L’AQUILA – “Mi appello al nuovo vescovo e ai sacerdoti: se all’Aquila c’è il Vangelo si ricostruisce tutto, con la volontà di risorgere”.
Si è conclusa sabato scorso la bella mostra della pittrice aquilana Lia Garofalo sulla città che manca, quella centrale, cuore pulsante del capoluogo abruzzese prima del sisma del 2009, “Suggestioni di risurrezione di una città testarda”, organizzata nei locali della parrocchia Santa Rita dalla parrocchia dei Santi Marciano e Nicandro, con l’ausilio dell’Ufficio Scuola della diocesi e grazie all’aiuto di alcuni sponsor.
La mostra è stata ‘abbinata’ ai testi letterari di Mario Narducci, padre Alberto Valentini, Carmela De Felice, Roberto Cotroneo, don Bruno Tarantino e Giustino Parisse. Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte anche il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e l’ex primo cittadino, Antonio Centi, presidente dell’Associazione comuni d’Italia (Anci) e l’assessore al Turismo Lelio De Santis.
“In alcuni quadri ho cercato la provocazione – spiega la Garofalo – dei quadri frammento, proprio nel punto di inizio della mostra, per dire agli aquilani ‘andiamo a ritrovare le cose che ormai sono sepolte, nascoste. Forse prima non ci rendevamo conto, erano nostre, adesso ci tocca andare a riprenderle. Agli aquilani manca la città intramoenia, perché loro vivevano quella, l’extramoenia era qualcosa di periferico, anche di poco contro, purtroppo sono andati a finire dove non avrebbero voluto. Ma prima o poi nel centro storico si tornerà, io cerco di spingere ad amarlo”.
Certo, dice la Garofalo, “il problema della ricostruzione è enorme, ci vorrà tempo, la paura più grande riguarda proprio il tempo, ma non ci si deve deprimere. Va affrontato piano piano, serve pazienza, senza distruggere”.






