L’AQUILA  – “I 5 milioni di euro per i fondi FSC (Sviluppo e coesione) per finanziare le strategie delle aree interne, in realtà sono tutti fondi destinati alle aree protette, le quali hanno ricompreso tutto il territorio montano, togliendo terreno cacciabile, quelle stesse aree che  con i loro vincoli, hanno portato alla rovina l’agricoltura in alta montagna e delle zone interne, dove i cinghiali i cervi e i caprioli hanno proliferato a dismisura a danno del comparto agricolo e gli agricoltori cacciatori, stanno ancora aspettando le promesse  degli aiuti covid. Mentre le associazioni ambientaliste bivaccano nei bacini dei consorzi di bonifica ad uso gratuito, inventandosi oasi naturali con finanziamenti a pioggia, i cinghiali dentro queste oasi, proliferano e si ingrassano sulle spalle degli agricoltori-cacciatori, i quali pagano la bonifica a peso d’oro”.

Così in una nota Dino Rossi, allevatore di Ofena, che si firma come referente dell’Associazione per la cultura rurale.

LA NOTA COMPLETA

I capisquadra cinghialai abruzzesi, hanno appreso attraverso gli ATC l’informativa conoscitiva della regione Abruzzo a firma della dott.ssa Gabini, attraverso gli ambiti territoriali di caccia dove si chiede sapere come sono organizzate le squadre di caccia per lo stoccaggio e le lavorazioni delle carni, senza citare o facendo riferimento ai regolamenti per la manipolazione degli alimenti UE 852/853.

Si fa presente a codesto assessorato che i cacciatori nella vita comune ricoprono vari ceti sociali, dai contadini fino ai magistrati e non bisogna identificare i cacciatori come alieni. Le squadre di cinghialai sono composte per la maggior parte da agricoltori o conduttori di fondi agricoli. Molti agricoltori cacciatori conoscono a menadito i regolamenti 852/853 della UE e autonomamente hanno attrezzato a proprie spese le casette di caccia con celle frigo, attrezzature varie e laboratori lavabili per la lavorazione delle carcasse e non delle spoglie, (come vengono chiamate impropriamente nella informativa conoscitiva dell’asss.to alla agricoltura)

L’anno scorso, i capisquadra cinghialai d’Abruzzo, hanno chiesto all’assessore Emanuele Imprudente il recupero delle giornate nel mese di gennaio dovuto alle avversità atmosferiche nei mesi di caccia, anche in funzione degli impegni che i cacciatori di cinghiali hanno per la conduzione dei propri campi, facendo presente la massiccia presenza di ungulati, ma nessuno si è degnato di rispondere.

Adesso che ci troviamo in emergenza sanitaria si chiede aiuto ai cacciatori, ogni volta i cacciatori sono stati sempre presenti, per ritrovare le persone in montagna, per gli incendi boschivi, le squadre di cinghialai ripuliscono le strade interpoderali. Durante il covid hanno raccolto fondi per circa 18 mila euro per acquisto attrezzature di prima necessità e distribuiti in tutti gli ospedali abruzzesi che ne erano sprovvisti. In tutte queste cose non si è visto mai un ambientalista.

Cacciatori di animo buono si, ma stupidi no. Abbiamo appurato dalla stampa dei 5 milioni di euro per i fondi FSC (Sviluppo e coesione) per finanziare le strategie delle aree interne: in realtà sono tutti fondi destinati alle aree protette, le quali hanno ricompreso tutto il territorio montano, togliendo terreno cacciabile, quelle stesse aree che  con i loro vincoli, hanno portato alla rovina l’agricoltura in alta montagna e delle zone interne, dove i cinghiali i cervi e i caprioli hanno proliferato a dismisura a danno del comparto agricolo e gli agricoltor-i cacciatori, stanno ancora aspettando le promesse  degli aiuti covid.

Mentre le associazioni ambientaliste bivaccano nei bacini dei consorzi di bonifica ad uso gratuito, inventandosi oasi naturali con finanziamenti a pioggia, i cinghiali dentro queste oasi, proliferano e si ingrassano sulle spalle degli agricoltori-cacciatori, i quali pagano la bonifica a peso d’oro.