PESCARA – All’alba di questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Pescara hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di due soggetti residenti a Pescara ed uno a Roma. Per loro l’accusa è di concorso in rapina aggravata.
Il 24 aprile, poco dopo le 23,00, due individui travisati con casco e passamontagna di cui uno armato di fucile sono entrati nella sala scommesse denominata “Jackpot Ideale” sita in via Majella di Spoltore.
I due soggetti, una volta entrati, hanno immobilizzato un avventore aggredendolo fisicamente colpendolo con calci e pugni, costringendo quindi il proprietario della sala ad aprire la cassaforte e consegnare ai malfattori l’importo di euro 15.000.
Le indagini avviate subito dopo da parte dei Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Pescara, permettevano una ricostruzione minuziosa degli spostamenti dei malfattori, in particolare l’arrivo dei due a bordo di un ciclomotore poi risultato rubato, nonché la loro fuga a bordo dello stesso abbandonato poco distante dalla sala slot.
A tal proposito i Carabinieri si sono concentrati anche sulla presenza di un’autovettura notata nei pressi dell’esercizio in concomitanza della rapina, risultata poi essere in uso al rapinatore romano, dalla quale è sceso un giovane con la stessa fisionomia dell’avventore preso in ostaggio dai rapinatori.
Ma ciò che non ha convinto in assoluto gli investigatori è stata proprio la dinamica della rapina all’interno della sala slot. In particolare, la condotta del presunto ostaggio ed “un’altrettanto eccentrica aggressione dello stesso ad opera di uno dei rapinatori”, così come si legge nell’ordinanza, ha indotto ad approfondire tale la posizione.
La scena osservata dalle immagini acquisite dai Carabinieri, “all’insegna della teatralità”, come rimarcato dallo stesso GIP, non ha lasciato dubbi sul pieno coinvolgimento del soggetto con i due rapinatori.
Inoltre, l’incrocio di dati, l’analisi di tabulati ed abbigliamento, nonché la ricostruzione puntuale degli spostamenti hanno permesso di addivenire alla identificazione dei rei e di stabilire il coinvolgimento pieno del presunto ostaggio nella rapina.
Nei loro confronti una fitta orditura di elementi inconfutabili che, pienamente condivisi dal Pubblico Ministero, hanno convinto il Giudice per le Indagini preliminari ad emettere una misura cautelare di massimo rigore.
I tre, che sono stati rintracciati a Pomezia, sono ora stati rinchiusi nel carcere di Pescara.






