L’AQUILA – Un tavolo di monitoraggio sulla sanità abruzzese, quello di ieri sera a Roma, definito dalla stessa maggioranza di centrodestra dagli esiti negativi. In oltre cinque ore di discussione serrata i ministeri competenti avrebbero infatti  bocciato i conti della regione, ufficializzando un deficit che si aggirerebbe sui circa 130 milioni di euro, in un comparto uscito dal decennale commissariamento nel 2016, ma ancora “convalescente” e “sotto tutela”. I rappresentanti del governo sarebbero arrivati ad agitare addirittura lo spauracchio di un nuovo commissariamento a partire dal prossimo mese di marzo se il debito non sarà ripianato prima.

Non è chiaro quale sia stato invece l’esito dell’esame della proposta di riordino della rete ospedaliera, tema altrettanto caldo affrontato nella parte finale. La maggioranza di centrodestra ha smentito che ci sia stata una bocciatura.

Comunque in relazione ai conti, si tratta di una tegola per il bilancio regionale già alle prese con la sentenza delle Corte costituzionale sulla tempistica di restituzione del debito strutturale in dieci anni anziché in venti, debito che è in buona parte sanitario.

In seno alla maggioranza di centrodestra bocche cucite: secondo quanto si è appreso, l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Veri, della Lega, e il direttore regionale del comparto Claudio D’Amario, uomo forte della sanità abruzzese, si sarebbero difesi attribuendo il deficit agli aumentati costi causati dal covid. Inoltre c’è anche qualcuno che ha parlato di ostracismo politico nei confronti della Regione Abruzzo guidata da un presidente, Marco Marsilio, che è di Fratelli d’Italia, unico partito a Roma all’opposizione. Dimenticando però che in Abruzzo governano anche Lega e Forza Italia che sono nel governo di Mario Draghi. L’epilogo è destinato a rinfocolare le polemiche che hanno tenuto banco nei giorni scorsi tra il centrodestra e le opposizioni di centrosinistra e dei pentastellati.

Intanto, emerge dal verbale della precedente riunione del tavolo, del 20 luglio e 5 agosto, un’altra forte criticità del sistema sanitario abruzzese: il saldo di mobilità sanitaria interregionale in Abruzzo ha registrato nel 2020 un passivo di 100,839 milioni di euro di euro, quella internazionale di circa 1,5 milioni di euro. Nell’anno segnato da covid 19 tanti abruzzesi sono andati dunque a curarsi fuori regione e anche all’estero. In un contesto dove già, con cifre aggiornate al terzo trimestre il debito della sanità abruzzese viaggiava verso gli 80 milioni di euro a fine anno.

Nel verbale si chiede poi contezza sullo stato di sottoscrizione dei contratti ed “eventuali criticità con gli erogatori privati”, tra cui il ristoro per le mancate prestazioni durante l’emergenza pandemica. La partita con i privati convenzionati, va ricordato, cuba circa 120 milioni di euro annui e il coinvolgimento del settore nel covid è stato segnato dalle polemiche proprio per le regole ed i riconoscimenti economici.

Un tema, quello dei contratti, che è stato al centro di un duro scontro tra il Partito democratico, con in testa l’ex assessore alla sanità, Silvio Paolucci, capogruppo del Partito democratico, che denunciano il forte ritardo, e l’assessore Verì. Da quanto si apprende i contratti sono ora in fase di sottoscrizione. Nel verbale estivo la Regione aveva del resto risposto che “i contratti, di durata biennale, sono in fase di sottoscrizione e la regione non rileva potenziali rischi per contenziosi”.

La misura riguarda, lo ricordiamo, le strutture private titolari di accreditamento pre-definitivo per prestazioni sanitarie in strutture riabilitative, le residenze sanitarie assistenziali, le Residenze protette e strutture psico-riabilitative. E ancora la Rete di specialistica ambulatoriale privata accreditata, studi di radiologia, case di cura, studi medici e la rete dei laboratori privati accreditati.

Il dato sulla mobilità passiva resta invece un bubbone e può essere letto come un segno di debolezza del sistema sanitario, visto che altre regioni durante la drammatica emergenza covid hanno avuto un saldo positivo, ovvero hanno accolto più persone che avevano bisogno di cure, rispetto a quelle che sono andate altrove.

Altro scontro tra centrosinistra e maggioranza, più complessivo, ha riguardato il deficit sanitario, calcolato in una cifra superiore ai 100 milioni di euro, nonostante gli ingenti trasferimenti straordinari ricevuti per far fronte alle spese straordinarie del covid-19.

Verì ha risposta a muso duro definendo queste accuse una “stanca litania”, ribattendo che “questa giunta regionale ha dovuto affrontare le gravi carenze strutturali del sistema lasciate in eredità dal Pd, a partire dal blocco del turn over, che ci ha obbligato a spendere 47 milioni in assunzioni straordinarie per non provocare il blocco dei servizi”. Assicurando che “la gestione, al netto dell’emergenza Covid, è non solo in equilibrio, ma addirittura in avanzo”.

In ogni caso  si legge nel verbale d’agosto che nel terzo trimestre, si registrava già un “risultato di gestione in disavanzo di 43,234 mln di euro che rapportati linearmente all’anno determinerebbe un risultato di gestione 2020 in disavanzo per 57,645 milioni di euro”, aggiungendo che “l’advisor ha stimato un disavanzo per circa 80 mln di euro”.

Tavolo e Comitato rimangono così “in attesa di aggiornamenti e raccomandano la regione al continuo monitoraggio della chiusura dell’anno 2020, in considerazione dell’approssimarsi
delle verifiche relative ai conti di IV trimestre”.

Lo Stato, si ricorda anche nel verbale, ha messo a disposizione un miliardo di  euro quale concorso  al rimborso delle spese sostenute dalle Regioni e Province autonome nell’anno 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri beni sanitari inerenti l’emergenza sanitaria. E  la quota spettante all’Abruzzo si aggira intorno agli 80 milioni.

Tornando alle cliniche private: il tavolo ha chiesto a luglio e agosto alla Regione se all’interno dei costi per l’acquisto di prestazioni per assistenza ospedaliera da privato, pari a 110,571 milioni di euro, “siano incluse anche la stima del costo legato all’eventuale riconoscimento del ristoro dei costi fissi previsti dal decreto legge 34 del 2020”, come pure “la stima della funzione Covid, eventualmente da riconoscere alle strutture che hanno svolto attività legate all’emergenza, nelle more di adozione del decreto ministeriale sulle tariffe e funzioni Covid”.

Ovvero se la Regione ha previsto le coperture per “risarcire” le cliniche  a causa dei lunghi stop forzati a causa della pandemia e del lockdown, con conseguente abbattimento delle prestazioni erogate in convenzione. E se ha pagato eventuali prestazioni sul fronte covid-19

La risposta dei tecnici abruzzesi è che “l’importo registrato in sede di IV trimestre 2020, è relativo alla sola produzione legata alle fatture emesse dalle strutture private accreditate, e non include nessuna stima di ulteriori costi per la gestione dell’emergenza Covid”.

La Regione, ha dunque aggiunto che “il riconoscimento del ristoro dei costi fissi sono intercorse diverse interlocuzioni con le strutture private e in sede di Conto consuntivo 2020 si stima una maggiorazione del costo legata a tali fattispecie per circa 11 milioni di euro, di cui 2,7 mln di euro risultano già accantonati”.