L’AQUILA – Aspettando il Primo Maggio, Festa dei lavoratori, si celebra oggi la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro: un tema particolarmente delicato per un Paese dalle cronache tristemente ricche di tragedie e questioni fondamentali mai affrontate.
Secondo i numeri riportati dall’Inail, l’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, sono ben 245.392 infortuni denunciati da inizio 2020 a fine marzo 2022, 853 i decessi. Guardando i dati regionali, in Abruzzo ci sono state 4.655 denunce di infortuni Covid, di cui 32 mortali.
Numeri di costante emergenza con un aumento di casi di morte stimato in quasi il 40% nel 2021 rispetto al 2020.
I primi due settori per incidenza sono senza dubbio quello dell’ambito sanitario e dell’assistenza sociale, con il 73,9%, seguito dal noleggio e servizi alle imprese con il 9%.
La provincia più colpita risulta essere quella di Chieti con 1.376 casi denunciati e il 29,5% di incidenza sul totale, seguita da Teramo con 1.251 casi e il 26,9% di incidenza, Pescara con 1.069 casi e il 23% di incidenza e L’Aquila con 959 casi e il 20,6% di incidenza.
“Questi dati dimostrano ancora una volta la necessità di non abbassare la guardia tutelando i lavoratori ed evitando di ritenere superflui norme, accordi e protocolli che invece vanno gestiti attraverso un costante e continuo confronto con le parti sociali. Protocolli necessari a rendere i luoghi di lavoro e di vita sicuri sia per le lavoratrici e i lavoratori che vi operano sia per i cittadini” afferma in una nota Francesco Spina, segretario regionale CGIL Abruzzo Molise.
L’Abruzzo si attesta tra le “maglie nere” d’Italia sul tema della sicurezza sul lavoro anche al di là del fattore Covid, come confermato anche dallo studio condotto dall’Osservatorio Sicurezza Lavoro di Vega Engineering; insieme ad altre aree, tutte appartenenti al centro-sud del Paese, la regione fa registrare, secondo i parametri di classificazione utilizzati nello studio, un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale.
Al contrario, nelle regioni con la popolazione lavorativa più numerosa, come Lombardia, Lazio e Veneto, le rispettive incidenze di mortalità si mantengono tra le più basse.
“Tali elaborazioni non lasciano dubbi e diventano fondamentali per individuare le misure di sicurezza da attuare al fine di arginare il fenomeno degli infortuni e delle vittime” afferma Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, da sempre in prima fila per la sicurezza sul lavoro in Italia.
Analizzando la mortalità per fasce d’età infine l’Osservatorio Vega fa emergere un dato molto interessante. Perché ad essere a maggior
rischio sono gli ultrasessantacinquenni, con un’incidenza di mortalità sempre – o quasi – superiore a quattro volte rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda invece gli infortuni sono i giovanissimi ad avere la peggio con un’incidenza tripla rispetto alla media del Paese. Come a dire che è più facile morire sul lavoro in età avanzata e più frequente infortunarsi in modo meno grave da giovane.
“La situazione raccontata in questa dettagliata analisi è realmente allarmante. Per questo l’Italia deve correre ai ripari e senza inventarsi nulla di nuovo”.
“La disciplina in materia di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese c’è ed è esaustiva – spiega Rossato – Ma non ne basta la mera lettura. Occorre applicarla. Serve a tal fine un’adeguata e diffusa formazione dei lavoratori e, anche, dei datori di lavoro e, contemporaneamente, più ispezioni e sanzioni. Non si possono considerare salute e sicurezza sul lavoro dei costi, ma un investimento. Bisogna agire sulla prevenzione”.
“Come sempre il 28 aprile rappresenta una giornata molto significativa per un Paese come l’Italia in cui si continuano a contare più di mille vittime sul lavoro ogni anno e qualche centinaio di migliaia di infortuni. Per questo la Giornata Mondiale per La Salute e per la Sicurezza sul Lavoro deve diventare un’occasione preziosa di riflessione per tutti gli amministratori del nostro Paese e per chiunque si occupi di sicurezza sul lavoro: dai formatori ai responsabili della sicurezza aziendale, ai datori di lavoro”.






