premure, il nostro progetto di vita. Ho trovato una regione rassegnata, dobbiamo invece recuperare – ha concluso Luciano D’Alfonso – l’ambizione per crescere e andare avanti”. Filippo Tronca





