L’AQUILA – Un Consiglio regionale improduttivo, nonostante un importante argomento all’ordine del giorno.

Ma la seduta dell’assemblea legislativa in concreto non si è mai riunita e dopo un rinvio “tecnico” nel senso che il vice presidente vicario, Giorgio De Matteis, stamani ha aperto brevemente i lavori per rinviare il tutto alle 13.30, è stata sciolta definitivamente intorno alle ore 14.

Il motivo di una seduta improduttiva è da ricercare, come sottolineato dal consigliere e presidente della commissione Bilancio, Emilio Nasuti, dalla “decisione di confrontarsi tra i gruppi consiliari in merito alla proposta di legge sull’incompatibilità tra assessore e consigliere regionale”, unico punto all’ordine del giorno della seduta odierna.

A tale proposito, una nuova riunione della conferenza dei capigruppo è stata convocata per giovedì.

La norma prevede che i consiglieri nominati assessori debbano dimettersi quindi ci sarebbe un aumento dei costi.

Il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, ha espresso la sua contrarietà chiedendo che i maggiori costi vengano coperti dal taglio delle indennità.

“Sull’argomento c’è confusione – ha spiegato Nasuti – per esempio il Pd in conferenza dei capigruppo con D’Amico dice sì, poi il capogruppo D’Alessandro sui giornali afferma il contrario. È stato già stabilito che non ci sarà aumento di costi”.

Intanto, il capogruppo del Pdl, Lanfranco Venturoni, in una nota, ha chiesto che “sulla proposta di legge cessino le speculazioni”.

“L’incompatibilità tra consigliere e assessore regionale è prevista in tutte le Regioni d’Italia tranne che in Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo – ha continuato – e certifica la diversità formale e sostanziale del ruolo del legislatore da quello di chi è chiamato a governare. Una distinzione chiara e netta tesa a evitare sovrapposizioni di cariche e a favorire la governabilità della Regione”.

Per Venturoni, che chiede una larga convergenza, “la proposta, contrariamente a quanto è stato strumentalmente affermato, non avrebbe comportato alcun aumento di costi per i cinque (e non sei) assessori in più, perché tale spesa sarebbe stata di fatto compensata dall’ulteriore taglio dell’indennità dei consiglieri”.

Chiude la porta invece il capogruppo del Pd, Camillo D’Alessandro: “Nella conferenza dei capigruppo di oggi abbiamo ribadito la nostra netta contrarietà all’ipotesi di un aumento del numero di Consiglieri regionali attraverso il meccanismo legislativo della incompatibilità tra il ruolo di Consigliere e di Assessore. Per noi è un capitolo chiuso e non intendiamo affatto riaprirlo”.

D’Alessandro ha chiesto piuttosto la modifica della cosiddetta ‘legge antisindaci’: “Se dovesse rimanere – ha spiegato -,obbligherebbe i primi cittadini dei Comuni a dimettersi, a partire dal prossimo 14 luglio, anche se le elezioni regionali dovessero tenersi tra otto mesi”.