L’AQUILA – “Ritengo impensabile che un magistrato svolga le funzioni di pubblico ministero per larga parte della sua carriera e poi diventi, ad esempio, presidente di sezione della Corte di Cassazione, un po’ come se un giocatore facesse il centravanti per una squadra di calcio per 80 minuti e terminasse la partita facendo l’arbitro per i residui 10 minuti”.

E’ solo uno degli argomenti illustrati dall’avvocato aquilano Gian Luca Totani, membro del Direttivo della Camera Penale di L’Aquila e co-responsabile dell’Osservatorio Informatizzazione del processo penale dell’Unione delle Camere penali italiane, che ai referendum sulla giustizia di domenica prossima, si schiera apertamente per il Sì a tutti e cinque i quesiti e invita ad andare alle urne, per superare il quorum del 50%.

“Il referendum  – spiega innanzitutto l’avvocato – è un esercizio di democrazia e il votare dovrebbe essere sentito come doveroso: non ritirare la scheda con lo scopo di non far raggiungere il quorum è una opzione legalmente legittima ma moralmente e politicamente pavida”.

E aggiunge: “il vaglio di ammissibilità della Corte Costituzionale ha mutilato il ventaglio dei quesiti proposti, recidendo chirurgicamente quelli che certamente avrebbero avuto il maggiore appeal nel dibattito pubblico, come eutanasia, droghe leggere, responsabilità civile dei magistrati. E’ anche questo il motivo per cui scarso è stato sinora il risalto dato a questo appuntamento con le urne. I quesiti superstiti hanno ad oggetto temi certamente meno popolari ma comunque dal rilievo enorme per la vita sociale e civile del Paese e, diversamente dal quel che propala da una certa vulgata, di estrema semplicità”.

Venendo dunque ai singoli quesiti: sul terzo, quello sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, come già detto, Totani non ha dubbi: Sì convinto.

A seguire le ragioni del Sì per gli altri quesiti.

Il primo chiede di esprimersi sull’abrogazione della legge Severino su sospensione, incandidabilità e decadenza per alcune condanne, come corruzione, concussione, collaborazione con la criminalità organizzata o organizzazioni terroristiche, ed anche  sulla sospensione per gli amministratori locali che hanno subito sentenze non definitive.

“Non ritengo giusto – spiega Totani -, che un cittadino venga privato del diritto di elettorato passivo perché colpito da una sentenza di condanna non definitiva, è del resto la stessa Costituzione ad affermare che ‘l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Il secondo quesito è sulla limitazione della custodia cautelare, e Totani afferma che “della custodia cautelare si fa da anni un abuso tanto da essere ormai scambiata per una anticipazione della pena da scontare all’esito della condanna definitiva. Peccato però che dal 1993 ad oggi lo Stato abbia dovuto sborsare circa 900 milioni di euro a titolo di riparazione per ingiusta detenzione in favore di imputati arrestati ma poi assolti”.

Il quarto quesito vuole intervenire sulla valutazione dei magistrati effettuata dalla Corte di cassazione e dai Consigli giudiziari, estendendo il potere di voto anche agli avvocati e ai professori universitari.

“Ritengo  grottesco che agli avvocati facenti parte dei Consigli giudiziari non sia concesso esprimersi sulla professionalità dei magistrati il cui operato osservano quotidianamente – queste le ragioni del Sì per Totani -. Si dice a proposito, da parte di qualche magistrato molto esposto mediaticamente, che il giudizio potrebbe essere condizionato dal mancato accoglimento di qualche istanza proposta nell’interesse di un proprio assistito: ma non vale lo stesso discorso per un PM chiamato a valutare un giudice?”.

Infine il quinto quesito vuole abolire l’obbligo di raccolta firme per i magistrati intenzionati a candidarsi al Consiglio superiore della magistratura.

“Sul sistema elettorale del Csm sia l’opinione pubblica ad esprimere la propria posizione”, si limita ad affermare Totani.