L’AQUILA – Roberto non c’è più. Una realtà che chi ha avuto la fortuna di incontrarlo ha faticato ad accettare fino a ieri mattina, quando nella piccola chiesetta di San Cipriano a Castelvecchio Calvisio, a pochi chilometri dall’Aquila,  è giunto il feretro per l’ultimo saluto. Le esequie sono state celebrate da padre Alberto Valentini, mentre a concelebrare sono stati don Corrado Lancione, don Juan Vanegas e il parroco di Castelvecchio, don Antonio Curani.

Il giovane Bonura, scomparso tragicamente in Spagna la scorsa settimana, riposa tra i monti e la natura incontaminata insieme alla madre, Nadia Ciuffini, anche lei di Castelvecchio, scomparsa a causa del crollo dell’abitazione la notte del terremoto di tre anni fa.

In centinaia si sono stretti attorno al papà di Roberto, Angelo, ex vice sindaco del capoluogo, e alla sorella Cinzia e al fratello Adolfo: gli amici di sempre, gli sbandieratori dell’Aquila che hanno reso omaggio al loro compagno sorreggendo la bara e attendendolo all’uscita della chiesa con le bandiere alzate, colleghi del papà avvocato, rappresentanti delle istituzioni che hanno preso parte alla cerimonia con i gonfaloni del Comune e della Provincia dell’Aquila, dove il trentenne aquilano lavorava.

Lacrime e cuori spezzati da un dolore collettivo emerso in già in tutta la sua enormità dal pomeriggio dell’altroieri, quando nella Basilica di Collemaggio, una città intera ha reso omaggio a uno dei suoi figli.

Nella chiesa, di fianco al feretro ricoperto da una bandiera del gruppo di sbandieratori, una immagine di Roberto Bonura sorridente, come tutti lo ricordano e lo ricorderanno, perché la sua voglia di vita esplodeva con un semplice sguardo, o con una frase buttata là anche per caso ma che riusciva a regalare un sorriso in chi lo ascoltava. E a pochi metri una lettera con cui ricordava la sua mamma, vittima anche lei di un destino crudele, al fianco della quale ora starà volteggiando come quelle bandiere che amava e sapeva far volteggiare con i suoi amici a ritmo di tamburi e chiarine.

“Lo ricorderemo tutti con il cuore” è stato detto don Alberto Valentini durante l’omelia “e mentre lo faremo lui ci indicherà la via da seguire, ci dirà di fare del bene per gli altri, di vivere al meglio la nostra vita”.

Nessuno è però riuscito a trattenere le lacrime quando la sorella Cinzia ha letto un pensiero di Roberto, un inno alla vita, alla speranza, al futuro: “Noi tutti abbiamo una grande responsabilità: il rispetto del dono più grande di tutti, la vita. Quella vita che ai nostri angeli è stata tolta. Dobbiamo perciò sorridere e donare il sorriso a chi ci è vicino e magari i nostri angeli dall’alto sorrideranno con noi. Roberto”.

Parole semplici e profonde, come la natura di quei luoghi dove oggi riposa, insieme alla madre e a un’altra giovane vita strappata alla vita dei suoi cari, Laura Scacchitti, anche lei di Castelvecchio, scomparsa a 23 anni a causa di un incidente stradale, ricordata durante la celebrazione.

All’uscita un lungo applauso, palloncini in aria e petali di fiori hanno salutato il feretro, “scortato” da amici e sbandieratori lungo la processione fatta per le vie del paese, dove per l’ultima volta ha incrociato la casa materna.

Amava la compagnia e i viaggi, da fare insieme agli amici di sempre, con i quali ha condiviso sogni e speranze, passioni ed emozioni. Per tutti rimane un vuoto incolmabile. Chi lo ha conosciuto solo in parte potrà consolarsi con i ricordi e le splendide giornate trascorse in giro per l’Italia o nel mondo o semplicemente a casa davanti a un buon bicchiere di vino rosso.

Lo “zio”, come amavano chiamarlo gli intimi, lo ricorderanno sempre così, come il compagno di una vita in grado di sollevare il morale di tutti con una battuta, con un gesto, con un pensiero.  Che ha saputo regalare amicizia e amore senza mai chiedere nulla in cambio.

E come disse qualcuno in un film: ‘Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle’.